di - 4 febbraio 2017

Paolo Ciampi, L’UOMO CHE CI REGALÒ I NUMERI, Mursia, 2016, Euro 17,00

Stavolta un libro che non racconta viaggi nello spazio, cioè nelle umane geografie che un amico-viaggiatore e contemplatore di storie e di paesaggi usa dedicarsi almeno due volte all’anno. Il nuovo libro di Paolo Ciampi è un viaggio nel tempo, alla ricerca della vita e degli spostamenti di Leonardo Fibonacci, il matematico pisano che con i suoi studi, nell’alto medioevo, dette il via a una nuova epoca: la modernità.

Noi usiamo decretare come avvio dell’era moderna il 1492, cioè la data della scoperta dell’America da parte di Cristoforo Colombo, ma se questa secca ripartizione in epoche semplifica la costruzione dei manuali di storia, forse non rende giustizia di ciò che la storia è stata nel suo divenire.

Per esempio, noi europei siamo soliti decretare con l’Umanesimo e il Rinascimento il momento più alto dell’arte e delle scienze. Cioè parliamo di Piero della Francesca, di Michelangelo, di Leonardo e di Galileo come padri fondatori di discipline e di conoscenze tecniche ed estetiche che da loro in poi non sono state più come prima. Non a caso parliamo di questo lungo periodo come quello in cui si sono fissati certi canoni artistici e metodologici che sono stati la base del sapere fino a quasi tutto l’Ottocento.

Ecco, ci sono momenti della storia dell’umanità che segnano una svolta, un’accelerazione verso un futuro possibile che poggia le sue impronte su scoperte artistiche, tecniche o scientifiche.

Purtroppo, la forte insistenza della storiografia tradizionale sui pregi del Rinascimento ha messo in secondo piano un altro periodo storico importantissimo per la costruzione dell’Europa, forse il più importante di tutti.

All’epoca Pisa dominava commercialmente il Mediterraneo, non soltanto la campagna intorno a sé come fece Firenze oltre duecento anni dopo (che faceva soldi con i Papi in Vaticano e con i prestiti alle teste coronate di Francia e d’Inghilterra). Pisa e il romanico, Pisa e i suoi crociati dominavano Sardegna, Sicilia, Malta, le isole, giù fino in Palestina, ad Acri, fino a Costantinopoli, dove ancora oggi se voi entrate a Santa Sofia e salite sul ballatoio del primo piano a guardare i lampadari troverete gli stessi identici bicchierini di vetro a goccia che sono nei lampadari della Cattedrale di Piazza dei Miracoli. Pisa, la “città emporio e cantiere, chiamata a essere una città monumentale che voleva diventare la capitale imperiale dei Cesari tedeschi e sdegnava di stabilire come suo centro cittadino l’angusta piazzetta ellittica (piazza dei Cavalieri), cosa che poteva fare la piccola Siena. Audacemente Pisa spingeva il centro della sua nuova vita urbana alla periferia delle città vecchia, costruendo il foro dei templi della grande Antiroma”.

Di questo periodo, cioè quello medievale, Leonardo Fibonacci, insieme a Giotto e Giovanni Pisano è stato uno dei fondatori. Fibonacci ci ha regalato i numeri arabi, quelli che conosciamo ancora oggi e con i quali indaghiamo l’universo, facciamo ricerca farmacologica, costruiamo razzi stellari e governiamo – veramente male c’è da dire – l’economia internazionale. Questo illustre matematico pisano andò fino in India per cercare risposte alla sua passione per la matematica e tornò indietro (come ci racconta Paolo Ciampi con lo scrupolo dell’entusiasmo) con i segni che oggi tutti noi conosciamo.

Questo libro è un continuo rimando tra la vita non proprio conosciuta di Fibonacci e gli appunti di vita e di percorso dell’autore: un percorso dentro la storia e dentro le pieghe dell’umanità di uno speciale personaggio della nostra storia. Quella del medioevo, ingiustamente citata come epoca di secoli bui e invece tanto necessaria e fondativa del nostro essere, proprio così come lo siamo: la base della civiltà europea.