Analisi Destra
Vediamo le cause della vittoria dell’uno, il PDL, e della sconfitta dell’altro, il PD. Per la “Sinistra Arcobaleno”, farò una chiosa alla fine del mio intervento.
Prima diagnosi: non si confondono le masse popolari con i salotti delle mie amiche romane. Da quando esiste la politica moderna, chi vince incanta, seduce, convince o affascina le masse, non i salotti dove entra da parvenu. Viene in mente quel personaggio di Balzac, che affermava di aver studiato “droit parisien” nel boudoir di una bella signora del VII arrondissement. E in effetti la sinistra, nelle sue due anime, non ha parlato al popolo, questo fastidioso pendant delle periferie romane, fuori dall’Appia Antica o da Piazza Margana.
E la questione non riguarda solo lo snobismo ridicolo dei leaders gauchistes. È un problema di programma: al di là della retorica sul posto fisso da regalare a ogni laureato della nostra sgarganata università, il PD ha proposto prima il salario minimo per i precari (che esiste dove i precari sono obbligati ad accettare i lavori loro offerti) poi regalie varie, infine una serie di bonus per pensionati e figli a carico. Va benissimo sostenere i redditi minimi, ci mancherebbe altro, ma se si vuole fare redistribuzione delle risorse occorre gestire e tutelare anche chi le risorse le produce. E qui viene il bello.
La sinistra, sia nella versione PD che in quella della “Sinistra Arcobaleno”, se vuole ridistribuire risorse, deve proteggere e favorire chi le genera. Se vuole recuperare il “tassa e spendi” del keynesismo all’amatriciana che ha caratterizzato questi ultimi anni (e al quale non è estranea nemmeno la destra) allora il PD doveva pensare al Nord non solo come a una vetrina per qualche nuovo acquisto elettorale, ma a una sfida per pensare a quella che Giorgio Amendola chiamava la “democrazia dei produttori”. Se, da un lato, si schiaffeggiano i padroncini sfruttatori di extracomunitari e nemici del popolo, quasi fossimo in una omonima commedia di Ibsen, allora non si può chiedere dall'altro lato il sovrareddito da distribuire ai losers, che peraltro non può non venire che da una postura aggressiva sui mercati dei suddetti padroncini del NordEst e del Nord in generale.
Laddove rimane egemone, il PD si è qualificato da tempo come buon amministratore di risorse prodotte fuori dal suo controllo: anche nella Toscana rossa, le aree dove cresce davvero l’economia sono isole locali con le quali la buona amministrazione “rossa” convive con intelligenza, non si tratta di sistemi diffusi nei quali l’amministrazione locale fa “spin off” sulle attività produttive già presenti sul territorio.
Sarà da studiare, da questo punto di vista, lo smottamento leghista di parte dell’Emilia rossa, che probabilmente manifesta una voglia di andare fuori dal modello “distrettuale” ampiamente studiato da Romano Prodi nei suoi anni verdi.
Quindi, se vuoi il “tassa e spendi”, allora devi sostenere la crescita delle aree produttive del Nord e del Centro (e certamente la trasformazione elettorale delle Marche, anche in questo caso, significa qualcosa).
Se invece ritieni che il capitalismo sfruttatore e negriero debba essere abolito con una bella rivoluzione, e poi tutti in trattoria a festeggiare, allora non si rompano le scatole alle aree produttive del paese.
Anche il Sud, a parte la triste figura della monnezza napoletana e della giunta calabrese ormai in preda alle faide interne, è un indice dell’arcaismo della sinistra, nelle due versioni PD e “Arcobaleno”.
La mafia, come hanno dimostrato lunghi processi e secolari commissioni parlamentari (e posso dimostrarlo da consulente delle suddette Commissioni) ha trattato con tutti, sempre, sia pure con metodologie diverse. E le procedure PD nel Sud sono state quelle, come a Napoli, di una forza che “subentrava” nella vecchia gestione del potere, per spenderne subito il potenziale elettorale.
Per quel che riguarda il Popolo della Libertà, la questione è diversa ma parallela. Se il PDL riuscirà a creare un Meridione autopropulso economicamente, allora la sinergia tra il Sud che cresce rapidamente e il Nord che continua a internazionalizzarsi sarà efficace sia per l’Italia che per il PDL. Se invece, come è oggi probabile, il Meridione dovesse rientrare nella logica delle regalìe elettorali, allora si romperebbe il patto costituzionale e si frantumerebbe il sistema che ha visto vincere il PDL.
Sulla Sinistra Arcobaleno, non è bello infierire. Una sequenza di generazioni che, una dopo l’altra, hanno voluto fare “come nel sessantotto”, mentre tutto intorno cambiava. Oggi non ci sono i soldi, gli impieghi pubblici sono inflazionati, l’università fa ridere. Non si capisce quale progetto avessero davvero, nel regno triste della realtà, i dirigenti della “Sinistra Arcobaleno”. Una invasione di extracomunitari nell’Italia “ricca” (e non lo è più da anni, ci stiamo mangiando i risparmi della nonna) o un automatismo salariale che gli operai per primi rifiutano?
Insomma, siamo un paese di “cattivo terziario” con una forte internazionalizzazione dei suoi distretti industriali tradizionali, e che non si prevede possa generarne di nuovi. Allora, o si espande il modello della Piccola e Media Impresa nelle aree ancora marginali e si riduce il “costo della politica” e della Pubblica Amministrazione, oppure si fa crescere l’internazionalizzazione delle imprese che ci sono già ma, ancora, si strangolano i costi di intermediazione politica e burocratica.
[16 aprile 2008]


