di - 3 giugno 2017

L’amicizia di un animale non è un lusso

Scrivo quest’articolo di getto, avendo incontrato un’amica addolorata fino alle lacrime per il suo cane gravemente malato (sottoposto ad una devastante chemioterapia).  Nel raccontarci quel dolore incontenibile,  l’amica ha sentito più volte il bisogno quasi di scusarsi, temendo che quell’amore potesse apparire eccessivo. In fondo è un cane. Allora ho associato quella sensibilità a quanto sta accadendo in questi mesi di campagne elettorali effettive o immanenti.

Alla ricerca di consensi, vedo che molti candidati e loro sostenitori ripropongono o addirittura scoprono l’animalismo. Alcuni lo fanno in modo scomposto e con insopportabile integralismo. Altri lo fanno in modo goffo, abbracciando cani, gatti o agnelli alla ricerca di un selfie o anche di una telecamera, prima di salire in auto per spolverarsi. Altri ancora appaiono più credibili ma –come la nostra amica in pena per il suo cane- sembrano sempre sul punto di giustificarsi, perché comunque ci sono problemi più importanti.  Gli elettori assistono  con atteggiamenti del tutto simili, dividendosi, in proporzioni diverse, fra fanatismo, convertiti dell’ultimora, sensibili con il bisogno di giustificarsi. Così, anche su facebook, si confrontano questi punti di vista diversi e, spesso,  capita di ascoltare qualche affermazione critica o dubbiosa.  Quelle affermazioni, quei musi storti meritano attenzione, esprimono punti di vista che sarebbe sbagliato ignorare. I critici di questa sensibilità animalista “militante”, sostanzialmente si soffermano sulla scarsa rilevanza del problema, rispetto ad altre priorità ovvero evidenziano come sia eccessiva questa sensibilità animalista, perché, in fondo, non si tratta di essere umani.

E’ innegabile che, rispetto alla fame del mondo, alla disoccupazione crescente o  alla crisi economica,  dove far passeggiare il cane appare una questione di secondo e terzo piano, ma il punto è che non ha senso indicare una scala valoriale o, meglio, se decidiamo di dare un “valore” quantitativo ai problemi ed alle soluzioni, allora dobbiamo davvero esaminare i fatti per quelli che sono.

I critici di questo animalismo avvertito come un lusso dovrebbero conoscere l’anziano e gentile signore che, tutte le sere, verso le sei, passa nei pressi di casa mia, con un piccolo meticcio, con il quale si guardano e si parlano; dovrebbero vedere la serenità e la gioia di quei due esseri che non sono una sequenza di valori (prima l’uomo poi il cane), ma sono un connubio inscindibile, dentro cui ognuno dei due esseri  porta la propria sensibilità, regala le proprie gioie o sofferenze. Quel vecchio signore ottiene da quell’essere scodinzolante molto più di quello che otterrebbe da qualsiasi (umano) servizio sociale.

Da anni, mi pregio della compagnia di un cane; e posso dire che, ogni volta che se ne sono andati,  è stata una sofferenza che si rinnova ogni volta che mi capita di incrociare una loro foto o che mi capita di rivedere i luoghi dove abbiamo corso e giocato insieme. Ho due figli e niente al mondo amo più di loro, ma il mio Achille (perdonate la civetteria, ma è il soggetto della foto che accompagna questo mio intervento) occupa un posto speciale nel mio cuore come lo occupa nei cuori di ciascuno di noi; Achille non è un “lusso”, ma è parte della famiglia; è il piacere di qualcuno che trovi comunque lì , che ti aspetta e ti fa compagnia senza chiedere niente; è il compagno dei miei figli, accoccolato ai loro piedi, nei pomeriggi di inverno, quando litigano con i compiti; è  il piacere della passeggiata serale che ti “costringe” ad accantonare  le angosce del  quotidiano  o, comunque, ti aiuta a rischiararle di una luce meno fosca.

Se, poi, avete qualche altro dubbio, allora provate a fermarvi un attimo a guardare Gabriele e Frank, un giovane dinamico e pieno di interessi e certo non avvolto dalla noia, che, però,  non saprebbe rinunciare al suo meticcio di colore scuro, compagno dolce e straordinario, che, da un momento all’altro, vi potrebbe stupire alzandosi su due zampe, abbracciandovi e tirandovi su con una ragionamento sulla bellezza della vita.

Per tutto ciò, per queste “banali” motivazioni, una civiltà, una città inclusiva si misurano anche dall’attenzione che pongono  agli animali. Perchè  gli animali non sono un lusso. Ve lo dico io, ve lo dicono anche quell’anziano signore, il suo meticcio; ve lo dicono Gabriele e Frank. Ve lo dice il mio ingombrante Achille.  E, per favore, evitate le domande volutamente provocatorie del tipo “a se dovessi scegliere fra un cane ed un essere umano”. Perché, non date prova di una sensibilità speciale, ma di una speciale limitatezza emotiva. Perché l’amore ha mille sfaccettature  e, soprattutto, se è tale non ha bisogno di graduatorie, di pesi e proporzioni.  In proposito, il grande Primo Levi ebbe a scrivere: “Se potessi mi riempirei la casa di tutti gli animali possibili. Farei ogni sforzo non solo per osservarli, ma anche per entrare in comunicazione con loro. Non farei questo in vista di un traguardo scientifico (non ne ho la cultura né la preparazione), ma per simpatia, e perché sono sicuro che ne trarrei uno straordinario arricchimento spirituale e una più compiuta visione del mondo”. Niente da aggiungere.