Angelo Tonelli, CANTI DI APOCALISSE E D’ESTASI

Campanotto, Udine 2008
poesia
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Angelo Tonelli è uno tra i maggiori studiosi e traduttori di testi classici, greci e latini. Sono famosi i suoi libri sulla tragedia greca. È anche un poeta forte e impegnato, di una poetica che affonda i temi sociali nell’elegia. La sua capacità di rendere poesia il miscuglio tra il lessico classico, filtrato nella lingua italiana contemporanea dai suoi studi filologici, e la prosaicità dei temi dell’attualità e le parole della pseudopolitica è sopraffina.
 

La sua capacità è dimostrata ampiamente anche nella predilezione della poesia letta e recitata in forma orale, poiché, come i grandi del passato, Tonelli conosce la forza della musica delle parole. Infatti, uno dei tratti fondamentali del suo lavoro in poesia è proprio la capacità di dettare all’ascoltatore una versificazione e un ritmo che lo legano in una specie di rito incantatorio che passa attraverso il lamento e l’invettiva della voce di questo singolare poeta ligure. Il suo è una specie di canto rituale che esonda direttamente dalle parole italiane magistralmente intessute come uscissero da una metrica primordiale.
Questa importante ultima raccolta di poesie, Canti di Apocalisse e d’Estasi, è divisa in tre parti: la prima raccoglie poesie del periodo dal 1978 al 1987, la seconda dal 1987 al 2000, e la terza dal 2000 al 2007. Già da questo ordine si comprende il lavoro serio e avveduto di questo poeta che ha distillato nel tempo il meglio della sua produzione e lo propone come un grande compendio che promuove alcune direttrici mediterranee che raccontano che cosa sia davvero, dai tempi dei tempi, il mondo occidentale: una lezione che l’Occidente contemporaneo non dovrebbe mai dimenticare. Le direttrici sono il mare, inteso come forma primigenia di energia ma anche come comunitas prima che urbs; le divinità, intese come aspirazione e respiro di trascendenza che l’uomo non può dimenticare; la verticalità della coscienza filosofica, intesa come innervamento interiore di una composizione che pare tenere saldamente insieme memoria infantile, incoscio come basso continuo ed essenza come raziocinio strappato. E poi echi dei grandi del passato…
“Ci restano l’Eufrate/e il Nilo per rinascere, papiri/e sabbia e pietra bianca: senza vento/era il deserto, e tu sorgevi”…
Segnalo anche il Manifesto del Ritomodernismo qui presentato in una versione ridotta, che mantiene comunque la sua forza evocativa di chiamata alla ricostruzione di uno spazio del sacro (non inteso in senso testimoniale-religioso) come necessità di restituire luogo alla vita individuale e sociale. E infine non si può non rammentare il grande lavoro di appendice svolto dal giovane e promettente intellettuale tedesco Antonio Staude che propone con saggezza parte del lavoro di Tonelli, offrendo pure alcune traduzioni in inglese e in tedesco molto importanti per i lettori europei del poeta di Lerici.
Non si farà mai abbastanza per leggere la bella poesia della nostra contemporaneità, con il tempo che ci sfugge (dum differtur, vita transcurrit – scriveva Seneca) dentro alle nostre agende telematiche, mentre dovremmo piuttosto fermarci a raccogliere in noi stessi momenti di meditazione che soltanto certa poesia sa donare – non è un rimprovero ai lettori, ma un’autocritica.
Questa silloge meriterebbe un’analisi certo più approfondita, per la mole del lavoro proposto e per la profondità dei temi argomentati. Tuttavia qui si vuole soltanto indicare la felicità della versificazione di Tonelli, e incitare ciascuno a saggiare un po’ di musicalità da queste righe.
E in fondo ho una concreta simpatia per Angelo Tonelli perché non è soltanto un vero poeta, ma anche una persona cara, con una condotta trasparente e un serio impegno nella diffusione della bellezza.
 

Alessandro Agostinelli