42 km lontano dal gossip
Prima che il tormentone calcistico torni ad ammorbare le domeniche degli italiani, si spengono le luci sulle Olimpiadi e sul più grande spettacolo televisivo del pianeta. Peccato che, nel frattempo, la persecuzione dei tibetani non abbia conosciuto soste, che la politica si sia astenuta da qualsiasi passo ufficiale al riguardo, nonostante la lesione sostanziale dei diritti umani; che Georgia e Russia abbiano innescato un conflitto dagli esiti imprevedibili, che la Cina abbia messo in vetrina i suoi effetti speciali e con essi le cinquantuno medaglie d'oro olimpiche per consolidare il suo ruolo strategico nell'import/export con i mercati internazionali. Vince l'uomo? No,il sistema. Vince lo sport? No,il medagliere. Vince la distensione? No, una sorta di anestetico che neutralizza dissenso e selezione razziale e culturale. Vince cioè la politica fatta con altri mezzi. Ne sanno qualcosa i nostri dirigenti sportivi che, per dirla con Pietro Mennea, stanno liì da anni per diritto divino. Ma più per grassare finanziamento pubblico ai governi, poi malamente distribuito, che per garantire lo sport e un adeguato ricambio generazionale nelle prestazioni di vertice.
“Siamo nel G10 dello sport olimpico, e comunque abbiamo superato la Francia” – ha affermato Petrucci, forse per darsi un tono, dimenticando che dal 1996 (Atlanta) si registra un arretramento progressivo del nostro rendimento agonistico. Staremmo per dire in analogia con quanto avviene alla nostra bilancia dei pagamenti con l'estero.
In questo quadro leggo che Stefano Baldini, già oro ad Atene, avrebbe “steccato” l'appuntamento con la maratona olimpica. In realtà non è così. Si può vincere e dare esempi formidabili ai più giovani anche senza “pazziare” con una medaglia al collo o senza evocare il mondo del gossip e/o della televisione come dimensione del definitivo trapasso di un atleta alla glora imperitura dei media o delle riviste patinate. Quando alcuni mesi fa vidi i muscolati rugbisti della nazionale italiana posare senza veli per una rivista a la page capii che un limite era stato definitivamente superato. Il limite che consente di non impastare lo sport con lo spettacolo, l'esposizione del corpo come tale con la prestazione atletica. Il limite che neutralizza le sciocchezze del gossip. Ha ragione da vendere Mario Cardinali sul Vernacoliere di Livorno a proposito di Aldo Montano, dalle stanze della cultura sportiva dove il narcisismo dovrebbe essere bandito almeno quanto il doping e le sue banali tentazioni di andare oltre misura, anche quando l’assunzione di certe sostanze è frutto di un calcolo sbagliato o di un fatto puramente accidentale.
Baldini non ha vinto, ma non si è ritirato. Per l'ennesima volta ha prevalso l'estrema sobrietà del gesto atletico lungo 42 chilometri di fatica, nonostante una fastidiosa distrazione muscolare gli suggerisse di non partire. Una corsa attenta, ponderata sul valore degli avversari, una rimonta graduale che lo ha puntualmente riportato ai limiti dell'eccellenza. Uno fra i molti quasi quarantenni d'oro di queste Olimpiadi. E su questo, in tempi di miti giovanili usa e getta e di aperitivi alcoolici, andrebbe aperta una seria riflessione. Un esempio anche per chi non conosce gli splendidi misteri della maratona che non ti consuma se la sai amministrare. Che ti dà la gloria, se la sai comprendere e scadenzare. Che ti restituisce il senso della vita se la sai programmare. Un contributo importante di razionalità e di pura applicazione per uno sport spesso più visto che praticato, più monetizzato e avvilito che sostenuto e incentivato, senza il riflesso condizionato del potere, del gossip e della televisione.
[29 agosto 2008]

