Alle professoresse sul Corano

di Marco Giaconi

Prepariamoci in tempo. Con le feste natalizie in arrivo, i media ci regaleranno una serie di maestre elementari, professoresse, assistenti sociali, magari qualche professore universitario che bloccheranno presepi, cantate bachiane, croci, santi, messe, perfino regali per evitare che i loro studenti islamici “si offendano”. Si cominci a insegnare il Corano in italiano per evitare la nostra ignoranza; si cominci a rispettare le nostre tradizioni, senza falsi pregiudizi.
Io non mi offendo. Ho visitato moschee, anche quella romana che, per poco, grazie ad un errore di calcolo nella qibla (la direzione della preghiera) non lanciava le sue potenti invocazioni verso Tel Aviv, e possiamo immaginare i nervi tesi dei finanziatori sauditi. Figurarsi! Quando ci fu la prima Guerra del Golfo, nel 1990, la CIA doveva manipolare i documenti dei soldati USA ebrei o con nome ebraico (Rosenfeld, Levi, etc.) perché, altrimenti, non potevano nemmeno poggiare i piedi nel Paese dei Due Luoghi Sacri (Mecca e Medina, per le professoresse di cui sopra). Ho visitato il piccolo mausoleo del sufi che ha costruito la moschea di Kairouan, all’inizio orientale del Sahara, luogo sacro dell’Islam e arco da cui scoccò la freccia dell’invasione islamica del maghreb fino alla Spagna, conquistata dal berbero di Tangeri Tariq ibn Ziyad, da cui gebel el tariq,  Monte di Tariq, Gibilterra…
Ho perfino commentato, invitato da un mio studente iraniano, la sera di un venerdì, un verso del Corano. Era il 16 della Sura Al Fathir, “Il Creatore”: Se volesse, vi farebbe perire e susciterebbe una nuova creazione. Ho visitato molte sinagoghe ebraiche, e ho qualche goccia di sangue proveniente dalle tribù di Mosè e Aronne, che, come diceva Golda Meir, “ci hanno fatto vagare quarant’anni nel deserto per arrivare nell’unico posto del Medio Oriente dove non c’è petrolio”. Ne vado fierissimo, naturalmente. Ho odorato le rose rosse della Mutterkirchei di Zwingli, a Zurigo, per molti anni, conosco le logge massoniche del Rito Scozzese Antico e Accettato, quelle del Rito di York in Gran Bretagna, ho visitato un “tempio positivista” e ho perfino visitato il Goetheanum  di Dornach, vicino a Basilea, oltre a sedere, nei miei anni elvetici, nella sedia che era stata quella di Karoly Kerenyi, lo storico delle religioni, nella Loggia “Alpina” al Lindenhof.
Io non mi offendo. Ma, sul piano dei rapporti tra cristianesimo e islamismo, almeno per quanto riguarda la dottrina, bisognerebbe saperne di più, prima di credere che qualcuno si offenda.
Vediamo. Maometto viene riconosciuto come profeta, a quarant’anni, da un asceta nestoriano, che quindi, essendo appunto seguace del patriarca di Costantinopoli, credeva che in Gesù convivessero, separate, le due nature di uomo e di Dio, e comunità nestoriane arrivarono perfino in India e in Cina, sovrapponendosi al buddhismo. Alla Sura 2, v. 87 Al Baqara, “La vacca”, Allah dice che “abbiamo dato a Gesù figlio di Maria prove evidenti del suo compito e lo confermammo con lo spirito di santità”. Nella Sura successiva, Al ‘Imran, “la famiglia di Imran”, si passa immediatamente dalla Miryam sorella di Mosè alla Maria madre di Gesù, figlia anch’essa di un ‘Imran. E la Maria madre di Gesù viene visitata dagli angeli, per annunciarle la sua Immacolata Concezione. Per la Chiesa, il dogma dell’Immacolata è stabilito a partire dal 1854, ma nel Corano le cose sono chiare fin dall’inizio: nella Sura XIX, Maryam, v. 20: “come potrei mai avere un figlio, che mai uomo mi ha toccata e non sono certo una libertina? Ciò è facile per Me.. faremo di Lui un segno per le genti e una misericordia da parte Nostra. È cosa stabilita”.
I temi dei vangeli apocrifi sono costanti nel Corano: Maria che tesse una tenda, come nel Protovangelo di Giacomo, la palma alla quale si appoggia Maria, che si legge nello Pseudo Matteo  e nella Sura 3.
