di - 11 gennaio 2016

Alcol di Colonia

Il Corriere della Sera, pagina 2: “Molestie di massa anche in una discoteca. Il ministro: ‘Gli attacchi erano pianificati’”, “Le denunce per le aggressioni di Colonia salgono a 516, il 40% a sfondo sessuale. Tra i nuovi casi, l’assalto di un gruppo a un locale di Bielefeld: ragazze liberate con la forza”. E’ l’inviata a Colonia Elena Tebani a spiegare che il socialdemocratico ministro della Giustizia Heiko Maas è convinto che le aggressioni alla stazione di Colonia fossero organizzate: “Quando un’orda simile si incontra per commettere reati -ha detto- è evidente che questo debba in qualche modo essere pianificato. Non credo che non ci sia stato un accordo o che la cosa non sia stata preparata. Dobbiamo assolutamente capire come si sia potuti arrivare ad atti così spregevoli”. Maas non ha escluso che possano esserci collegamenti tra gli attacchi di Colonia e quelli di altre città tedesche: “Dobbiamo verificare eventuali connessioni. C’è il sospetto che qualcuno abbia scelto la data e la massa di persone da riunire. Se fosse così i fatti acquisterebbero tutta un’altra dimensione”. Da informazioni raccolte dal Corriere risulta che gruppi di migranti provenienti da Siria, Algeria e Marocco si fossero dati appuntamento tramite i social network per passare il Capodanno in piazza tra la stazione centrale e il duomo: oltre un migliaio le persone che si sono radunate quella notte. Tra queste, anche gli aggressori accusati di furti e molestie: 516 i reati denunciati finora (il 405 sono a sfondo sessuale), 20 le persone identificate.
Ieri è poi emersa una vicenda che si sarebbe verificata nella città di Bielefeld, sempre nella Renania Settentrionale-Westfalia: 500 uomini hanno cercato di entrare con forza nella discoteca “Elephant club” e hanno palpeggiato alcune delle donne presenti. Il capo della sicurezza del locale ha detto al quotidiano Westfalen Blatt: “siamo riusciti a liberare le ragazze solo con la violenza”.
Sulla stessa pagina, un intervento di Donatella Di Cesare: “L’affronto della donna libera. Quell’apertura (così brusca) dell’Islam alla modernità”. Dove si ipotizza che “quegli uomini, per lo più giovani, abbiano interpretato la festa di Capodanno come l’occasione per divertirsi all’occidentale, in modo disinibito, spregiudicato, sfrontato”, “si sono dati convegno in tanti, fra la stazione e il duomo, perché uniti ci si sente più forti”, “quel che è accaduto a Colonia mostra in modo drammatico i problemi che derivano dalla brusca apertura del mondo islamico alla modernizzazione occidentale. Ma indica anche che, se questo impatto non viene culturalmente mediato, saranno tutte le donne le prime vittime”.

Su La Repubblica, alle pagine 4 e 5: “Colonia, il ministro ammette: ‘Aggressioni organizzate’. Assalto anche in discoteca”, “Oltre 500 denunce per la notte di Capodanno. Spuntano nuovi episodi a Bielefeld. Il governo: ‘Più polizia in strada’”. E “il racconto” di Andrea Tarquini da Colonia: “’Molestate la donna bianca’, l’ordine al branco diffuso online”. Si fa riferimento ad un messaggio di invito a quello che noto come “Taharrush gamea”, che fu -ricorda Tarquini- il lato oscuro delle primavere arabe, ovvero le molestie e le aggressioni delle donne in strada.
Giampaolo Caladanu, inviato a Colonia, raccoglie la testimonianza di Mohammed, giovane iracheno di Kerbala, arrivato da quattro mesi: il suo racconto “è pieno di sdegno”, scrive Caladanu. Il ragazzo ricorda: “litigavano, lanciavano petardi. Erano ubriachi fradici. Li ho visti circondare una ragazza in quattro o cinque. Lei avrà avuto forse 25 anni, era sola e terrorizzata. Piangeva e non sapeva cosa fare. La toccavano, la palpeggiavano. Hanno smesso solo quando è arrivata la polizia”. Ma c’era qualcuno che dava ordini? “Ordini lo escludo. Ma queste persone si muovevano in gruppo. Sono sicuro che molti fossero ubriachi”, “credo che la gran parte fossero marocchini e algerini. Si spacciano per siriani o iracheni per chiedere asilo politico. Ma a loro non importa essere espulsi, perché nel loro Paese non c’è la guerra. Per noi, invece, è questione di vita o di morte”.
A pagina 7 le interviste alla storica tedesca Ute Freevert (“La nostra società sta reagendo anche grazie al femminismo”, “Difendo la polizia: è stata colta di sorpresa. Non era stato valutato il pericolo di quel raduno di piazza”, “Anche nei Pesi musulmani ci sono donne che lottano per i loro diritti. Il dialogo è sempre possibile”) e allo scrittore Gunter Wallraff (“Quella notte è stato uno shock ma la Germania resti accogliente”, “Sono avvenute violenze inaccettabili, c’è però, iniziando da quelli di Pegida, chi soffia sul fuoco”, “c’è troppa correttezza politica: se dici che non si può criticare qualcosa dell’Islam fai il gioco della destra”.