Anestesia totale

di Alessandro Agostinelli

Un mese fa l’Italia era un Paese ingovernabile e rovinoso. Oggi no. L’Italia adesso è una sana democrazia, dove non ci sono grandi problemi da affrontare, ma solo grandi opere da edificare. Dalle televisioni nazionali sono sparite le questioni aperte del conflitto sociale (immigrati e cittadini) e dei piccoli problemi economici quotidiani.
L’informazione fa il Paese, cioè forma l’opinione. Più prosaicamente i mass-media ci dicono che cosa dobbiamo pensare. E tutti noi, più o meno, lo pensiamo.
Non c’è un manovratore occulto che gestisce l’informazione. Più facilmente i mezzi di informazione, fatti di direttori e giornalisti, si adattano un po’ al potere di turno. La maggioranza di loro fa come l’acqua, si accomoda nel recipiente che trova.
Ma setacciando un po’ nelle cronache locali, andando più a fondo di quello che ci dicono i telegiornali, guardando qua e là cosa ci racconta il Paese, nelle località fuori dalla piazza di Montecitorio, si vedono altre narrazioni, altre storie, meno eccezionali e più ordinarie. Spesso, da tutto questo escono buone pratiche quotidiane di enti locali, associazioni, volontari. Tuttavia, più spesso, semplificando l’analisi sulla nostra società, sembra che il degrado abbia il sopravvento.
La scuola è inabile a trattare i casi sempre più frequenti e diffusi di bullismo. La famiglia è sempre meno capace di dettare limiti e regole che servano a stimolare comportamenti sociali positivi ai figli. La politica è totalmente inadeguata a risolvere i problemi della vita concreta delle persone e a regolare la convivenza civile. I mezzi di informazione, mai come adesso sono tanto numerosi quanto ortodossi e votati all’appiattimento delle notizie, quando non omettono decisamente dati utili per la gente. Sembra quasi che il cittadino sia ormai un suddito che agisce il suo ruolo sociale quasi esclusivamente come spettatore e consumatore.
È colpa di Berlusconi? Assolutamente no. È demerito di una società che da tempo si è data questo tipo di futuro che stiamo vivendo. Un infinito attimo di nulla.
Viviamo ormai in un’Italia anestetizzata, che, quando interrompe per un attimo il teatrino della politica, si racconta più soltanto attraverso la cronaca nera. Omicidi passionali, assassinii fascisti, uccisioni futili.
C’è forte disillusione e distacco dalle cose della politica. C’è forte disagio psicologico, incertezza e insicurezza sociale. Forse non stiamo peggio di quanto stessero i nostri nonni nel secondo dopoguerra, ma non siamo più adatti a soffrire e i giovani non sanno più attuare nessuna forma di sacrificio. Insomma, la percezione del nostro vivere pare avere molte meno speranze di sessanta anni fa.
[5 giugno 2008]