Alberto Nessi, LADRO DI MINUZIE

Bellinzona (CH), Edizioni Casagrande, collana Versanti, 2010, pp. 224, Euro 18.50
poesia
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Alberto Nessi non è un poeta che necessita di grandi presentazioni: è infatti uno dei migliori autori della Svizzera italiana, tradotto in più lingue ed ha all’attivo raccolte di poesia, racconti e romanzi.

Fresco di stampa per le Edizioni Casagrande di Bellinzona (editore storico di Alberto Nessi) è “Ladro di minuzie”, una corposa antologia che raccoglie la produzione dagli esordi nel 1969 ad oggi, e con una preziosa sezione di inediti. E’ una pubblicazione che segue l’ottimo romanzo “La prossima settimana forse” apparso - sempre per Casagrande- nel 2008.

“Ladro di minuzie” (il titolo è una splendida poesia tratta dalla raccolta “ Il colore della malva”) è una raccolta preziosa, è lo è per più ragioni: la prima, forse la più statistica, è che qui sono raccolte cinque raccolte di poesia apparse nell’arco di quarant’anni, dall’esordio del 1969 con “Giorni feriali” (che apparve per le ormai scomparse edizione Pantarei di Lugano), “Ai margini” del 1975 (entrambe poi ristampate dalla edizioni Giampiero Casagrande nel 1988) per riprendere “Rasoterra” del 1983, “Il colore della malva” del 1992 (e poi ristampata nel 1997) a “Blu cobalto con cenere”, apparsa per le edizioni Casagrande nel 2000, non contando comunque le numerosissime plaquette e libri d’arte che appaiono nel corso degli anni.

Quando Alberto Nessi appare edito nel 1969 con “Giorni feriali”, la tempesta letteraria che infuria è il linguaggio imposto dal Gruppo63, uno sperimentalismo ed allontanamento della poesia dalla poesia così come dal lettore. Il Nessi compie una scelta scevra di mode: pur interessandosi a quanto avviene in poesia in questi anni, adotta il proprio vivo e vero dettato, una lingua piana, chiara, ancorata da un lato alle minime vicende umane, dall’altro all’universo botanico o lo stupore nei confronti dell’immutabilità della terra prescindendo la presenza umana. Su tutto però, ciò che si rivela essere una cifra linguistica che lo accompagnerà nei decenni a venire, è l’osservazione dei piccoli uomini, certamente riferita anche all’ambiente che il Nessi abita: Chiasso città di confine, una linea di frontiera tra Svizzera ed Italia ed uno snodo ferroviario commerciale al tempo importantissimo. Parallele a questi elementi, sono quelle dimensioni date dalle memorie di un Nessi bambino oppure da un mondo intero che galoppa verso la scomparsa: il cambiamento dei tempi dati dal boom economico, l’aumento sempre più importante di lavoratori frontalieri che a sera rincasano varcando il confine o quei lavoratori stagionali –spesso del Sud Italia- che abitano la terra elvetica ma come fossero in prestito e visti stranieri sempre, o forse più “strani” che stranieri. Giancarlo Majorino, nella prefazione di “Rasoterra” lo annotava: «Nessi si muove diversamente, ricercando e costituendo aderenze tra persone e oggetti non privilegiati, come fosse munito di un invisibile registratore». Ed egli registra innestando il parlato quotidiano con una elevazione poetica altissima, usando un intercalare popolare per combinatorietà necessaria.

Sono tutti elementi che non andranno scomparendo nei decenni a venire, raccolta dopo raccolta, e anche quando il tema sarà più strettamente memoriale (come per la plaquette “Iris viola” apparsa per le edizioni LietoColle nel 2008, dove il tema è la scomparsa della madre ma posto sotto la gentile protezione dell’Iris viola coltivato un tempo apposta per lei e qui inclusa in antologia).

“Ladro di minuzie” chiude con una corposa sezione intitolata “Se luce non splende” , testi scritti a cavallo tra il 2000 ed il 2009 e sino a qui quasi del tutto inediti o apparsi in plaquette e riviste. Sono una selezione di poesie che comporranno la prossima raccolta di Alberto Nessi e questa anticipazione è l’ennesimo punto che rende l’antologia non solo preziosa, ma ancor più sorprendente: dal delicatissimo e lancinante poemetto “Ode di gennaio”, alla ripresa di “Iris viola” (come detto), alla sottosezione “Galleria minima” dove il Nessi si confronta con l’osservazione –e trasposizione in poesia di quadri, grandi opere d’arte: un possibile rischio affrontare in poesia Chagall o Soutine (e quanti altri saranno) ma Nessi, con la forza e attenzione che ne sono da sempre un punto assoluto, compie un lavoro ancora una volta mirabile, arrivando ad un piccolo capolavoro come il testo dedicato ad Antonio Rinaldi, pittore ticinese, la cui poesia, il Nessi, costruisce con una serie di distici cosi da ottenere certamente un testo d’insieme ma anche due “sotto poesie” (termine incorretto, lo so) composte da distici paralleli e dove l’una funziona autonomamente rispetto all’altra. Un capolavoro. E un capolavoro è anche questa antologia di Alberto Nessi, autore che non conosce cadute ma anzi continue vette e che vale la pena leggere per intero (per scoprire o riscoprire) venendo tenuti per mano dal verso gentile e vibrante, spesso engagé, sempre sorprendente . Queste recensione uscirà per Dicembre 2010: invito allora –e seriamente- a voler acquistare il libro, in internet o in libreria, perché diventi un prezioso dono, un gesto d’offerta come lo è ogni testo di Alberto Nessi che vorremo accogliere, leggendone.

Non dire

Non dire fuoco se l'edera a settembre
non porta una farfalla con ali di fiamma
sui fiori dove le api bottinano
tra foglie a cuore arrampicate ai muri

non dire pioggia se la chiocciola tace
lungo i sentieri dell'adolescenza,
se i morti sono travolti dalla foschia
della dimenticanza come da una frana di sassi

non dire autunno se nessuno risponde
nell'azzurro riquadro della finestra,
se muto è ogni tamburo nella notte
dei sogni, se gli uccelli sono partiti

non dire amore se la collina degli occhi
non riflette i vigneti e la rinascita
delle foglie che crescono dopo la cenere,
se prima di nascere il sorriso si spegne

non dire grazia se la perla dell'alba
non s'accende per tutti nel mattino,
se la speranza non offre un ramo saldo
a chi vaga smarrito nella nebbia

non dire patria se l'ombra della pietra
non offre asilo all'anima errante
di chi fugge da silenzi di morte
verso una parola che non mente

non dire cielo se gli uomini s'ammazzano
ancora e sempre sulle vie del mondo,
se la vita è uno straccio portato via
dal vento dell'odio e della follia

non dire niente se luce non splende.

Fabiano Alborghetti