Anche i cavalieri...
I greci e i romani combattevano per la libertà o per la conquista, i cavalieri medievali per Dio e per le loro dame. La lealtà al sovrano era certo anch’essa un dovere cui questi guerrieri erano tenuti; ma benché si trattasse di una molla potente, da cui essi appaiono spesso fortemente spinti, essa tuttavia non fece parte delle componenti del principio cavalleresco allo stesso titolo delle due cause precedenti. Di patriottismo, inteso come precisa predilezione per gli interessi di un unico regno, troviamo relativamente poche tracce nelle istituzioni della cavalleria. Ma l’amore per la libertà personale, e l’obbligo di sostenerla e difenderla nell’altrui come nella propria persona, costituiva un dovere cui erano particolarmente tenuti coloro che raggiungevano l’onore della cavalleria.
Generosità, valore, cortesia e reputazione cristallina erano ingredienti non meno necessari per il carattere perfetto del cavaliere. Egli non era semplicemente tenuto a praticare queste virtù, quando l’opportunità lo richiedesse, ma a ricercare con assiduità instancabile tutte le occasioni per esercitarle, e a portarle senza esitazione al limite della stravaganza, o anche oltre. Fondato su principi così puri, l’ordine della cavalleria non poteva, almeno in astratto, che generare un piacevole, benché romanzesco, sviluppo delle energie della natura umana. Ma, come nella pratica reale ogni istituzione si deteriora e degrada, così abbiamo fin troppe occasioni di rilevare che la devozione dei cavalieri degenerò spesso in superstizione; il loro amore in licenziosità, il loro spirito di lealtà o di libertà in tirannia e disordine, la loro generosità, il loro valore e la loro cortesia in dissennatezza, follia e assurdità.
[17 marzo 2009]

