di - 1 aprile 2017

La non esaltante opera prima di Raúl Arévalo (“La vendetta di un uomo tranquillo”, ESP 2016)

Sta incontrando un notevole successo di critica e pubblico Tarde para la ira, tradotto in italiano e in inglese con un titolo evocativo da Anni Settanta (La vendetta di un uomo tranquillo/The Fury of a Patient Man e in Italia non si può non pensare anche all’uomo tranquillo fordiano, John Wayne, ma è una pura associazione lessicalementre l’originale del famoso film di Ford del 1952 suonava The Quiet Man), con il quale giovane regista iberico R. Arévalo (trentaseienne già attore ne La isla minima, tra gli altri) vara il suo primo lungometraggio. Carlos Boyero del Paìs lo ha definito “film duro, realista, di atmosfera e toni cupi e inquietanti”. Antonio Cuomo parla di “solidità con cui costruisce la messa in scena” e di  “una storia che si dimostra tesa, diretta e sorprendente“. Questi e analoghi apprezzamenti, spesso ancor più entusiastici (si è pubblicizzato come “miglior film spagnolo dell’anno”), sono immeritati, diremmo. Dopo un inizio effettivamente efficace, con una scena di inseguimento ben girata dall’interno di un automobile conclusa da un crash assordante, e anche di interessanti atmosfere (gli eventi sociali di una famiglia iberica), questo thriller e road movie si dipana con una certa scontatezza, è costruito su una sceneggiatura forse ricercata nella sua essenzialità ma a tratti da telenovela, e non è neppure così ben recitato. Si notano qualche influenza del cinema sudamericano, qualche vaga reminiscenza tarantiniana.

La sinossi, alla quale comunque per rispetto del lettore ci si limiterà ad accennare, è legata al tema della vendetta ma vi si intrecciano violenza, degrado, un matrimonio sfasciato, affetti familiari, sentimenti nuovi. José (Antonio de la Torre), l’uomo apparentemente tranquillo, è un ricco proprietario di immobili che si ritrova chissà perché a frequentare un bar e birreria modesto, in un quartiere misero. Qui sviluppa una simpatia, coltivata via chat, con Ana (Ruth Díaz, premio “Orizzonti” a Venezia). di cui diventa amante. Costei è moglie di un pregiudicato, Curro (Luís Callejo), che dopo otto anni di carcere per rapina (quella dell’inizio del film), di cui invero è meno responsabile dei suoi compagni, esce e riprende o tenta di riprendere la sua vita ordinaria. Il carcere non l’ha certo “rieducato”. Durante quella rapina era stata uccisa con violenza inusitata la fidanzata di José. Il resto sarà già stato intuito. Le riprese sono state girate in area madrilena e nella provincia di Segovia.