di - 21 aprile 2017

Semplice spiegazione della manovra finanziaria del Governo

Il bullo della bassa fiorentina vuole sempre più andare al voto che, miracolo della follia, ritiene sarà la sua incoronazione definitiva. È come quei poveracci che, dopo un breve momento di gloria, tornano al paesello narrando meraviglie, mentre gli amici al bar li guardano sempre meno interessati. Non gliene frega niente dei sondaggi, al bullo, lui vuole riprendersi il governo, anche con un PD ridotto al lumicino. Non si capisce bene come possa pensare di ritornare a Palazzo Chigi e come, ma il disturbo narcisistico della personalità, ci spiegano gli psichiatri, è quello in cui il soggetto ha bisogno di creare continuamente relazioni che gli permettono di specchiare in maniera grandiosa il proprio sé e di trovarne conferme.

Se stravince le primarie, Renzi andrà alle elezioni anticipate, a novembre o nella settimana successiva alle elezioni tedesche. Né è piaciuta poi al Presidente Mattarella l’idea di Padoan di aumentare l’IVA per ridurre l’IRPEF; e su questo punto il Quirinale e il presidente del consiglio in aspettativa si sono trovati finalmente d’accordo. Il fatto è – come dovrebbero sapere i professori di economia come Padoan – che tanto più aumentano le tasse su un bene, tanto meno si consumano i beni correlati agli aumenti, quindi l’aumento del prelievo tende sempre a ridursi, o addirittura ad annullarsi. Lo sapeva bene Luigi Einaudi, che infatti ne scrisse su “Saggi sul risparmio e l’imposta”, del 1941. Se i cattedratici di economia andassero meno negli USA a rimbecillirsi con formule astratte e inverificabili, e studiassero piuttosto i nostri grandi, Einaudi, Pareto, Pantaleoni, Caffè, Giorgio Fuà, o persino il classicissimo Beccaria (Cesare) sarebbe meglio.

 

Ma com’è fatta la manovra economica che è in fase di chiusura politica in questi giorni?

68 articoli che vanno dalla Ryder Cup di golf, finanziata grazie al ministro Lotti, che funge da inviato speciale di Renzi nel suo governo fotocopia, dove anche il premier Gentiloni è una fotocopia di sé stesso, con una correzione totale dei conti pubblici prevista per 3,4 miliardi di Euro in meno di spese. Niente IMU-TASI-ICI sulle piattaforme off-shore, i comuni avranno la possibilità di assumere nuovo personale se a farne le spese saranno enti “terzi” o privati. Non si capisce bene se questi impiegati dilettanti saranno pubblici ufficiali, o se alla fine del periodo di vacanza in Comune saranno inseriti in un sistema pensionistico.

Nella manovra ci sono anche le minuzie, come la sanzione di 200 Euro per chi non paga il biglietto del tram, misura destinata a far diventare l’ATAC romana, se applicata, la più ricca impresa italiana.

Limiti previsti, poi, per favorire le imprese ma soprattutto il fisco, allo split payment ovvero alla scissione del pagamento dell’IVA, che si applicherà anche ai professionisti pagati dalle pubbliche amministrazioni. Secondo l’Agenzia delle Entrate, il maggior gettito IVA dei privati derivante dallo split payment è di 2.189 milioni di Euro. E si tratterebbe, con l’aggiunta dello split delle P.A., di ben 7.276 milioni di Euro in più. Ovvero il 30,1% dell’intero gettito dell’imposta sul valore aggiunto. Miracoli della contabilità.

Raddoppierà al 12% la c.d. “tassa sulla fortuna”, mentre sale dal 6 all’8% il prelievo sulle vincite al Lotto, la “tassa sugli imbecilli”, per dirla con Cavour che, proprio data la sua caratteristica di tassa adatta ai meno dotati, sta avendo oggi un boom senza pari. Sono 292 milioni di esazioni sul gioco d’azzardo nell’ultimo trimestre che termina nel Marzo 2017. Peraltro, le entrate totali erariali e locali, al netto delle compensazioni d’imposta, sono cresciute, secondo gli ultimi dati, di 1810 milioni di Euro, mentre quelle locali decrescono al -4,1% ovvero di 217 mln. di Euro. La tassa sugli imbecilli cavouriani salirà quindi al 12% per le vincite sopra i 500 euro, mentre il FREU, il prelievo unico sulle slot machines, altra tipologia di imbecillità però maggiormente legata alla criminalità organizzata, passa al 19%.

C’è spazio, finalmente, anche per i problemi strutturali: nelle maglie del testo c’è la norma che permette a Invitalia di fornire una garanzia pubblica per Alitalia. Invitalia è l’agenzia pubblica che crea nuove aziende, sostiene i grandi investimenti, rilancia le aree di crisi. Fino a oggi, l’agenzia va piuttosto bene e certamente può sostenere il disastro Alitalia, dove un manager britannico del socio di maggioranza arabo ha favorito smaccatamente le linee aeree del suo paese, bloccato gli investimenti per la controllata Alitalia, fatta poi la concorrenza alla nostra compagnia di bandiera con la stessa Etihad ed è stato infine cacciato dai suoi stessi padroni emiratini. Per sostenere le garanzie sugli investimenti per Alitalia e la solvibilità dei suoi debiti, Invitalia avrà al massimo una disponibilità di 300 milioni annui. Troppi? Non lo sappiamo ancora, il mercato finanziario non ha idea di cosa vuol essere Alitalia in futuro e quindi non investe.

Altre norme una tantum, come quelle per il nuovo stadio di Roma, di cui non si sentiva affatto la mancanza, o di altre strutture sportive meno rilevanti che saranno finanziate con i normali canali del credito sportivo. Con la possibilità di variare le volumetrie fabbricabili, per costruire alberghi, negozi, ristoranti che, data la scarsa liquidità in giro, saranno perlopiù vuoti. L’ottimismo dei nostri governanti economici, talvolta, ci stupisce.

Per le case private in affitto e le società AirBnb, Booking o altre, arriva la cedolare secca al 21% opzionale, e dobbiamo notare che la ditta AirBnb, con sede nel Delaware, un paradiso fiscale Usa, ha conferito al fisco italiano nel 2015 45.775 euro di imposte sugli utili. Come fa? AirBnb ha sede fiscale, per la UE, in Irlanda, dove le tasse sugli utili societari sono solo del 12,5%. I clienti in Italia, del servizio di affittacamere on line, pagano direttamente l’importo alla sede di Dublino della impresa americana. Che ha sede in un paradiso fiscale Usa. Questi ragazzini smanettatori sulla rete, quando si tratta di fare i furbi, si comportano esattamente come i rivenditori di rottami d’auto. Peraltro, i bilanci dell’impresa suddetta non sono pubblici. Si tratta, insomma, della solita bufala che sembra modernissima solo perché si realizza su internet.

L’unico problema della manovra è che possono essere ancora messe in azione le clausole di salvaguardia UE, che imporrebbero immediati aumenti dell’IVA, se i risparmi non fossero confermati in futuro. In sostanza, una manovra che non scommette sulla riduzione delle tasse, che è ormai improrogabile per le imprese e gli stessi consumatori, mentre procede ad alcune innovazioni di ingegneria fiscale sulle quali vi può essere accordo. Ma, se continua così, il DEF del 2019 sarà l’ultimo, per l’economia italiana.