di - 22 luglio 2017

I numeri degli immigrati

Nel 2016 solo il 9,6% ha acquisito, malgrado le maglie larghissime delle nostre normative, lo status di “rifugiato”. Il 47,3% degli accolti vuole la protezione internazionale, e la richiede da noi. Solo il 28,3% degli accolti è già possessore di una protezione umanitaria. Questo ci fa intuire che, sulla base dei dati oggettivi, pochi tra gli accolti provengano da “situazioni di guerra”, che i nostri analfabeti politicanti citano a capocchia. Certo, vi sono scontri, che riguardano “stati falliti” ormai tutti, nel Continente Nero, aree tribali o gruppi jihadisti.

Ecco l’elenco ragionato delle aree.

L’Egitto sostiene il generale libico Haftar e combatte il jihadismo della Fratellanza Musulmana e delle reti qaediste in Sinai. Per la guerra in Libia, inutile qui aggiungere altri dati.

Nel Mali le forze regolari maliane si scontrano con Al Qaeda e il Movimento per l’Unicità e il Jihad nell’Africa Occidentale. Wikileaks ci ha già spiegato l’interesse dei sauditi per il jihad nel Sahel maliano, al fine di contrastare l’Iran, che fa anch’esso la sua “guerra d’Africa”.

Nel Mozambico ci sono ancora scontri tra le forze governative e i ribelli del RENAMO, che peraltro partecipa anche alle elezioni. Ma ci sono in questo caso gli accordi di Nikomati tra Mozambico e Sud Africa, del 1984. Ancora in vigore.

Ci sono alcuni scontri nella Repubblica Democratica del Congo contro i fondamentalisti islamici in forte crescita, per non parlare del Sud Sudan e del suo vecchio Stato, il Sudan, in lotta contro il jihad nel Darfur, quel jihad che pure hanno riccamente nutrito fin dagli anni ’90.

In Somalia c’è il gruppo filo-Isis di Al Shaabab.

In altri termini, non guerre vere e proprie ma scontri tra il jihad della spada e forze governative, con “terze parti” che collaborano da lontano con gli uni o con gli altri.

In Africa c’è il 60% della terra ancora arabile nel mondo; e i sauditi hanno già comprato 10mila ettari in Eritrea e 350mila ettari di terre in Africa Occidentale. La Cina investe pesantemente in Sud Africa, in Ghana e in Congo (Rep.Dem.) e investirà a breve 60 miliardi di Usd nel Continente Nero, dopo averne già spesi 360 milioni.

Gli accolti in Italia nel 2016 sono per l’86,6% di sesso maschile. Le donne sono quasi unicamente di origine nigeriana e vengono per esercitare, in massima parte, la prostituzione. La fascia d’età maggiormente presente è quella dai 18 ai 25 anni (il 46,5%) mentre gli accolti tra i 26 e i 30 sono il 22,1%. I “minori non accompagnati” sono in massima parte appena maggiorenni, per il 47%. Il 44,6% dei minori è invece compreso nella fascia dai 16 ai 17 anni, il 7,3% tra i 14 e i 15 ma i bambini molto piccoli sono solo l’1,2%. Ben l’84,4% è stato accolto come singolo soggetto e solo il 15,6% fa parte di un gruppo familiare.

Le famose “risorse” che fanno vibrare i precordi della Signora Boldrini hanno un titolo di studio secondario per il 19%, solo il 7% un titolo accademico, ben il 62% ha solo l’istruzione primaria e ben il 12% non ha alcuna istruzione.

Per i paesi di provenienza, altra verifica che non si tratta di fuggire dalle guerre, la prima nazionalità degli accolti è la Nigeria, con le specifiche caratteristiche che abbiamo detto, al 16,4%. Al secondo posto per l’origine degli accolti troviamo il Gambia, dove è già avvenuta una crisi istituzionale all’inizio del 2017. Il presidente Yayha Jammeh, che aveva perso le elezioni, accetta la nomina del successore Alan Barrow, ma otto giorni dopo cambia idea. L’ECOWAS (Comunità Economica degli Stati dell’Africa Occidentale) tenta una mediazione, fino a che i militari di Senegal, Nigeria e Ghana invadono il Gambia e costringono Yayha ad andarsene, senza sparare un colpo ma con molte Mercedes al seguito, in Guinea Occidentale. Una guerra? No di certo. Al terzo posto tra gli accolti vi è la nazionalità pakistana, grande paese nucleare e islamista che è, casomai, nelle aree tribali al confine con l’Afghanistan, in guerra con i Taliban, che pure ha prima addestrato contro l’Urss (e gli Usa). I pakistani sono comunque l’11,7%. Quelli del Mali sono poi il 9,3%, ma lì c’è il jihad sostenuto da alcuni amici sunniti dell’occidente, contro i quali nessun leader political correct osa parlare. Poi c’è l’Afghanistan con l’8,7% dei migranti e il Senegal, il vicino Senegal, con il 6,3%. E ancora, ma si tratta di percentuali tutte sotto il 4%, i migranti arrivano dalla Somalia, dalla Costa d’Avorio, Ghana e Bangla Desh.

