In alto mare

Siamo ai consuntivi di fine anno.
La politica italiana naviga in acque stagnanti: il governo Berlusconi non ha mai trovato lo spunto per uscire dalla crisi e, nonostante l'impegno mediatico, la realtà è veramente sconfortante; il centrosinistra non ha ancora trovato una fisionomia certa e i problemi, stavolta, sembrano venire non più da Bertinotti ma da un clima da resa dei conti del centro.
Il clima internazionale è in un momento di surplace che mostra soltanto l'oscurità dei disegni di ciascun potere attivo nelle questioni aperte: Iraq e Medio Oriente soprattutto.
Chissà che cosa stanno seminando le varie parti in causa?
La gente occidentale, dunque, vive momenti di forte recessione economica, ma anche un periodo di aspettative decrescenti e si rifugia in una sorta di immobilismo che tiene tutti e tutto in un letargo che alla lunga può risultare deleterio alla ripresa, perché la negatività si allunga nei tempi lunghi dei dati strutturali di consumo ed erode i risparmi.
Cose risapute, ma purtroppo reali.

Nel frattempo la natura ha voluto manifestare, senza discriminazioni (per aprire bene gli occhi ai poveri e, soprattutto ai ricchi del pianeta), la proprie supremazia sopra economie, rifugi, fama, tecnologia e quant'altro di umano tenti di prevalere, forzando le regole del gioco. Il terremoto/maremoto partito dall'Oceano Indiano è un monito potente, anche se non direttamente collegato, alle reticenze dei Paesi che rinviano l'adesione alle piattoforme ecologiche presentate a suo tempo a Kyoto. Insomma, la Terra ci avvisa del fatto che non siamo solo noi a decidere le sorti future, se ad ogni angolo del pianeta la natura può spazzare via ogni cosa, il più semplice attrezzo per la pesca di un poveraccio indiano, come la camera superaccessoriata di Pippo Inzaghi...

Quando ci si raccoglie in un periodo di magra le speranze sono alte, ma sempre inficiate da un pessimismo della ragione. Che il 2005 possa essere migliore, o almeno non peggiore.