di - 17 settembre 2017

Livorno alluvionata: il vizio di dimenticare in fretta

Per come si muove la stampa e si muovono gli umori di questo paese, sono quasi certo che una riflessione su quanto avvenuto a Livorno, una settimana fa, appare oggi quasi fuori tempo e luogo. Perchè il copione è lo stesso: la tragedia, gli scambi di accuse, l’abnegazione dei volontari, le denunce del tipo “poteva essere evitato”, poi si torna alla normalità del far finta di niente. La responsabilità di questa memoria che funziona soltanto nel tratto breve, però, è di tutti noi che, con troppa facilità, dismettiamo i panni dei cittadini indignati per indossare troppo sbrigativamente quelli dei distratti da altro, per re-indossare l’indignazione alla prossima tragedia. Quante volte, discutendo coi nostri amministratori locali o con i nostri rappresentanti, abbiamo posto come priorità il risanamento idrogeologico, la rinaturalizzazione di un corso d’acqua o la prevenzione sismica nelle scuole, invece di un parcheggio o della possibilità di realizzare una nuova casa o una nuova strada? Qui sta il punto. Non lo abbiamo fatto e non lo facciamo quasi mai. Siamo generosi fino al sacrificio di fronte al dramma, ma restiamo egoisti e miopi sulle ragioni che causano il dramma. I nativi americani realizzano totem per “fermare” le anime; mentre noi dovremmo realizzare totem per tenere ferma la memoria. Invece scordiamo facilmente, passando oltre. Come se dessimo una spinta violenta al ciclista che ci passa davanti, salvo poi aiutarlo, medicarlo, accompagnarlo all’ospedale contriti e partecipi. Ci scordiamo. Invece, parafrasando il grande scrittore russo Aleksandr Isaevič Solženicyn, la memoria dovrebbe essere la nostra sacca da viaggio. Specialmente per una collettività che vuol crescere insieme serenamente.