di - 21 agosto 2017

Droga e USA

La storia della droga di massa negli Usa è molto lunga.  L’oppio ha accompagnato tutta la Guerra Civile, distribuito ai soldati e alla popolazione. La cocaina, dagli anni ’80 del XIX secolo in poi, è regolarmente prescritta dai medici Usa come “farmaco distensivo”, mentre l’eroina (scoperta nel 1906) viene utilizzata soprattutto come sostanza adatta a risolvere le crisi respiratorie. E, anche qui, una vasta diffusione di massa.

Dopo i vari Atti dell’amministrazione nordamericana, dal 1935 al 1961, tutti molto restrittivi nei confronti dell’abuso di droghe psicotrope; e dopo la controcultura degli anni ’60, che esaltava le droghe sintetiche e in particolare l’LSD, gli Stati Uniti rimangono, per una fetta rilevante, un contesto sociale che ha difficoltà a lavorare, pensare, vivere. La guerra contro le droghe, legata al concetto della supply side, della repressione alla fonte, costa agli Usa 500 miliardi di Usd l’anno. La DEA e le altre agenzie governative requisiscono però meno del 10% annuo del totale della droga a disposizione sui mercati nordamericani. Secondo l’agenzia dell’ONU per queste sostanze, l’uso di amfetamine e della cocaina è responsabile, rispettivamente, del 67,5% e del 49,7% delle morti attribuibili all’uso di tutte le droghe presenti in commercio, mentre la tubercolosi e le altre vecchie malattie ritornano, come sindromi parallele, per l’8% degli “utenti” di tutte le droghe di massa.

Sempre nel solo mondo anglosassone, il più facile al consumo delle sostanze psicotrope, le morti derivabili da overdose, tra Usa e UK, sono almeno 250.000 l’anno. E stanno crescendo al ritmo del 20% annuo.

Sono facilmente disponibili sul mercato anche gli oppioidi sintetici prodotti, legalmente, dalle aziende farmaceutiche, in libera vendita o con semplice prescrizione medica, la nuova frontiera dell’addiction nordamericana.

Allen Ginsberg scrisse Howl sotto la spinta, in gran parte, del peyotl, che in quegli anni Carlos Castaneda e il suo Don Juan sperimentavano nei deserti messicani. Don Juan, che non era certo un progressista, ma appunto un iniziato, sapeva che “aprire le porte della conoscenza” vale solo per alcune persone, che già sono illuminate per conto loro. Chi non è adatto, riprodurrà nel “viaggio” esattamente i desideri e le tensioni biofisiche che lo caratterizzano durante la vita cosciente. Nessuna “conoscenza”, solo la brutalità criminale dell’istinto. Niente è quindi meno democratico delle sostanze psicotrope. Ma, se in Italia il sessantotto è stata la festa del marxismo bigotto, negli Usa quel periodo è stato caratterizzato proprio da ogni tipo di droga.

Nei prossimi anni, almeno 650.000 persone, negli Usa, moriranno per overdose da oppioidi, nel 2015 oltre 52.000 uomini e donne sono morti per overdose da sostanze psicotrope, mentre 65.000 sono morte nel solo 2016. La popolazione di una città come Baltimora. All’inizio, le case farmaceutiche hanno inondato il mercato con gli oppioidi “legali” poi, le organizzazioni criminali sommergono la massa dei consumatori, già adattatasi alle droghe, con eroina o cocaina, sostanze che vanno bene quando gli oppioidi commerciali sono finiti o si vuole qualcosa di più forte. Ecco, tra parentesi, un motivo per cui non bisogna legalizzare tutte le droghe: dopo quelle “leggere” arrivano sempre quelle più forti e costose, quando ormai il mercato si è adattato a consumarle e non può farne a meno.

Solo il 10% dei malati-drogati Usa riceve, poi, una terapia adatta alla addiction da oppioidi, il sistema sanitario è quello che è, e la povertà di massa aumenta. Le case farmaceutiche pagano infatti allegramente le multe, il guadagno dalla vendita delle droghe “legali” è tale che i costi fiscali o penali si possono mettere facilmente in conto.

100 milioni di adulti Usa soffrono, poi, di “dolore cronico”, che va curato con gli oppioidi, secondo la tradizione medica nordamericana, che pensa a una sostanza per ogni malattia, vera o inventata che sia. Chi prende certi farmaci, inoltre, è 40 volte più a rischio di assumere anche eroina. 2,6 milioni di americani soffre quindi di un cosiddetto “disordine da assunzione di oppioidi”. Non si sa bene cosa voglia dire, ma certamente implica una vita spezzata, nel lavoro, nello studio, negli affetti, in tutto.

Sotto i 50 anni, età elettivamente riproduttiva e produttiva, 91 nordamericani ogni giorno muoiono quindi per overdose da solo fentanyl, uno degli oppioidi più diffusi. Sempre negli Usa, campioni mondiali di morti per overdose, abbiamo 245,8 morti per ogni milione di abitanti, mentre in Europa sono solo 26,4, dieci volte di meno.

Non esaltiamoci ancora, nel vecchio Continente perché, come diceva appunto Allen Ginsberg, “se gli Usa fanno uno sternuto gli altri si prendono il raffreddore”. Ed è bene, diciamolo chiaramente, che questo mutuo settantennale sulla vittoria nella Seconda Guerra Mondiale cessi da subito. Si tratta, evidentemente, per le vittime di queste sostanze, di morti da disperazione, di poveri senza futuro, di bianchi marginalizzati. Nella fanteria delle guerre senza successo ma comunque infinite di questi ultimi 15 anni, il tasso di suicidi è il più alto tra quello di tutte le FF.AA. statunitensi, 29,9 suicidi ogni 100.000 persone, oltre il doppio del totale della popolazione (12,6 per 100mila). Venti reduci al giorno si uccidono, molti anche i neoarruolati.

Mettiamo nel conto anche i 500 omicidi al giorno nella sola città di Chicago, quasi sempre compiuti da neri (dati ufficiali). La FED di St. Louis ha poi dichiarato l’impossibilità di trovare oggi sul mercato lavoratori non drogati, e si può facilmente immaginare cosa possa essere un operaio addicted sul posto di lavoro. Il 15% del totale della forza-lavoro, tra i 25 e i 54 anni è infatti, è sparita dai radar, sono appunto i tossicomani che non riescono più a lavorare. Finiscono così, per mancanza di operai, i lavori a basso costo, quelli che non permettono il mantenimento della spesa per droghe, mentre l’LSD viene “raccomandato”, in piccole dosi, per “favorire la creatività” degli ingegneri di Silicon Valley. Una crisi di sistema, a catena, che impedirà presto agli Usa di compiere qualunque azione soddisfacente sul mercato-mondo, a parte la manipolazione delle monete e dei titoli finanziari.