di - 4 gennaio 2018

Francis Scott Fitzgerald, Cento false partenze. Autobiografia per racconti, Belleville Editore 2017, pag. 268, € 16,00

“Dobbiamo ringraziare Fernanda Pivano, Giorgio Monicelli e Vittorio Sereni, che della casa editrice Mondadori era il direttore letterario, se nel 1966 abbiamo potuto avere anche in Italia Afternoon of an Author”, (Crepuscolo di uno scrittore), nella traduzione di Giorgio Monicelli, raccolta oggi ripubblicata come Cento false partenze”, Belleville Editore. Questo nella prefazione di Roberta Cesana,  la quale ricorda come ben dal 1958 la  Pivano avesse proposto alla Mondadori di includere  la raccolta nella progettata Opera Omnia di Francis Scott Fitzgerald (1896-1940). Uscirà  nel 1966 nei Quaderni della Medusa, che  tra il ’60 e il ’66 erano diretti da Elio Vittorini.

Scopriamo molti aspetti della vita dello scrittore, in un gioco sottile di passaggi dal vero al verisimile. Fitzgerald ha uno sguardo impietoso  su di sé, l’ autoironia  affiora ovunque, anche quando si parla degli anni in cui l’adolescente attende con ansia i primi pantaloni lunghi, per non sfigurare al ballo davanti ad una  ragazza che invece lo tratta  con amichevole distanza e lo tiene lontano con fine diplomazia.  Sono  false partenze anche queste, talmente portatrici di insicurezza da farlo sentire “una creatura senza sesso”.

Non serve nemmeno aver segnato il punto della vittoria nella partita di football a farlo brillare agli occhi di una lei, che lo loda con parole di orgoglio, ma non mostra alcun coinvolgimento emotivo!

Ha la ferma convinzione che sarebbe indispensabile scrivere un romanzo prima dei ventun anni, e siccome è entrato nell’Esercito e teme di morire in guerra, ci prova tra il 1916 e il ‘17, per lasciare traccia di sé, ma senza successo.

Una parte importante è dedicata ai viaggi in Europa in cerca del clima mediterraneo, quando Di qua dal Paradiso gli ha procurato  soldi e fama ed ha messo su famiglia, con la speranza che nel Vecchio Mondo sia meno dispendioso vivere. Intanto si cercano case di lusso, più  domestici  del necessario e non si controllano le spese: inutili i buoni propositi, perché si supera sempre di parecchio il tetto stabilito.

Ma la bellezza è al disopra dell’immaginazione: “Quando gli occhi cadono per la prima volta sul Mediterraneo, capite subito perché sia stato qui che l’uomo si è levato per la prima volta nella posizione eretta, tendendo le braccia verso il sole”. Non sarà l’ambiente a farne un risparmiatore, ed il ritorno in patria rimane sempre l’unico rimedio.

Le vere false partenze sono tuttavia quelle  di Francis Scott Fitzgerald scrittore,  quelle che lo tormentano di più: “Sono i malloppi di sei pagine, di dieci e  trenta pagine che mi angustiano dal punto di vista professionale, come pozzi di petrolio che non danno niente; rappresentano le mie false partenze” scrive nel racconto One Hundred False Starts del 1933. Spesso  abbandona l’idea  e riparte daccapo, fondamentale è non smettere mai di lavorare.

Scrittore che non sente il bisogno di cercare troppi documenti e informazioni, parte dalla vita e dalle emozioni,  si tuffa nel quotidiano per cercare immagini, conversazioni, idee, con  cui creare storie.

Ci sono momenti, dice, in cui è più facile raccogliere materiale per un racconto, come gli è capitato dopo una dimissione dall’ospedale:  “Ero profondamente turbato dalla paura, dall’apprensione, dalle preoccupazioni, dall’impazienza; tutti i miei sensi erano acutizzati e questa è la condizione migliore per raccogliere il materiale per un racconto”. Se l’emozione è stata vera, niente apparirà artificiale, il lettore sarà trascinato dentro la storia: “Il mio compito consiste nel farvi udire e nel farvi provare dei sentimenti grazie al potere della parola scritta: sta, essenzialmente, nel farvi vedere”.

Sono diciassette racconti tra cui il lettore può anche fare le sue scelte,  secondo quello che cerca, tuttavia, quando Francis Scott Fitzgerald  parla del mestiere di scrivere, affascina e insegna.