La differenza sta nel fatto che non si deve, nella teologia islamica, associare alcuna entità all’Unico, e quindi non si può dire che Gesù è “figlio di Dio” o che è addirittura una delle tre persone della Trinità. A chi gli dà compagni, Dio gli chiude le porte del giardino…il Cristo figlio di Maria non era che un messo di Dio come gli altri che furono prima di Lui e sua madre era una santa, ma ambedue mangiavano cibo. Qui siamo alla sura 5 Al Ma’ida, “La Mensa”, che contiene fra l’altro una reminiscenza sia della moltiplicazione dei pani e dei pesci e dell’istituzione dell’Eucarestia, che non sono ben distinte nel testo coranico.
E, peraltro, altra distinzione essenziale tra cristianesimo e islamismo, Gesù non fu crocefisso e ucciso, ma l’Unico fece in modo che qualcuno fosse reso simile a Gesù agli occhi degli Ebrei, mentre il Figlio di Maria fu innalzato al Cielo senza morire di morte alcuna. Qui il riferimento è la Sura 4, Al Nes’aa, “Le Donne”. Né lo uccisero, né lo crocifissero, bensì qualcuno fu reso ai loro occhi simile a lui. Una eredità docetista dell’Islam, la tradizione antichissima, ma cristiana, secondo la quale qualcuno, forse Simone il Cireneo, sarebbe stato preso per Gesù e crocefisso al suo posto.
E Gesù, secondo il Corano, prevede l’arrivo della Corona della Profezia, Maometto, nella Sura 61, v. 6, Al Suff, “La Colonna”, O Figli di Israele! Io sono il messaggero di Dio a voi inviato, a conferma di quella Torah che fu data prima di me, e ad annunzio lieto di un messaggero che verrà dopo di me e il cui nome è Ahmad (il Lodato). Il riferimento coranico è qui al discorso del Quarto Vangelo 14, 16, e 15, 27: Io pregherò il Padre ed Egli vi darà un altro Consolatore perché rimanga con voi per sempre…Quando verrà il Consolatore che io vi manderò dal Padre, lo Spirito di verità che procede dal Padre, egli mi renderà testimonianza.
Il problema è che la cultura religiosa, nel mondo cattolico, è straordinariamente carente, e vengono sovrapposte ideologie politiche a questioni squisitamente teologiche, che o si sanno o non si sanno, e non c’è nessuna polemica sul burqa o sul pluralismo politico che le possa sostituire. E, insieme a questa sozza ignoranza religiosa, colpa anche della Chiesa, che ha trasformato la Parola dell’Inviato in un socialismo all’acqua di rose, vi è anche la paura dell’Altro, che ormai gira per le nostre strade, lavora nelle nostre fabbriche, manda i figli nelle nostre scuole.
Occorre tenere a bada i fanatici, naturalmente, e occorre soprattutto ricordarsi che l’islam è un protestantesimo dei deserti: non vi sono sacerdoti, ma solo credenti, e le gerarchie religiose non somministrano sacramenti (che non ci sono) ma emanano verdetti legali, visto che il Corano, diversamente dai Vangeli, è una legge positiva: ti dice come devi lavarti le mani, come devi usare la bilancia in commercio, quanto devi dare alla moglie dalla quale ti devi separare, e tanto altro ancora. Qui è il vero pericolo: che i tanti imam fai-da-te, che sanno di teologia islamica molto poco, e magari fanno i macellai o gli elettrauto, interpretino il Corano secondo le loro ossessioni di frustrati ignoranti. È come se la teologia cattolica fosse messa nelle mani, certo meno pericolose di quelle di uno shaheed (“martire” terrorista) delle vecchiette che sbagliavano, con risultati esilaranti, il latino durante la Messa. Tanto Immergo…E fu proprio un manovale di macellaio islamico, nella Costa Brava, a essere selezionato dalle reti qaediste per lanciarsi contro i nostri soldati, a Nassiryia… Quindi, occorre insegnare il Corano in italiano e, soprattutto, evitare la doppia spirale dell’ignoranza: il fanatismo e l’esclusione terrorizzata dell’Altro.
 
[13 novembre 2009]