200 giornalisti minacciati dalla mafia
Sono oltre duecento i giornalisti che in Italia, fra il 2006 e il 2008, hanno ricevuto minacce e intimidazioni per la pubblicazione di notizie sulla mafia, sul terrorismo o su episodi di estremismo politico. Una decina di loro vivono sotto scorta. I dati sono contenuti nel "Rapporto 2009 di Ossigeno". "Nonostante i solenni impegni e i richiami autorevoli e ripetuti, ancora oggi, in Italia, c’è una grave, ingiustificata carenza di informazione sulla mafia. I mezzi di comunicazione di massa – con poche eccezioni – dicono sulla mafia meno di quel che potrebbero e dovrebbero. Il deficit di informazione è qualitativo e quantitativo" - denuncia l'introduzione del Rapporto. Il Rapporto contiene tre reportages in Sicilia, Calabria e Campania fra i cronisti più esposti; analizza la dinamica dell’isolamento del giornalista che non osserva le regole non scritte della "prudenza"; elenca 52 episodi di minacce e intimidazioni registrati nel 2006-2008 sui giornali o segnalati da attestazioni di solidarietà. I casi di minacce e intimidazioni individuali sono 43, altri nove riguardano intere redazioni (Secolo XIX, Telegenova, Chi l’ha visto?, Corriere di Livorno, Famiglia Cristiana, Avvenire) con oltre cento giornalisti. Il rapporto segnala anche minacce collettive rivolte a intere redazioni e, viceversa, ma non comprende centinaia di episodi che non hanno fatto registrare attestazioni di solidarietà e spesso non sono arrivati sui giornali. Il Rapporto è frutto esclusivo di lavoro volontario. Fra gli episodi segnalati nel Rapporto, il più grave è l’attentato al cronista dell’Ansa di Palermo Lirio Abate, sventato all’ultimo momento il 4 settembre 2007. Il Rapporto elenca sedici aggressioni fisiche, tre minacce in sede processuale (a Rosaria Capacchione, Roberto Saviano, Lirio Abbate), otto danneggiamenti all’abitazione o all’automobile, diciassette minacce telefoniche o con lettere anonime. Il Rapporto include nei 52 episodi di intimidazione 15 perquisizioni giudiziarie giudicate particolarmente invasive, eseguite nelle abitazioni e nelle redazioni di cronisti che avevano appena pubblicato notizie di grandissimo rilievo per l’opinione pubblica. "Si tratta di un fenomeno più grave e più esteso di quanto si possa dedurre dalle frammentarie notizie di cui si dispone comunemente - dice Alberto Spampinato, consigliere nazionale della Fnsi e direttore del progetto. Riguarda soprattutto i cronisti impegnati nei territori a forte radicamento mafioso. Con il nostro osservatorio vogliamo diffondere la consapevolezza che non si tratta di fatti marginali e far capire che di fronte a questo genere di minacce serve una più puntuale attenzione del mondo dell'informazione e delle istituzioni". "I termini del problema sono chiari - continua Spampinato. In tutti i luoghi i cui sono poteri radicati, ramificati, veri centri di interesse politico economico e finanziario, le mafie usano la violenza per proteggere i propri affari in ogni modo, innanzi tutto impedendo che certe notizie arrivino all’opinione pubblica. Dunque il problema consiste in una limitazione della libertà di stampa, nella violazione di un fondamentale diritto sancito dalla Costituzione. Dunque in Sicilia, in Calabria, in Campania vige di fatto una Costituzione materiale che tollera la limitazione della libertà di informazione, che tollera i giornalisti finché non mettono a rischio gli affari mafiosi".
(fonte: Unimondo)
[27 luglio 2009]

