Afghanistan

Gianfranco Cordì

I problemi principali che Karzai ha di fronte

Dopo 36 anni (le ultime furono, infatti, nel 1969) in Afghanistan si sono svolte delle elezioni parlamentari. Il 16 settembre 2005, diciotto candidati (di cui sette sono stati assassinati nel corso della campagna elettorale) si sono sfidati per la carica di Presidente, nel corso di una tornata elettorale che ha rinnovato i 249 seggi (di cui 10 riservati ai Kuchi nomadi e 58 alle donne) della Wolesi Jirga (Camera Bassa) e 34 Consigli Provinciali (rispetto alla popolazione delle singole province sono stati attribuiti dai 9 ai 29 membri per ogni distretto). Successivamente i 34 Consigli Provinciali eleggeranno, ciascuno, un rappresentante alla Meshrano Jirga (Camera Alta). 6 milioni di afghani sono andati al voto, ovvero circa la metà degli aventi diritto. I risultati delle elezioni, che si sono svolte in un clima abbastanza tranquillo (nonostante le violenze promesse alla vigilia dai fondamentalisti Taliban, e grazie allo spiegamento di forze messo in campo che ha visto più di 800.000 tra poliziotti e soldati schierati dal governo di Kabul oltre agli effettivi della coalizione di pace e agli 11.000 uomini dell'ISAF, la forza di sicurezza della Nato) hanno visto il Presidente pro-tempore Ahmid Karzai, cittadino americano di origine afghana, ex dipendente della compagnia petrolifera statunitense " Unocall", essere riconfermato nella sua carica. La situazione che egli si troverà ad affrontare è, a tuttoggi, molto complessa e articolata. L'Afghanistan che Karzai dovrà guidare è attraversato da almeno tre principali ordini di problemi. Essi sono problemi di natura territoriale, economica e politica.

I PROBLEMI TERRITORIALI

Dopo l'intervento militare statunitense e del contingente internazionale del 2001 (conseguente all'abbattimento delle Twin Towers dell'11 settembre di quell'anno da parte dell'organizzazione terroristica di Al Quaeda guidata da Osama Bin Laden), i raid aerei dei bombardieri B.52 e le tasks force dei marines americani,che hanno sortito l'abbandono del potere da parte degli integralisti islamici Taliban ( al governo dal 1997), intere zone dell'Afghanistan sono, tuttora, in mano a dei " signori della guerra" che fomentano un continuo stato di guerriglia contro le truppe degli Stati Uniti, afghane e del contingente internazionale. Questi guerriglieri trovano asilo in particolari avamposti del paese, ad esempio nel Wirzistan. Di concerto, gli studenti coranici Taliban proseguono la loro azione di riconquista del potere dell'Agfghanistan in alcune altre zone (come in quelle di Kandhahar e di Zabur dove continua la guerra di costoro con le truppe americane) e sono stanziati, prevalentemente, nel sud e nel sud-est del paese, finanziandosi con il commercio dell'oppio.
I 28 milioni di abitanti del paese,infatti, sono frammentati in varie etnie: 38% Pasthun, 19% Hazara, 25% Tagiki, 6% Uzbeki e 12% altre ancora.
Tutto ciò non tenderà, affatto, a facilitare il processo di pacificazione nazionale e di controllo territoriale che Karzai si troverà a dover affrontare come primo punto della sua agenda politica. Ma la sicurezza e la piena sovranità nel complesso del territorio afghano dovranno essere garantite, in termini estremamente prioritari rispetto ad ogni altro tipo di problematica, se si vuole portare il paese verso condizioni di rinascita e sviluppo. Lo stato di "incompleta sovranità" in cui versa il paese, tuttora è operante in esso una "forza multinazionale di pace"( in un operazione denominata "Enduring Freedom"volta a stroncare la resistenza dei Taliban ed a snidare tutti gli alleati di Al Qaeda, posti nel sud-oreinte del paese) di 20000 uomini ed in esso vi è, in questo momento, un totale di ancora circa 300000 uomini che sono "in armi", non agevola affatto la piena attuazione dei processi democratici che si sta tentando di intraprendere. Anzi, rende l'intero edificio della democrazia, di recente costituzione, molto fragile e percolante. Quella che viene meno è, dunque, la stessa base sociale che dovrebbe costituire una democrazia di questo tipo. Senza la quale qualsiasi sistema politico si tenti di instaurare risulta compromesso, o comunque difficile, fin dalla sua origine. Il processo di disarmo delle milizie agli ordini dei " signori della guerra" non può attendere deroghe e deve essere visto, dunque, come il vero inizio del cammino che porti verso questo risultato. I cui passi successivi devono vedere l'Afghanistan riconquistare, persino materialmente, il complesso della sua estensione territoriale.

