Andarsene con ignominia

di Alessandro Agostinelli

Il decreto legge che il Presidente del Consiglio non è riuscito a fare l’altra notte è il segno della sua fine. Il topolino partorito dalla montagna ferita è un rattoppo, cioè l’emendamento che rimanda a data da destinarsi gli impegni presi con l’Europa. Ciò significa che il Consiglio dei Ministri non è più in mano a Berlusconi e che la lunga lotta contro Tremonti ha dato i suoi frutti malefici. Mentre dal PDL si stanno sfilando, poco a poco, alcuni onorevoli che ritengono ormai necessario un passo indietro da parte del Cavaliere.
Tutto questo accade nel momento in cui l’Europa (che investe soldi sonanti della Banca Centrale per salvarci le terga dalla speculazione internazionale) sta di fatto commissariando il nostro Paese, dove tutti i settori sociali hanno ormai dichiarato che sarebbe meglio che Berlusconi lasciasse la mano: da Confindustria a alla Conferenza episcopale, dai Sindacati agli artigiani, dalle professioni alle università. Insomma: è buio pesto e l’ossigeno è finito. Perché la crisi italiana, ormai dentro a un collasso finanziario, non sarebbe stata aggredita neppure col decreto legge che voleva Berlusconi.
Quando la politica italiana era una cosa seria sarebbe bastata una sola goccia di tutto il mare di fango sollevato da Berlusconi negli ultimi tre anni a mettere fuori gioco un premier. A Craxi bastò una pioggia di monetine. Oggi no. Oggi non basta nemmeno che il Paese allo sfascio chieda un passo indietro da tutte le sue parti; non sono bastati i processi e le condanne; non sono bastate le figuracce all’estero che hanno più di tutto messo a repentaglio la credibilità nazionale. A questo punto passano in secondo piano anche i vari conflitti di interesse del Cavaliere: va bene salvare il patrimonio, va bene evitare i processi legittimi, va bene infangare moralmente l’istituzione che si rappresenta. A questo punto c’è una psicosi che dall’interesse personale e passata alla mistica del capo, al rifugio delle aquile che si riduce sempre più, mentre il Paese è devastato.
Ma sembra che in questa pazza ostinazione di Berlusconi non ci sia neppure l’aura tragica dell’imperatore che crede sua proprietà popolo e nazione, sangue e terra. Quando durante uno dei peggiori periodi della storia italiana un premier scappa in gita di piacere in Russia, significa che la follia impera. Quello di Berlusconi non è la complessione drammaticamente afasica di Forlani in tribunale di fronte al pubblico ministero. È piuttosto l’atteggiamento di uno scugnizzo bendato e incosciente che brucia tutto quel che tocca.
Andarsene con ignominia. Questo il gioco al massacro che un Berlusconi ormai inconsapevole sta ballando in solitario sull’orlo di un baratro comune.

[4 novembre 2011]