di - 29 maggio 2017

Brevi note su Ruben Ostlund e “The Square”, vincitore del 70° Festival di Cannes

Anziché richiamare gli esiti della rassegna con la lunga elencazione dei premi, dei felici e dei delusi, mi limiterò  a fornire qualche informazione sul film che l’ha vinta (giuria presieduta da Pedro Almodovar) e sul suo regista: non è in realtà molto noto, nonostante già tre anni fa si fosse distinto nella rassegna francese per il suo Forza maggiore vincendo la sezione Un certain regard (che quest’anno ha premiato come migliore attrice la nostra Jasmine Trinca per la sua interpretazione in Fortunata di Castellitto).

Ruben Ostlund, classe 1974, iniziò a maneggiare la macchina da presa facendo video dedicati allo sci. Nel 2001 si diplomò in cinematografia alla scuola di cinema di Goeteborg. Ha esordito in film di fiction con The Guitar Mongoloid del 2004 che ottenne il riconoscimento FIPRESCI al 27° Festival Internazionale del Cinema di Mosca. Nelle interviste rilasciate nel corso degli anni ha spesso insistito sul peso delle sue esperienze autobiografiche, familiari e sociali, nella realizzazione dei suoi lavori e sulla sua attenzione a fare un cinema, per usare un termine desueto, “impegnato”, attento alla sofferenza interiore e alle disparità sociali, per esempio, ma senza sentimentalismi. Un cinema lontano dalla spettacolarizzazione americana, innanzitutto.

The Square è una riflessione complessa, un dramma satirico, come è in genere definito in questi giorni, sulla contemporaneità, sul rapporto tra individui e collettività, sull’arte (e il carattere del sottobosco che la popola), la libertà espressiva, il ruolo educativo e umanistico-umanitario dell’arte stessa. Protagonista del film è Christian, il responsabile, apprezzato e serio, di un museo di arte moderna. Alla vigilia di una importante mostra intitolata The Square con la quale spera di ottenere successo incontra una serie di difficoltà, avviate in un certo senso da un furto che subisce per strada. Tali difficoltà, disillusioni, fastidi, si legano soprattutto alla campagna pubblicitaria ideata dalle PR del museo per lanciare la mostra appunto con conseguenti contrasti con gli obiettivi e gli ideali di Christian. Il film uscirà nelle sale europee in estate e rinviamo a tra qualche mese per una compiuta recensione. La sua vittoria ha lasciato perplessa parte della critica. Secondo Andrea Chimento (Il Sole-24 Ore) “il riconoscimento ottenuto risulta generoso, a causa di una narrazione che coinvolge a fasi alterne e di diverse sequenze inutilmente prolisse”.