di - 5 luglio 2017

Bambinate

Pimonte, cittadina di 6 mila anime in provincia di Napoli, torna al centro dei fatti di cronaca. Il paesino si è trovato nell’occhio del ciclone nel 2016 quando l’Italia intera ha appreso di quei continui stupri di gruppo perpetrati da un branco di 12 giovanissimi ai danni di una 15enne. Una storia delicata perchè anche i fautori del gesto erano all’epoca tutti minorenni: si parla infatti di ragazzini dai 12 ai 17 anni d’età.

Non è bastata la violenza fisica. La ragazza è stata umiliata più volte anche dai (mancati) provvedimenti successivi: la promessa di un supporto psicologico che poi di fatto non è stato offerto, i coetanei che se la sono cavata con un programma di riabilitazione della durata di un anno e mezzo. La vittima e la sua famiglia sono talmente amareggiati che hanno deciso di trasferirsi altrove, in Germania, per ricostruire quel clima di serenità di cui dovrebbe godere ogni adolescente. L’ultima umiliazione sono state le parole del sindaco di Pimonte, che, ospite del programma “L’aria che tira” di La7, ha liquidato gli abusi come “una bambinata”. Non pago, balbettante ed incalzato dal giornalista, ha pronunciato un’altra serie di massime quali “Ormai è passata, sono tutti minorenni, che ti puoi aspettare”. Certamente non una buona pubblicità per il neoletto.

Sugli stupri ne sentiamo quotidianamente a dozzine di frasi umilianti. Per fare qualche esempio, tra le più gettonate e utilizzate sia dal pubblico maschile che femminile ci sono:

  • “Chissà, magari godeva e se ne vergognava”,
  • “Avrà provocato”
  • “Doveva essere lei a fare attenzione a con chi si accompagna”.

Le parole del sindaco feriscono più di qualsiasi insulto, non per l’uso dei termini ma per il messaggio che ne traspare. Un’adolescente ha la possibilità di sbagliare, anche commettendo un reato. La violenza, quindi, deve essere punita tenendo conto dell’età del reo. Quindi, al prossimo adolescente che compirà una violenza sessuale basterà dare una pacca sul sedere e dire “non farlo più”, con tanto di ditino davanti al naso come monito di tacere. Ma la veduta più triste la offrono le diverse testate, alcune delle quali minimizzano i fatti, asserendo che l’episodio di violenza sia stato solo uno. O, altre ancora che offrono un quadro della giovane serena e spensierata mentre confeziona colazioni per i clochard.

Nel frattempo attraverso Repubblica il primo cittadino chiede scusa alla giovane e “all’intera cittadinanza per aver utilizzato, durante l’intervista a La 7, un’espressione infelice, assolutamente impropria e che non era affatto riferita a quanto le è purtroppo capitato”.  Bastano un paio di frasi istituzionali e tutto va a posto, impariamo da Palummo!