Analisi Sinistra

di Claudio Serni

Due dati impressionano - comunque la si pensi - dei risultati delle elezioni politiche 2008. Il primo è che la Sinistra Arcobaleno non ha superato lo sbarramento né al Senato né alla Camera. Il secondo, lo straordinario risultato della Lega Nord (8,062 % al Senato con 25 senatori, 8,297 % alla Camera e 60 deputati).
Le ragioni del secondo dato, a mio avviso, sono da ricercare principalmente nell’aggregazione di Alleanza Nazionale con Forza Italia. Con questa operazione AN ha lasciato molto spazio politico a chi ha mantenuto il proprio simbolo e la propria identità come la Lega. Questo ha voluto dire, in termini di comunicazione politica, perdita di visibilità in campagna elettorale, la quasi impossibilità di fare una campagna elettorale mediatica, che è l’unico modo oggi per fare campagna elettorale. Insomma, gran parte di questo spazio lo ha riempito la Lega.
L’analisi dell’altro dato è più complicata e dolorosa. Non possiamo escludere che, in parte, sia collegato al dato precedente; infatti, non è totalmente assurdo, in un contesto deideologizzato, che parte degli elettori dei vecchi partiti che a questo giro componevano la Sinistra Arcobaleno abbiano dato il loro voto alla Lega Nord. A questo proposito, il dato del Senato in Emilia Romagna è abbastanza interessante: 7,128 % Lega; 3,788 % Sinistra L’Arcobaleno. Ci sarà una relazione?
La cosa è inquietante, e destabilizza il personale quadro sociale che ognuno di noi si costruisce per “puntellare le proprie rovine”. Se però così fosse, sarebbe da riflettere su quelli che sono i bisogni percepiti dall’elettorato di riferimento della sinistra. E di più. Echeggiando Nietzsche, potremmo dire: “quanta verità può sopportare, quanta verità può osare la sinistra?”
E questo per la sinistra è il momento di osare, mettendosi di fronte a tutti i suoi peggiori incubi. È il momento di capire, o meglio è il momento di accettare, oltre alla sconfitta elettorale, che la visione di società proposta non è condivisa, che il progetto politico proposto non è stato compreso (forse perché incomprensibile?); che questa sinistra non riesce a interpretare i bisogni dell’elettorato che considera di riferimento. Insomma, i canali comunicativi tra sinistra e società sono inceppati. Ma la questione non può essere ridotta solo a incapacità, al non adeguamento alle logiche della comunicazione politica attuale, anche se prendere atto che la strada è quella della spettacolarizzazione, della leaderizzazione, in una parola dell’americanizzazione della politica aiuterebbe. Uno di questi aspetti però non è stato assente neanche nella Sinistra Arcobaleno.
In ultimo, ma non meno importante, accettare che a sinistra abbia vinto il PD, cioè il progetto politico proposto da Veltroni.
Lo si voglia o meno il sistema italiano si sta dirigendo, con tutte le storture consuete della situazione italiana, verso un bipartitismo e una logica di voto incentrata sul Governo e non sulla rappresentanza. Per cui chi ha votato o simpatizza per la Sinistra Arcobaleno (non parlo dei dirigenti politici che a questo punto potrebbero farsi da parte) deve scegliere: o rimanere fuori, chissà per quanto tempo, non tanto dal Parlamento quanto dal contesto politico-sociale italiano; o entrare nel Partito Democratico, diventandone l’ala sinistra, e forse contribuendo a renderlo più normale (nel contesto europeo). Quest’ultima possibilità non sarebbe una scelta di opportunismo, ma di opportunità. L’unica opportunità che al momento riesco a vedere per non perdersi in particolarismi fuori dalla realtà sociale italiana. Agire all’interno del PD, se realmente aperto a tutti i possibili contributi, se realmente democratico nella sua struttura interna. Agire all’interno del PD anche per chi guarda più a sinistra e può anche arricchire politicamente il Partito Democratico, se si intende la differenza come valore.
I risultati del voto hanno dimostrato che questo è lo spazio per tutta la sinistra in Italia. A conferma, il PD non ha preso nessun voto presso l’elettorato di centro-destra.

[16 aprile 2008]