11 Settembre

di Alessandro Agostinelli

Ha perfettamente ragione Gianni Riotta (sul Corriere della Sera di qualche giorno fa) a dire che "l'11 settembre ha cambiato tutto, chiamandoci a un drammatico esame di coscienza". Se è vero che "siamo diventati cauti, circospetti, più cinici ed egoisti, meno tolleranti" le domande di Riotta se siamo disposti a difendere la nostra identità non calpestando quella altrui e a difendere i diritti universali senza sottrarli a nessuno, suonano come le prove che abbiamo di fronte per mettere in pratica un mondo migliore o peggiore di quello ce ci ritroviamo oggi.
Ma perché ci ritroviamo questo mondo, oggi?
Colpa della presidenza Bush jr., sembrano sottolineare ancora adesso tanti settori della politica americana. Stanno uscendo, infatti, le prime 145 pagine delle oltre 400 (molte delle quali ancora secretate dalla presidenza Bush, sembra per non compromettere troppo il voto di metà mandato), del rapporto del Senato americano, dove è stabilito che Saddam non aveva alcun legame con Al Qaeda, non aveva fornito alcuna arma batteriologica ai terroristi, non aveva dato rifugio ad Al-Zarqawi, non stava ricostruendo armi atomiche.
Sapevamo già queste cose, perché il giornalismo della carta stampata americana non dorme, perché alcune "gole profonde" avevano fatto trapelare di alcune manipolazioni guidate da una parte dello staff del Presidente, perché alcuni osservatori diretti avevano sostenuto tali tesi.
Allora che cosa c'è di nuovo in queste notizie?
C'è la consapevolezza che non si tratta di supposizioni o di dichiarazioni private, ma di un'inchiesta condotta sotto la garanzia di un senatore come John D. Rockefeller IV, e della prima vera uscita dei democratici tutti per voce di Hillary Clinton, out-sider del partito democratico, ma fulcro dei sentimenti più moderati e corretti che l'anima di quel partito sta valutando, in vista del prossimo mandato presidenziale.
Hillary Rodham Clinton è già oltre Bush jr., arrivando a sostenere ormai non solo che la sua politica ha fallito e non è soddisfacente per i democratici e per tanti repubblicani, ma che ormai l'America si merita una classe dirigente migliore.
Molti sanno quanto c'è bisogno di un'America più equidistante e più moderata nei toni interni, più familiare con i suoi cittadini e dispensatrice di sicurezza invece che di paura.
Al solito, il Mondo ha bisogno dell'America, ma di un'altra America rispetto a quella che ci è servita oggi sul piatto della politica internazionale.