I PROBLEMI ECONOMICI

Il 35% del Prodotto Interno Lordo dell'Afghanistan è dato dalla coltivazione e dal commercio dell'oppio. Il 90% dell'eroina che circola in Europa ( secondo un comunicato UE) ed i ¾ dell'eroina mondiale ( dati provenienti dalla CIA ) provengono proprio da questo paese.
Il totale del giro d'affari che sovrintende a questo stato di cose è di 2,3 miliardi di dollari all'anno. Ha dichiarato Igor Ivanov, ex ministro degli Esteri russo, che dopo la caduta del governo dei Taliban e l'arrivo degli americani " la produzione dell'oppio in Afghanistan è aumentata 9 volte".
Se a questo si aggiunge che il 17% della popolazione non ha tuttora accesso a cure mediche, che il 25% del bambini muore perché non può contare su di un assistenza pediatrica adeguata e che il 70% degli afghani è del tutto analfabeta, si può ben comprendere che, come secondo punto della sua agenda poltica, Karzai dovrà affrontare massicciamente la questione di una ristrutturazione globale dell'economia afghana. Egli dovrà riuscire a dare nuovo impulso a quelle attività economiche che sono, comunque, presenti nel territorio (come l'agricoltura ed il turismo, ad esempio) che dovranno portare l'Afghanistan a divenire uno stato pienamente inserito nel sistema della legalità internazionale e del commercio. Per far ciò, Karzai ha a disposizione le direttive della " Conferenza di Bonn " ( 31 marzo- 1 aprile 2004) che ha stabilito le misure necessarie affinché l'Afghanistan diventi un paese integrato a livello mondiale. Spesse volte sono delle vere e proprie condizioni di sussistenza quelle che costringono gli abitanti dell'Afghanistan a dedicarsi alla coltivazione ed al commercio dell'oppio. Il governo del paese dovrà intervenire a fondo, appunto, sulla genesi di queste condizioni. E dovrà fornire delle condizioni alternative possibili per l'esistenza di ogni suo cittadino. I problemi che, in questo caso, Karzai e i suoi uomini avranno di fronte sono sicuramente prima di tutto economici ma anche culturali nel senso più ampio del termine e di rilancio generale di ogni risorsa del paese. Karzai non dovrà, dunque, perdere tempo e porsi subito al lavoro ai fini di questo risultato.

I PROBLEMI POLITICI

Karzai ha anche di fronte, sul piano strettamente politico, il compito di rendere organico e privo di traumi un particolare stato di fatto nascente dalla situazione di un sistema democratico regolato dall'esterno secondo meccanismi che tendono, per ora, a trascendere le caratteristiche più proprie del paese di cui egli è Presidente. Il primo passo in questa direzione è stato compiuto attraverso il regolare svolgimento delle elezioni parlamentari. Karzai, però dovrà certamente fare i conti con la concreta effettualità di un sistema (quello democratico) che, in linea generale, oltre che da un complesso di norme da rispettare è generato anche da un travaglio interno in ogni nazione nella quale si manifesti.
La pacificazione e la nuova regolamentazione dei meccanismi economici nazionali, in tal senso, potranno sicuramente apportare molta linfa vitale alla neonata democrazia.
La cui declinazione soltanto formale, giova ripeterlo, non può mai bastare ad estrinsecarne gli autentici contenuti. Comunque, il 12 ottobre scorso è avvenuta, in Afghanistan, la visita del Segretario di Stato americano Condoleezza Rice che, in quell'occasione, ha dichiarato: " il paese sta transitando alla democrazia dopo decenni di guerra civile".
Il fatto particolare della religione islamica, maggioritaria nel paese, è da prendere in seria considerazione. Se è vero che l'Islam non è incompatibile con la democrazia, inse stesso, è anche vero che l'Islam stesso può essere declinato in più modi. Uno di essi è il fondamentalismo islamico dei Taliban. Storicamente molte nazioni islamiche hanno avuto un evoluzione che può essere considerata, con buona approssimazione, di tipo democratico. Diverso è il discorso per i fondamentalisti che sono teocratici. E che si negano ad un qualsiasi dialogo che dissenta da essi. Il fatto che l'Afghanistan abbia una popolazione composta da varie etnie potrebbe, anche, complicare le cose. Fondamentale, in un caso come questo, è una definizione autorevole e, probabilmente, inedita del concetto di "cittadinanza". Concetto che, nell'epoca della globalizzazione, appare rilevante a ridisegnare non solo i connotati dei singoli stati ma anche quelle dei rapporti delle nazioni fra di loro.

CONCLUSIONI

Un triplice problema (territoriale, economico e politico) è quello che Hamid Karzai ha di fronte, almeno nell'immediato. Appare necessaria un'adeguata considerazione di questo tyriplice ordine di questioni per una pronta rinascita del paese finalmente restituito alla democrazia. Naturalmente i problemi di sui si diceva non esauriscono completamente l'arco delle questioni che Karzai avrà di fronte. Ad essi, infatti, si aggiungono: la creazione di un esercito nazionale e di una forza di polizia autorevole, la fine delle violenze pubbliche e private, una nuova regolamentazione dei diritti civili delle donne e gli aiuti da provvedere verso tutte quelle zone del paese che sono state devastate dal violento terremoto dello scorso 8 ottobre che ha colpito, oltre che il Pakistan e l'India, anche lo stato afghano, raggiungendo una magnitudo di 7,5 della scala Richter ed a causa del quale sono morte 54000 persone. Dalla soluzione delle problematiche di cui si diceva dipenderà il futuro del paese e la possibilità di una sua evoluzione in senso pienamente democratico.