giugno
Jo Amoruso, Mi chiamo Scrivo

Un argomento difficile da trattare attraverso un genere letterario che sia quello diverso dal saggio, sia esso di taglio scientifico che etico, quello che la giovanissima Ju Amoruso affronta in questo romanzo del suo esordio letterario. Si tratta del risveglio dal coma, in questo caso durato due anni, di una ragazzina che vive a Londra e che ha avuto complicazioni in seguito ad una caduta dalle scale. Ma il risveglio in un letto d’ospedale, con i tubicini in vena, un dottore che le prende la mano per spiegare quanto è durato il suo sonno, non è il vero ritorno alla vita. Il lettore è trascinato dentro la testa di Scrivo, in un susseguirsi di storie allucinate e surreali che corrispondono ai vari capitoli della storia. Una storia circolare che si apre e si chiude nello stesso luogo, con le stesse persone, ma con una consapevolezza diversa. leggi tutto »
Marisa Cecchetti
D. Berra, A memoria di mare

Sono passati dieci anni dall’ultima silloge di Donata Berra, avvenuta nel 1999 (Maria, di sguincio, addossata a un palo; Frauenfeld, Verlag im Waldgut, trad. J.Kelter ) e cinque dalla plaquette Vedute bernesi (edizioni Alla Chiara Fonte di Lugano, 2005): l’attesa è stata ripagata con l’arrivo nel 2010 di A memoria di mare, anticipata in febbraio sul mensile «Poesia». E’ Silvio Ramat, nella nota che accompagna la pubblicazione, che immediatamente indica il punto nodale: «ogni eventuale sublime nutre in sé l’umile quotidiano, cosi come dalla più trita delle occasioni può spiccarsi un grano di solennità…» leggi tutto »
Fabiano Alborghetti
M. Cocchi, Tutto sarebbe tornato a posto

Sono dieci i racconti di Michele Cocchi, alla sua prima avventura editoriale con “Tutto sarebbe tornato a posto”. Titolo che apre alla speranza, che riporta all’omonimo racconto dove il punto di vista è quello di un bambino che ha l’assoluto diritto di sperare.
In realtà Cocchi raccoglie situazioni di dolore -ogni racconto è un colpo duro- seguendole lentamente, con l’occhio puntato su ogni particolare, su ogni mossa, come in un susseguirsi di fotogrammi fissati poi con brevi frasi paratattiche, che costringono a fermarsi, a prendere fiato e pensare. leggi tutto »
Marisa Cecchetti
P. Camuffo, E tu, cosa fai per vivere?

E tu, cosa fai per vivere? è una raccolta di racconti dello scrittore gradese Pericle Camuffo, protagonista da anni di un percorso piuttosto singolare nell’ambito della narrativa: autore di libri di viaggio, di coraggiosi resoconti-reportage sulla politica del gruppo Benetton, affronta oggi il tema del precariato con questo insieme di immagini e storie che riescono nell’intento di formare un lavoro unitario e maturo.
L’idea di partenza, ma solo di partenza, è appunto quella attualissima dell’instabilità lavorativa, come risulta evidente già dal primo episodio, Primo giorno di lavoro: una fotografia cruda della durezza degli impieghi interinali non solo per la mancanza di sicurezza economica, ma soprattutto per l’abbruttimento dell’individuo che essa implica, fino alla conseguenza di comportare a volte il sorgere di una sorta di guerra tra poveri, in cui l’unione non riesce a fare la forza, ma soltanto a generare nuova solitudine. leggi tutto »
Francesco Tomada
M. Cecchini, Dall’aprile a Shantih

Nell’aprile del 1750 a Parigi, dove la carestia e le epidemie hanno riversato per le strade un gran numero di mendicanti, cominciano a sparire bambini. Le misure di sicurezza non servono, aumentano il panico e le sommosse. Si fanno le ipotesi più strane mentre sono vane le ricerche.
A Lucca alla fine del ‘900 scompaiono dei bambini quasi sotto gli occhi della governante. La loro presenza sta tutta nel richiamo reiterato “Bimbi!...Bimbi!...”, perché non si allontanino e non perdano lo scuolabus. leggi tutto »
Marisa Cecchetti


