AAVV, HETEROGRAPHE

Editions d’en bas, Lausanne, 2009, pagg. 89 euro 10
poesia
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Non un ghetto – recita lo scritto in apertura- ma un luogo di riflessione: luogo (collocazione) è la voce centrale di questo andare: un luogo rende visibili, permette la divisione, lo scambio, fa posto/spazio: la scrittura è un luogo, una voce, un legame: la piazza pubblica è necessaria perché la voce sia udibile: l’intrecciarsi di linee identitarie permette di scampare il rinchiudersi: militare è un modo di esistere, di nominare, di fronteggiare il silenzio.
 

La traduzione dal francese non evidenzia a dire il vero quell’interezza di significati che l’uso di vocaboli dalla doppia accezione racchiude e rilancia.
E’ fresco di stampa, è il primo numero pubblicato di (speriamo) una lunga serie ed è una pubblicazione splendida. E’ “Heterographe”, rivista/libro gay apparsa/o da poco a cura delle coraggiose e civilmente impegnate Edizioni d’en bas con sede a Losanna, nella Svizzera francese.
La linea è data dall’editoriale a firma di Pierre Lepori, direttore della rivista (ma in proprio saggista e delicato quanto potente poeta): militare nello spazio libero della letteratura e delle arti.
Il contenuto non tradisce le aspettative e si dispiega ricco: due poesie inedite di Fabio Pusterla in apertura; due testi in prosa, rispettivamente di Philippe Rahmy ed Emma Donoghue; una drammaturgia breve di Haendi Klaus; un divertissement di Olivier Sillig cui seguono: poesie di Célia Houdart; la prima parte dell’autobiografia al registratore che Sandro Penna dettò quasi al termine dei propri giorni; l’intervista a voce e firma di Melena Ristia a Jack Halberstam; l’intervista a firma e voce di Pierre Lepori a Tommaso Giartosio; gli scritti a firma di Francois Cusset, Martine Hennard Dutheil de la Rochère, Alain Perroux e qui mi rendo conto che è in corso più una elencazione passiva che un rimandare i contenuti uno più interessante dell’altro.
Per finire ma non per chiudere, una larga sezione di letture (o recensioni, che dir si voglia, tutte di estremo interesse e livello) ed un breve scritto a firma di Lara Lemmelet che scritto in realtà non è: è piuttosto un cappello alle splendide fotografie in bianco e nero –opera della Lemmelet- che occhieggiano tra le pagine.
Per chiudere davvero e pur sapendo che questo mio scritto non rende affatto giustizia alla bellezza di questa rivista (mi ripeto, lo so), un ultimo elogio per la grafica e l’impaginazione: limpidi, puri, esatti. Vedere per credere (e qui si può visitare il sito web della rivista per un assaggio: www.heterographe.com). Sicuramente la rivista/libro avrà una diffusione ampia laddove il francese è la lingua maggioritaria, ma non troverei nella lingua un ostacolo: piuttosto uno spunto per conoscere altro e “l’altro”, accogliere proprio quello che viene auspicato in apertura: fronteggiare il silenzio. Non potrei immaginare canto migliore.
 

Fabiano Alborghetti