People - Biografie

mario cesariny
dicembre 2006
a cura di Manuele Masini
MÁRIO, LE CHAT
Commozione in Portogallo per la morte di Mario Cesariny (1923 - 2006)
(...) IL GATTO si sfrega gli occhi, apre una finestra, e vola tutta la notte a pancia in sú. In queste uscite volanti talvolta si incontra coi suoi compagni libertari, e allora accendono fuochi che, una volta l'anno, formano un corteo verso la luna, dove un gatto ormai cieco li restituisce agli spazi, trasformandoli in ceneri e in macchine di chiar di luna. (M. Cesariny, Manuel de Prestidigitação).
"Mário, le Chat" era una tela di Maria Helena Vieira da Silva, "ritratto" del poeta e pittore portoghese Mário Cesariny, scomparso la scorsa domenica. Una morte che molti di noi attendevano, per le precarie condizioni di salute del poeta, ma che ci lascia con una commozione che, confesso, neanche la scomparsa di Sophia de Mello o di Eugénio de Andrade (nel 2004 e 2005, rispettivamente) mi avevano provocato. Ma i(l) ritratto(i) più affascinati di Cesariny rimarrano sempre, credo, i bianco e nero del fotografo e pittore Fernando Lemos (uno dei quali riprodotto in prima pagina nel "Diário de Notícias" di Lunedì 27), compagno di antiche e "contemporanee" avventure surrealiste. Si, perché di quel surrealismo irrimediabilmente tardivo che scosse in Portogallo l'ambiente stantio creato da un lato dall'eredità del gruppo di "Presença" e dall'altro dalle istanze più viete del neorealismo, Cesariny si sentì sempre parte, e si è sentito parte fino ad oggi, trattandosi, nelle sue parole, non tanto di una opzione stilistica quasi manierata e in fondo un tanto borghese, già storicizzabile tanto da poterla rinchiudere nel posticino che le compete, ormai devitalizzata, all'interno di taluni manuali, e fra le scartoffie patinate di negozi di oggettistica, ma di "una maniera di essere", una rivoluzione permanente fatta dentro- e non attraverso- la creazione.


