di - 16 dicembre 2017

“Loveless” [Нелюбовь] (A. Zvjagincev, RUS 2017)

Andrej P. Zvjagincev è un regista cinquantenne noto alle platee europee soprattutto per avere vinto il Leone d’Oro a Venezia nel 2003 con la sua opera prima, Il ritorno (storia di due giovanissimi fratelli e della ricomparsa nella loro vita del padre dopo una lunga assenza). Il film attualmente nelle sale inizia con una serie di immagini con la mdp fissa: prima una serie di “cartoline” di un fiume innevato con tronchi d’albero che gli si intrecciano sopra (il senso di queste  immagini iniziali riprodotte nel finale non è chiaro), e poi un edificio dal quale esce un ragazzino, poi accompagnato con un movimento di carrello nei suoi spostamenti: un’uscita di scuola. I genitori, sul punto di divorziare, hanno ciascuno un compagno. L’elemento di maggiore interesse del film, per certi aspetti enigmatico, è decisamente il ritratto psicologico e sociale dei due messo in risalto attraverso il rapporto con il figlio dodicenne Alyoša (Matvey Novikov): una enigmaticità che deriva dal modo, diretto sino alla brutalità (e dunque alla innaturalità), con il quale vengono rappresentati gli egoismi della coppia (alcune insistite scene di sesso sembrano voler dire questo), i loro litigi quando devono decidere se e come vendere la casa, la freddezza di entrambi verso il figlio, visto quasi come un intoppo nato quando si voleva abortire, e la loro incapacità anche solo di rispettarlo e di accudirlo. Con le conseguenze di procurare al bambino una atroce sofferenza, espressa da una bella scena nel modo più semplice, con l’esplodere di un pianto soffocato, ma dirotto. Quando Alyoša scompare misteriosamente, Ženja (Marjana Spivak) e Boris (Aleksej Rozin) lo scoprono tardi, ciascuno essendo preso dalle proprie cose. Chi si impegna davvero nelle ricerche è un gruppo di volontari, seguiti quasi svogliatamente da Ženja e Boris. Il protrarsi di questa terribile situazione  sembra però produrre una ferita profonda, non rimarginabile, negli animi dei due genitori, ma più come testimonianza di una acquisita consapevolezza del loro individuale fallimento che per la disperazione per la perdita di una creatura che si ama. Fanno da sfondo al film (ambientato nel 2012) le tensioni tra la Russia dove è tornato alla presidenza Putin e l’Ucraina. Il film ha un forte afflato morale, sebbene risulti un po’ freddo. Merita di essere visto.