Antonella Sbuelz Carignani, GRETA VIDAL

Frassinelli, 2009, Euro 19,50
narrativa
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Appena dopo la fine della Prima Guerra Mondiale, mentre alla conferenza di Parigi si stanno ponendo le basi di un ordine instabile che porta i germi della Seconda, Gabriele D’Annunzio occupa la città istriana di Fiume per reclamarne l’annessione all’Italia alla testa di un gruppo eterogeneo di legionari, sognatori, idealisti, reduci delusi e segnati dal conflitto appena concluso: ha inizio così un’esperienza che, oltre a rappresentare un pericolo per le relazioni internazionali su vasta scala, diventa un tentativo di sperimentazione di un diverso ordine sociale.
 
 
Al di là di ogni giudizio storico sulla vicenda e delle contraddizioni che la hanno animata, Fiume diventa un simbolo che attira personalità dall’Europa e dal resto del mondo, il luogo dove studenti e operai si ritrovano vicini, e le donne vedono molti dei propri diritti equiparati a quelli degli uomini, almeno nel periodo che porta al sanguinoso epilogo finale.
Nel suo terzo romanzo Antonella Sbuelz Carignani attraversa questa pagina spesso trascurata intrecciando la Grande Storia con quella, privata ma non meno significativa, delle vicende personali di un pugno di personaggi, tra cui i protagonisti principali – ma non gli unici – sono Greta, una giovane sensibile e attenta che vive in una famiglia di tipo tradizionale, e Tullio, un reduce della guerra che si sforza di superare il proprio vissuto riversando l’energia nella ricerca di nuovi ideali.
Tutto il romanzo vive sull’intrecciarsi continuo dei due piani narrativi storico e privato, con il secondo che confluisce all’interno del primo e ne viene determinato nelle sue svolte fondamentali. Al di là della bravura nella scrittura in senso stretto – la penna di Antonella Sbuelz Carignani sa essere leggera, varia senza mai sfiorare la banalità – il valore aggiunto dell’opera è proprio questo: sa rendere fisiche le presenze di alcuni fra i personaggi più importanti del primo Novecento italiano (Badoglio, Nitti, Mussolini, oltre al già citato D’Annunzio), ed al tempo stesso riesce a conferire un valore universale alle vicende dei protagonisti, che si trovano a partecipare ad un evento molto più grande di loro, in quanto costretti ad operare scelte che risentiranno delle loro convinzioni etiche e che decideranno su come, in futuro, queste saranno concretizzate nel corso della loro vita.
Quando, nel Natale del 1920, l’esperienza dannunziana si conclude, consumata dall’interno e schiacciata dall’esterno a causa del suo potenziale potere destabilizzante, si assiste alla separazione definitiva fra il cinismo dei grandi personaggi che decideranno la Storia e lo slancio vitale dei ragazzi che hanno contribuito ad animarla. Ciascuno di loro tenterà in seguito, nei limiti delle proprie capacità e del proprio coraggio, di dare attuazione agli stessi ideali, ma ciò che verrà a mancare sarà l’opportunità di coagulare gli sforzi in un unico luogo e in un solo spazio, Fiume, la città governata da un poeta.
Antonella Sbuelz Carignani guarda con simpatia all’esperienza fiumana, probabilmente non per le implicazioni politiche in senso stretto (del resto si astiene da ogni giudizio in questo senso), quanto per il tentativo che almeno per alcuni essa ha rappresentato. Al tempo stesso sa mantenere le distanze dal fenomeno storico in senso stretto, mentre riesce a ridurle verso i protagonisti che allungano le loro vicende fino ai giorni nostri, attraversando per intero il secolo appena concluso. E se anche oggi l’Europa appare sospesa fra  nazionalismi ed internazionalismo, fra governi democratici ed una tendenza sottile – che pure si esprime attraverso mezzi differenti da allora – verso l’autoritarismo, questo è un libro che dal passato pone domande rivolte al presente, perché “… non si può scegliere a quale epoca appartenere, si può scegliere solo come appartenerle”.
 

Francesco Tomada