di - 4 febbraio 2017

Il nuovo Omero se ne va

È morto a Zagabria Predrag Matvejevic all’età di 84 anni. È stato uno dei maggiori intellettuali europei a cavallo tra il Novecento e questo secolo. Era nato a Mostar, una delle città bosniache martoriate dalla guerra nella ex-Jugoslavia, un conflitto drammatico e sanguinoso che ha svelato le braci ancora accese di conflitti interetnici tenuti a bada soltanto dal pugno di ferro di Tito. Matvejevic sapeva per familiarità quanto sia difficile tenere dentro se stessi le differenze delle proprie provenienze, delle proprie identità, perché era figlio di un russo di origini ucraine e di una croata.

Tanta parte del suo impegno di scrittore e saggista lo dedicò a dirimere conflitti, a sbandierare con le sole armi dell’analisi storica e della capacità critica letteraria le storie di tutti coloro che avevano opposto nella loro vita le ragioni del dialogo contro quelle del dispotismo e della tirannia. Non è un caso che uno dei suoi libri tradotti in italiano fosse “Epistolario dell’altra Europa” dove aveva raccolto le storie e le testimonianze in difesa dei diritti dell’uomo, scrivendo di molti dissidenti perseguitati dai regimi comunisti nei Paesi dell’Est europeo. Le sue erano una sorta di “lettere per un socialismo dal volto umano” riferite a personaggi come Andrej Sacharov, Vaclav Havel, Milan Kundera, Osip Mandel’stam, Josif Brodksij. Per questo libro fu ritenuto indegno della cittadinanza jugoslava e proclamato egli stesso dissidente.

Nelle sue opere vibra ancora oggi un tema universale, cioè la dignità umana e la necessità del dialogo tra le varie identità che spesso si contrappongono sia tramite i media, sia tramite la cultura, sia per la politica. Matvejevic, come un novello Pasternak, credeva in un principio solido, cioè “il non venir meno dell’uomo all’uomo”.

Per tanti anni fu vicepresidente del PEN Club, cioè quella associazione internazionale di scrittori che aiuta tanti autori a svolgere in libertà e autonomi il loro mestiere intellettuale. Nella sua vita accademica ha insegnato a lungo a Zagabria e alla Sorbona di Parigi, ma per lungo tempo è stato anche professore alla Sapienza di Roma.

Uno dei suoi libri più amabili parlava del pane. Può sembrare incredibile che uno scrittore così colto e sopraffino come Matvejevic si sia speso per scrivere pagine e pagine su un cibo, su un alimento pur basilare ma sempre umile della cucina. Anche in questo si poteva notare l’enorme modestia dell’uomo di lettere e la capacità di intuire come fare letteratura attorno al pane potesse dare la forma e la sensazione di quanto ci sia unità tra i popoli più che distanza e differenze. È il pane, infatti a unire la maggior parte dei Paesi europei e mediterranei e di questo lo scrittore bosniaco era ben conscio.

Ma Matvejevic è stato soprattutto l’autore di un libro immenso e imprescindibile: “Breviario Mediterraneo” (seconda edizione aggiornata di una prima edizione italiana del 1991 pubblicata sotto il titolo di “Mediterraneo – Un nuovo breviario”). Qui si snodano tre parti dove si parla dei traffici dei mercanti, delle migrazioni delle anguille, delle fughe dei popoli e della nascita di dee e regine, di leggende, cibi, architetture, storia e paesaggi. Matvejevic scrive in questo libro fantastico: “Sul Mediterraneo è stata concepita l’Europa”. Ed è da qui che secondo lui si doveva partire per mettere insieme la coltura dell’ulivo e la diffusione di tre religioni monoteistiche, la filosofia e lo studio della luna e delle maree, la matematica e lo studio delle mappe nautiche.

Non ci sono libri che più di questo sappiano raccontarci, nella forma del romanzo-saggio, chi siamo e da dove veniamo e perché, nonostante i conflitti, siano fatalisticamente unite tutte le rive che dal Nord Africa alla Spagna, dalla Turchia all’Italia, dalla Croazia a Israele e alla Palestina si affacciano su questo mare che per Matvejevic era l’universo della nascita di tante civiltà. Da qui, ci racconta, passavano tessuti e spezie, materie prime alimentari e laterizi di tutto il Mondo, dalla Via della Seta fino alle Colonne d’Ercole.

La sua invenzione teorico-letteraria della “geopoetica” era lo specchio della sua nobile anima di scrittore che non aveva secondi fini, che non mirava al successo, che aveva soltanto premura di un mondo migliore. Era convinto che raccontando con la scrittura la storia del Mare Nostrum, le cose che ci uniscono invece di quelle che separano, avremmo tutti quanti compreso le ragioni di un terreno comune, o meglio di un liquido amniotico archetipico che ci ha portati, ognuno con le nostre diversità, a comporre la mappa concreta dell’umanità e della storia della sua civiltà che da Omero arriva appunto fino a una città della ex-Jugoslavia, dove oggi riposa in pace il compianto Predrag Matvejevic.