25 maggio 2013
Elezioni Americane 2008
[…] Senza dubbio il successo di Obama avrà effetti significativi sul corso economico della nazione, e sembra ragionevole supporre che vedremo una nuova logica della regolazione economica che somiglia alle forme europee della social-democrazia; in politica estera, vedremo senza dubbio un rinnovamento delle relazioni multilaterali. E senza dubbio ci sarà anche un trend generalmente più liberal sulle questioni sociali. […]
Judith Butler
Barack Obama ha vinto, come accade nelle arti marziali orientali, sia per le sue scelte che per aver sfruttato i passi falsi dell’avversario. Con la vittoria del candidato democratico (e l’affermazione dei democratici alla House of Representatives e al Senato) è finita la tradizione repubblicana che voleva una presidenza imperiale, e quindi il massimo di interventismo politico e militare globale, correlata allo “stato minimo” e alle riduzioni fiscali della tradizione reaganiana. Oggi, questa correlazione non è più materialmente possibile: o si salva l’economia USA o si continua a essere presenti in tutti i quadranti strategici mondiali.
Marco Giaconi
NEW YORK - Con una valanga di voti che il Partito Democratico non vedeva dai tempi di Jimmy Carter, nel 1976, Barack Obama è il primo afro-americano a conquistare la Casa Bianca. Il senatore nero dell'Illinois ha ottenuto circa il 52% dei suffragi conquistando almeno 349 voti elettorali, quando ne erano necessari 270 per vincere. In termini assoluti ad Obama, secondo la Fox, sono andati 61,56 milioni di suffragi, a John McCain 54,81 milioni di voti, pari al 47% circa del totale. Il sito di gossip politici Drudgereport dà cifre inferiori, 59,5 milioni contro 53,3, senza citare fonti.
Emanuele Riccardi
Nella società americana, quanto l’opinione pubblica è espressione della società civile?
Difficile fare una distinzione cosí precisa. Nella società democratica l’opinione pubblica è uno sviluppo della società civile.
All’indomani delle elezioni, cosa cambierà negli Stati Uniti se vincerà Obama o se vincerà McCain?
Se vincerà Obama, alcune cose cambieranno. Non si potrà evitare di mettere mano al sistema sanitario; si dovrá intervenire sui mutui e diminuire la pressione fiscale per i redditi più bassi, come promesso durante la campagna. Se vincerà McCain non cambierà sostanzialmente niente, infatti non ha fatto proposte concrete di riforma, si è limitato a criticare quelle di Obama.
Claudio Serni intervista Nadia Urbinati
Ancora un’intervista sulle elezioni americane. Questa volta al professor Francesco Pira che insegna all’università di Udine e ha pubblicato il libro La Nuova Comunicazione Politica insieme a Luca Gaudiano.
Quali sono i tratti distintivi delle rispettive strategie comunicative dei due candidati, Obama e McCain?
Diametralmente opposti. Il primo, Obama, incarna un senso di speranza. L'altro McCain invece crede nel rafforzare il concetto di stabilità, di sicurezza. E questo può colpire l'elettorato più indeciso, meno colto. Obama ha più presa sui giovani.
Claudio Serni
In vista delle elezioni presidenziali negli Stati Uniti, vogliamo cercare di capire come la comunicazione muova interessi, voti e determini le opinioni di tanti americani elettori. Ne abbiamo parlato con il professor Mattia Miani, docente di Teorie e Tecniche della Comunicazione Pubblica all’Università di Ferrara, e autore di saggi e ricerche su nuove tecnologie e società, tra cui La comunicazione politica in Internet (Luca Sossella Editore, Roma 2003).
Claudio Serni
Cosa vuole McCain? Vediamo.
Più petrolio estratto in America. Oggi la produzione USA di petrolio “interno” è di circa 200.000 barili al giorno. Le aree di importazione degli USA sono il Canada, il Messico, l’Arabia Saudita, il Venezuela e la Nigeria. Le previsioni del DOE USA sul petrolio dell’Alaska sono stabili, in uno scenario di sostanziale crescita zero delle economie occidentali.
La Cina, intanto, aumenterà di quattro volte la sua capacità di raffinazione. In altri termini, secondo le previsioni degli enti USA che si occupano di petrolio e riserve regionali, l’ipotesi di aumentare l’estrazione nell’area di controllo degli Stati Uniti è un segno di buona volontà, ma non credo che questa virtù avrà a che fare con i fatti.
Marco Giaconi
Barack Hussein Obama ha realizzato, per la prima volta nella storia delle campagne presidenziali statunitensi, un modello multimediale, internettiano che comunica con il suo elettorato potenziale in un modo mirato, che si adatta al frazionamento attuale della società americana.
Un marketing politico postfordista: prima, i candidati (anche in Europa) comunicavano con un ipotetico “centro” dell’elettorato che, se conquistato, assorbiva con lievi modifiche programmatiche quelle ali marginali di votanti che facevano la differenza tra vittoria e sconfitta.
Marco Giaconi
Ci sono tanti italiani o italoamericani che voteranno per le presidenziali. Uno di questi si chiama John Marelli ed è figlio di italiani immigrati negli Stati Uniti all’inizio degli anni Sessanta. Ha vissuto anche a Padova, dove è venuto a studiare per poi tornare indietro, a New York, da dove era partito. È stato sempre indeciso tra Obama e Hillary Clinton.
Alessandro Agostinelli


