di - 25 gennaio 2017

Björn Larsson, Bisogno di libertà, Iperborea, prima edizione 2007, pag. 254, €16,00, traduzione di Daniela Crocco.

“Per esercitare la propria libertà c’è sempre un prezzo da pagare [ ] per aver difeso la mia libertà di scegliere dove e quando rischiare la vita, ho pagato il prezzo, tutto sommato modico, di qualche mese di prigione. Per aver voluto vivere parecchi anni senza calendario, a Parigi o altrove, ho dovuto pagare in insicurezza, in particolare economica. Per aver voluto navigare in tutta libertà per alcuni anni, ho dovuto pagare in tenacia e disciplina [ ] Il prezzo da pagare[ ] è purtroppo più alto. E’ l’esclusione e il rigetto. Non ne ho troppo sofferto, perché ho sempre avuto i miei amici”. Così scrive Björn Larsson, svedese, docente di letteratura francese all’università di Lund, filologo, traduttore, scrittore e appassionato velista.

La barca, insieme all’amicizia ed alla letteratura, è il suo primo strumento per essere libero, per estraniarsi dalla realtà intollerabile. In barca ha vissuto addirittura per sei anni con la madre di sua figlia, per due ha navigato nell’Atlantico del Nord.

La libertà che Larsson rivendica, di cui ha sentito l’urgenza fin da bambino, è quella di decidere lui stesso della sua vita e delle scelte. Per questo non può accettare le parole del sergente quando è richiamato al servizio militare: “Siete qui per imparare a obbedire senza pensare”. Lui si rifiuta di portare le armi, rifiuta qualsiasi idea e forma di violenza, per convinzioni etiche indiscutibili, e accetta conseguentemente il carcere, non rispondendo per tre volte all’obbligo del servizio militare. Così ogni tanto deve tornare in carcere, dove paradossalmente lì si sente più libero che nell’esercito.

Fino a trent’anni vive come bohèmien, spostandosi continuamente da un luogo all’altro, dentro e fuori la Svezia, perché ha imparato presto in famiglia che spostarsi non è pericoloso, che si può vivere bene dovunque e fare nuove amicizie. L’amicizia è un pilastro della sua vita, più dell’amore, perché in nome dell’amore si deve scendere a compromessi, l’amore e la libertà come la intende Larsson sono contrastanti. Eppure ha avuto per venti anni una compagna, Helle, la madre di sua figlia. Uno dei lati negativi di questa libertà può essere proprio l’assenza di amore, fisico e spirituale. E l’amore non si sceglie, arriva da solo.

Del resto sente come un peso l’idea che nessuno ti possa rimpiangere, avere nostalgia di te quando parti. Ma il cambiamento per lui è un imperativo categorico, perché l’abitudine addormenta, invece il cambiamento fa avere sempre uno sguardo nuovo sul mondo. Comunque ora Larsson vive da tempo in Danimarca, a cento metri da un porto di pescatori, con la sua nuova barca, lo Stornoway ormeggiata nel porto, una finestra aperta sulla libertà, come se pensasse sono qui ma posso partire quando voglio. Ora, come scrittore, si muove tra Danimarca, Svezia e Italia,

Per essere liberi – questo è il suo pensiero – bisogna investire su più di un sogno, per averne uno sempre di riserva; solo allora si trova la capacità di accettare anche le incombenze che il quotidiano richiede, senza sentirsene schiavi. E se l’idea di avere un figlio gli incute inizialmente il terrore folle di dover rinunciare alla propria libertà, poi si rende conto che la figlia è la creatura più importante della sua vita, compatibile con ogni sua scelta o rivendicazione.

“Per essere liberi bisogna avere fantasia, ma una fantasia radicata nella realtà. Bisogna sapersi immaginare altri modi di vivere, di pensare, di sentire. Non basta sperare.”