di - 12 luglio 2017

Tove Jansson, L’onesta bugiarda, Iperborea 2017, pag. 190 € 16,00, traduzione di Carmen Giorgetti Cima

Conosciuta in tutto il mondo per i racconti illustrati dei Mumim, grandi ippopotami bianchi che hanno popolato il mondo dei bambini, Tove Jansson (1924-2001) svedese figlia di artisti, negli ultimi trent’anni della sua vita ha scritto ben undici libri per adulti. L’onesta bugiarda è del 1982.

Katri Kling ed Anna Aemelin ne sono le protagoniste.

Il contesto è un villaggio isolato della Svezia, colto nel massimo del suo innevamento invernale- neve che continua a cadere senza sosta – e nel minimo della luce. Silenzio, buio, neve, ghiaccio. Nessuno per le strade innevate, poche luci accese dietro le finestre indicano la presenza umana.

Katri non è originaria del posto, vive con suo fratello Mats, un ragazzo un po’ semplice che lei protegge ed aiuta come se fosse una madre. Lui ama le barche e sa farne il progetto. Lei si pone l’obiettivo di far avere a Mats una sua barca personale e di cercargli una abitazione migliore.

Katri ha occhi gialli che fanno pensare ad un gatto o ad una strega. Non dà confidenza a nessuno, è di poche essenziali e pesate parole. E’ razionale, logica, sincera fino ad apparire offensiva, vede oggettivamente i problemi e sa trovare soluzioni. Programma la sua vita con scrupolo matematico, usa la furbizia per realizzare i suoi obiettivi d’amore. Al villaggio la sentono estranea ma ne apprezzano le capacità e spesso si rivolgono a lei con rispetto per risolvere le loro questioni.

Anna Aemelin è una anziana pittrice che vive sola in una villetta sopra al paese, in mezzo alla foresta, nel silenzio, l’isolamento, la neve. Se Katri ama la neve e il ghiaccio che tutto nascondono e divorano, Anna attende il disgelo della primavera per riscoprire il sottobosco che lei dipinge e interpreta, un sottobosco che anima fantasticamente di conigli a fiorellini, per cui è conosciuta dai bambini e dalle aziende che fanno uso delle immagini. Non ama gestire i suoi rapporti commerciali, è abituata a fidarsi, vive come una anziana bambina in un mondo di realtà e immaginazione.

Poi le loro strade si incontrano: Katri e il fratello si trovano a vivere nella villa coniglio- così è soprannominata la casa di Anna- e si rompe l’equilibrio iniziale in un crescendo di partecipazione razionale da parte di Katri alla organizzazione degli affari di Anna, ma allo stesso tempo in una progressiva trasformazione del mondo di lei e di distruzione della sua fondamentale fiducia negli altri.

E’ una lotta silenziosa tra due personalità che si osservano, si scontrano, forti entrambe nelle proprie scelte e nelle proprie linee di vita, che finisce tuttavia con una contaminazione, con dei mutamenti in entrambe.

La verità, l’onestà, la sincerità dei rapporti umani, l’ipocrisia, la maldicenza e il pregiudizio, la scaltrezza, ma anche la coerenza, l’amore incondizionato, sono elementi del romanzo. La Jansson lascia il lettore nel dubbio, incapace di capire quale sia il confine tra verità e menzogna.

E’ un mondo carico di simboli, dove gli scarti di una vita fanno scuro di sé sul ghiaccio prima di essere inghiottiti dal disgelo, come una cancellazione del male; dove un cane addomesticato e servo torna alla sua libertà selvaggia; dove non si riesce più a vedere il sottobosco quando non si vede chiaro dentro di sé; dove i fiorellini sui conigli sono una finzione della realtà; dove la barca e il mare sono libertà, fuori dai confini soffocanti del paese.

Romanzo di rapida lettura, che affascina per la capacità della Jansson di creare ambiente e personaggi- anche quelli secondari sono messi in rilievo con pochi passaggi- ma non di immediata interpretazione,  lascia al lettore  tante riflessioni.