Azar Nafisi, LEGGERE LOLITA A TEHERAN

Adelphi 2007
narrativa
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Nel 1979 finisce l’epoca dello scià Reza Palhevi con l’avvento della repubblica islamica di Komeini. E’ stato un periodo di apertura alle libertà occidentali, di politica filoamericana, con l’interesse degli Usa al controllo del petrolio, con la perdita di potere del clero sciita, epoca connotata da repressioni e violenti  interventi della  polizia segreta dello scià, la Savak. I nemici di Palhevi sono tanti. Nella cultura musulmana l’occidente è simbolo di decadenza e immoralità, gli USA sono Satana, si calpesta la bandiera americana e si gridano slogan di morte.
 
Si ingrossano i partiti che vogliono la fine del regime dello scià: quello delle sinistre marxiste, il partito repubblicano musulmano, ma non manca un fronte nazionale democratico che si batte per la salvaguardia dei principi democratici. La vittoria e il ritorno di Komeini sembrano la realizzazione di un sogno, il riappropriarsi della cultura e del paese. Azar Nafisi è già stata negli USA, ama  e insegna Letteratura inglese a Teheran dopo l’avvento della repubblica islamica,  ma nel 1995 dà le dimissioni dal suo ultimo incarico accademico e due anni dopo chiede a sette delle sue migliori studentesse di andare a casa sua ogni giovedì mattina a parlare di letteratura. Che cosa è successo? Leggere e analizzare un romanzo occidentale non è più possibile, pena grossi rischi per chi violi la legge, perché, secondo il nuovo regime, da quel testo provengono esempi di immoralità  e corruzione dei costumi. Autori stranieri scompaiono dalla librerie, lei fa appena in tempo a fare una veloce incetta di libri proibiti. La rivoluzione islamica intanto fa più danni di un qualsiasi nemico esterno, diventando un mero strumento di oppressione, “lo stesso decreto che aveva trasformato l’Iran in Repubblica islamica- scrive la Nafisi- aveva reso me e tutto ciò che ero stata, assolutamente insignificante”. Non sarebbe stato diverso “se fossero saliti al potere quelli della sinistra”. Non si avverano i sogni, in un paese dove una donna è costretta a cancellare all’improvviso il suo corpo sotto il chador nero, che non può più dare la mano ad un uomo, dove uno uomo può toccare solo sua madre, sua sorella, sua  moglie ma non deve guardare altre donne negli occhi, dove l’età del matrimonio per una femmina è abbassata a nove anni, l’adulterio e la prostituzione vengono punite con la lapidazione, dove per legge la donna vale la metà dell’uomo e la sharia rimpiazza la giurisprudenza. Un’ondata di esecuzioni si abbatte sul paese, tra i controrivoluzionari sono compresi e puniti con l’esecuzione sia i sospetti di compromissione col vecchio regime, sia chi ha fatto del turpiloquio, ed ogni soggetto occidentalizzato, magari con l’accusa di essere cresciuto “in una famiglia occidentalizzata, aver soggiornato troppo a lungo in Europa per i propri studi, fumare sigarette  Winston, mostrare tendenze sinistrorse”.  Il regime “confisca anche la vita privata e i momenti più intimi e dei desideri”.
La guerra Iran-Irak, dal 1980 al 1988,  porta ben 168 incursioni su Teheran, ma secondo Komeini è  una benedizione divina, perché ha unito un popolo contro un nemico comune esterno, facendo distogliere lo sguardo dagli affari interni e alimentando al contempo il nazionalismo. E’ il momento in cui non si esita “ad arruolare migliaia di ragazzi col miraggio di una vita  avventurosa, e uomini anziani per farli camminare e morire sui campi minati”
Per la Nafisi la letteratura è l’unica possibilità di libertà, ma la lettura dei testi è fatta di nascosto al regime, in un appartamento dove le ragazze si tolgono il velo e sono finalmente se stesse. Gioia  e sofferenza insieme, perché intravedono un mondo lontano, la possibilità di essere libere di scegliere il proprio destino, che a loro è negata, come sono negate le cose più semplici che prima si davano per scontate e che  ora si trasformano in oggetto spasmodico di desiderio. I giorni della lettura sono occasioni di riflessione, che provocano una dolorosa scissione della personalità quanto più aumenta la conoscenza, in una nuova complicità tra donne, dove si ritrova l’importanza dell’individuo e la condivisione dei problemi. Leggono Vladimir Nabokov, Francis Scott Fitzgerald, Henry James, Jane Austen, per la repubblica islamica autori proibiti e immorali,  pericolosi perché “il romanzo dell’800 pone al centro l’individuo, la sua felicità, le sue traversie, i suoi diritti. La narrativa moderna fa uscire allo scoperto il male nascosto tra le pareti domestiche, nei normali rapporti personali”. E questo per la Repubblica islamica è controrivoluzionario.
Azar Nafisi ha insegnato in vari atenei della capitale iraniana prima di scegliere, nel 1997, di emigrare negli Stati Uniti. Oggi insegna letteratura inglese alla Johns Hopkins University. “Leggere Lolita a Teheran è apparso per la prima volta nel 2003
 

Marisa Cecchetti