di - 19 gennaio 2018

La politica dei bitcoin

Non ho molta voglia di concionare su questa campagna elettorale tanto rumorosa quanto scontata, e noiosa come una telenovela sudamericana; tuttavia, se nel mio precedente intervento, ho scritto di “campagna elettorale di Berlicche”, cioè di coloro che irresponsabilmente si divertono ad accarezzare gli istinti meno razionali degli elettori, a misurarsi sugli umori del giorno più che sulle prospettive e sul futuro, facendo promesse insostenibili, stavolta voglio soffermarmi su quella che è la ragione di fondo di quell’irresponsabilità propagandistica. Tutti sanno molto bene che, se non cambia il sistema economico mondiale (ipotesi certo non nella disponibilità dei nostri governanti), non possiamo fuggire dal recinto delle compatibilità che impongono limiti al fare, se non al dire e promettere. Sanno benissimo che non potrebbero attuare drastiche riduzioni di tasse, azzeramento della riforma pensionistica, tagli mirabolanti della spesa pubblica (pudicamente circoscritta all’aggettivo improduttiva, guardandosi bene dal definirne un qualche contorno). Sanno anche bene che le caste interne impedirebbero cambiamenti significativi (e necessari) per aprire il mercato dei servizi o delle professioni, per cancellare privilegi, agevolazione o prebende, spesso vero e proprio (quando non unico) cemento di consenso. Allora perchè fanno quelle promesse improbabili? Semplicemente perchè sono consapevoli che non saranno chiamati a risponderne. Ma non tanto perchè in Italia non esiste (e mi piacerebbe molto che ci fosse!) l’istituto del “recall” per cui, in alcuni stati americani, gli elettori possono chiamarti a rispondere degli impegni assunti in campagna elettorale prima della fine del mandato. Semplicemente i nostri candidati al governo del paese (non tutti per la verità) possono permettersi di spararle grosse, perchè con questa legge elettorale (salvo esiti non prevedibili anche se auspicabili) nessuno sarà vincitore. Quindi, per dare un governo al paese, sarà necessario passare attraverso accordi trasversali più o meno estesi oppure non ci sarà altra strada di nuove elezioni. Nel primo caso, chi entrerà nel governo potrà dire di averlo fatto  per senso di responsabilità, che però non è il suo governo, ha dovuto fare compromessi, quindi non ha potuto realizzare quanto avrebbe voluto, “ma quest’altra volta vedrete”. In fondo, non è avvenuto qualcosa di simile con il Governo Monti? Hanno approvato, votato, condiviso, salvo poi dimenticare, prendere le distanze, maramaldeggiare.( Però il Presidente Gentiloni, a tutti, e anche ad alcuni dei suoi, in questi giorni, ha ricordato che la riforma del pensioni, cardine del risanamento montiano, non può essere cambiata). Chi resterà all’opposizione invece potrà deliziosamente godersi la possibilità di tuonare contro l’inciucio che, “purtroppo”, non gli ha impedito di governare, “sennò avreste visto che cambiamenti!”. Infine, nel caso di  nuove elezioni, tutti potranno invocare un’altra stagione di mirabolanti promesse. E’ un po’ la tecnica dei bitcoin applicata alla politica: grandi promesse costruite sul nulla, illusioni a poco prezzo, ma a forte -praticamente certo- rischio di svalutazione.