Ben il 22% degli accolti mostra quelle che il testo dello Sprar definisce “caratteristiche di vulnerabilità”. L’8,3% è composto da disabili, ma la vulnerabilità psichica è poi aumentata del 33% in un solo anno.

Ma quale saranno le tendenze demografiche e sociali di tutte queste “risorse”?

Il presidente dell’INPS sostiene che queste “risorse”, appunto, ci hanno già regalato un punto di Pil in contributi sociali. Già, ma la crisi ha reso disoccupati, dal 2008 al 2013, un milione e 200mila italiani, con un aumento dei posti di lavoro dati ai migranti di 700mila unità. Quindi i dati demografici spiegano meglio della pseudoeconomia dell’INPS quello che sta accadendo.

Negli ultimi anni, l’età media mondiale è cresciuta del 25%, quella europea è salita del 44%. Ma l’età media in Africa è rimasta sempre, più o meno, la stessa: uno strabiliante dato, secondo l’ONU, di 19,4 anni nel 2015.

Oggi l’Europa vale il 9,8% della popolazione mondiale. Insomma, data la fertilità africana, che non cessa ancora, mentre sta calando quella asiatica, dove metteremo tutta questa sovrappopolazione relativa che viene dal Continente Nero?

In Medio Oriente e in Nordafrica, sempre ai dati 2016, la crescita demografica è cresciuta del 290%. In Africa subsahariana l’esplosione della popolazione è stata poi del 340%. Dal 1960 al 2015, la terra arabile è diminuita nel mondo, però da 0,37 ettari pro-capite a 0,20 ettari. Il 45,9% in meno. Peggio ancora va per l’Africa e il Medio Oriente, dove il calo delle terre arabili per persona è stato del 61,4%.

Un africano, oggi, guadagna i nove decimi di un uomo del sud-est asiatico, un sesto di un latinoamericano, un settimo di un asiatico continentale, il ventesimo di un europeo, il quarantesimo di un nordamericano. L’emigrazione dal Continente Nero è quindi solo per il 14% legata a guerre, tensioni sociali, scontri tribali.

Sempre secondo i dati Onu, se si assume una quota di immigrati costante, in duecento anni essi pareggerebbero la popolazione attuale dell’Unione. Per quanto riguarda il nostro Paese, al 1° Gennaio 2017 vi erano 5.047.028 stranieri regolarmente presenti. Il 270% rispetto al 2002. Di questi 474.017 si sono naturalizzati, tra il 2012 e il 2015.

L’Istat qui prevede che, nel 2065, avremo circa 16,5 milioni di immigrati.

Ecco, tutti i miti sulle migrazioni sono indimostrabili, dalla “risorsa” magica che ci paga l’Inps, alla retorica dei “lavori che gli italiani non vogliono più fare”, soprattutto perché li perdono, con una concorrenza salariale dei migranti che vale almeno il 25% del guadagno mensile in meno, fino alle società multiculturali, che esistono pienamente soltanto in teoria, dato che si vive in una lingua e in un sistema educativo-scolastico condiviso, al di là dei diritti di ciascun individuo a confessare religione, idee, ecc, come recita la nostra Costituzione.

Ci vorrebbero politici all’altezza dei tempi, che non facessero chiacchiere sbraitando “aiutiamoli a casa loro”, perché non vuol dire nulla se poi non controlli il flusso di denaro che quando li “abbiamo aiutati a casa loro” è finito nei conti svizzeri dei dittatori locali africani.

Blocco temporaneo delle migrazioni allora, concessione di finanziamenti veri e produttivi ai Paesi africani, soprattutto per l’agricoltura, controllandoli direttamente e con tempi certi, presenza di accordi militari tra ONU, NATO, UE e Organizzazione dell’Unità Africana per costruire zone di raccolta di migranti per poi indirizzarli sia dentro sia fuori l’Africa. Ma il tempo per fare tutto ciò, forse è già passato.