di - 3 gennaio 2018

Vita senza ossigeno

Il 2018 comincia smontando alcune nostre convinzioni più radicate. Una scoperta sul passato, sulla notte dei tempi del Pianeta Terra ci parla di come in futuro gli scienziati dovrebbero/potrebbero iniziare a cercare con altri parametri forme di vita aliene nell’Universo. Ma oltre a questo, la scoperta di per sé affascinante è che l’ossigeno non è più ritenuto essenziale, almeno in relazione allo sviluppo di molte forme di vita. Ce lo spiega l’ANSA con un suo approfondimento di grande interesse scientifico e culturale.

In genere lo si associa alla vita, ma la presenza di ossigeno sulla Terra non è stata cruciale per la sua evoluzione. Le prime forme di vita animale sarebbero infatti comparse centinaia di milioni di anni prima che gli oceani e l’atmosfera si arricchissero di ossigeno. Lo indicano nuove analisi geochimiche delle lave di antiche eruzioni sottomarine, pubblicate sulla rivista Nature, che potrebbero modificare il modo in cui cercare vita su altri mondi.

Coordinati da Daniel Stolper, i ricercatori dell’Università della California a Berkeley, studiando l’ossidazione del ferro nelle rocce basaltiche di eruzioni sottomarine hanno notato che la transizione a un mondo con elevati livelli di ossigeno negli oceani è avvenuta tra 540 e 420 milioni di anni fa, molto tempo dopo la comparsa delle prime forme animali, datata tra 800 e 700 milioni di anni fa. Lo studio indica che centinaia di milioni di anni fa l’ossigeno atmosferico è aumentato a livelli tali, circa il 10%-50% di quelli attuali, da ossidare le rocce dei fondali.

“Se questo risultato verrà confermato, si tratta di uno stravolgimento delle nostre conoscenze sull’evoluzione della vita”, ha spiegato all’ANSA John Brucato, astrobiologo dell’Osservatorio di Arcetri dell’Istituto Nazionale di Astrofisica (Inaf). “Significa – ha aggiunto – che la vita è riuscita a evolversi da forme unicellulari a quelle pluricellulari, usando livelli di ossigeno inferiori a quelli attuali”.

Questo risultato potrebbe modificare la ricerca di vita su nuovi mondi. “L’abbondanza di ossigeno nell’atmosfera di altri pianeti, sulla Terra è circa il 21%, potrebbe non essere più un’impronta digitale della presenza di vita evoluta – ha chiarito Brucato -. Questo implica che dovremo diventare più bravi e aumentare la sensibilità degli strumenti per evidenziare – ha concluso lo studioso Inaf – quantitativi di ossigeno migliaia di volte più bassi di quelli previsti finora”.