di - 8 ottobre 2017

“L’inganno” (“The beguiled”) di S. Coppola (USA 2017)

Vien fatto di pensar male. Ma quali i meriti acquisiti nel corso di una carriera ormai piuttosto lunga, oltre al cognome che porta? Sofia, la figlia quarantaseienne di suo padre Francis Ford, newyorchese da alcuni anni a Parigi, non ha un gran talento (non sono certo capolavori neppure i suoi film più acclamati: Il giardino delle vergini suicide del 1999 e Lost in translation del 2003) e stupisce che un film come questo abbia ricevuto il premio per la miglior regia a Cannes. Altrettanto sorprendente che sia entrato in competizione per la Palma d’Oro e che la critica gli abbia riservato giudizi complessivamente positivi.

Fumi che salgono, fasci di luce che penetrano tra gli alberi di un bosco, ricostruzioni di ambiente ben fatte, luci soffuse e trinati begli abiti bianchi con corsetti, qualche movimento di macchina ricercato. Non c’è altro che tecnica scolastica, verrebbe da dire da saggio di fine-corso. La sceneggiatura è debolissima (screenplay della stessa regista, come riadattamento dial romanzo A painted devil e imparagonabile con La notte brava del soldato Jonathan di Don Siegel, di cui questo film è di fatto il remake). Il contenuto inesistente giacché i celebrati ginecei della Coppola in questo caso non arrivano a nulla di più che proporre come si possano scatenare rivalità per l’unico uomo che è a portata di mano, trama banale e anche incoerente, un pizzico di pulp e di tensione fallita verso suggestioni horror. Il contesto è il sud della Virginia nel 1864 e la guerra di secessione (di cui si odono i boati sullo sfondo), quando un nordista di nome John (Colin Farrell), gravemente ferito a una gamba, viene accompagnato da una ragazzina in un piccolo e isolato istituto per educande. Qui l’aitante soldato viene curato dalla direttrice Martha (Nicole Kidman, algida anche al di là del ruolo) e da subito suscita attrazione indiscriminatamente tra le più adulte e le più giovani donne in scena. Sta meglio, e si mette a fare lavori di giardinaggio incluso lo spaccar legna con energia erculea (nonostante sia ancora convalescente). Dopo un’iniziale cautela, il giovane, a cui non dispiacciono gli alcolici, inizia a corteggiare le presenti. Arriva a dare appuntamento a una di loro che se ne è innamorata, Edwina, la adulta collaboratrice di Martha, in modo che la notte si incontrino in camera. Al dunque sceglie una camera diversa, quella di un’aggraziata e disinibita adolescente. La gelosia di Edwina scatenerà la parte più violenta del film sul quale (anche se la visione è sconsigliata) non si può dire di più se non che un inspiegato cambiamento di atteggiamento di John nei confronti del suo soggiorno presso la casa che le ospita apre la strada all’epilogo.

Pessima la recitazione, con cui la Coppola dà prova di non essere nemmeno una brava guida di attori. Sopra le righe la Griffith, con la sua mimica vagamente mefistofelica, mediocre Colin Farrell, il protagonista maschile. Irrilevanti le altre.

In una intervista recente la Coppola ha dichiarato candida: “Diventare regista è sempre stato il mio obbiettivo”. Se ci dovessimo basare solo su questa visione sarebbe inevitabile controbattere: ma perchè non si è scelta qualche altro obiettivo?

VALUTAZIONE: 2/6