Azzurra D’agostino, D’aria sottile

Massa, Edizioni Transeuropa, Collana Inaudita, 2011, pp. 40, Euro 15 (con il CD “rianta” di Kay McCarthy)
poesia
D'ARIA SOTTILE AZZURRA D'AGOSTINO.jpg

Torno ad occuparmi della collana Inaudita delle Edizioni Transeuropa e credo lo farò ancora a lungo: stanno pubblicando il meglio della poesia italiana contemporanea, come, nel 2011, l’ultima raccolte di poesia di Azzurra D’agostino (poetessa, autrice, giornalista e drammaturga).
Prima di arrivare a “D’aria sottile” , le pubblicazioni precedenti hanno tutte marcato la validità di Azzurra D’Agostino, dall’esordio di “D’in nci’un là “ (I Quaderni del Battello Ebbro, 2003) a Con ordine (Lietocolle, 2005). Inoltre, suoi racconti e interventi critici sono stati pubblicati su varie riviste e antologie tra cui «Nuovi Argomenti» vol. 51 (Mondadori)  «l’Almanacco dello specchio» (Mondadori);  «Bloggirls» (Mondadori); «Best off»  (minimum fax) e «In un gorgo di fedeltà, interviste a venti poeti italiani  (Il ponte del sale).
Leggere la poesia di Azzurra D’Agostino è immergersi in una maturità di pensiero e linguaggio che non sembrano appartenere ad una autrice classe 1977. C’è una saggezza e una capacità d’analisi (e sintesi) che sembrano arrivare da ben più lontano.  Gioca certamente la formazione letteraria della D’Agostino, ampia e variegata, ma c’è un qualcosa in più, un metro sostanziale che è genetico e che affonda nella capacità della D’Agostino di “essere” dentro le cose. Non captarle, ripeterle, assimilarle senza farne nutrimento. Essere dentro le cose, essere le cose stesse: destinazione alla massima esistenza e lucidità.
“D’aria sottile” è diviso (o scandito) da tre sezioni portanti. La prima, “Il mondo esiste” (titolo ripreso da un verso di Montale) è coscienza, il peso –anche- della presenza. «Ogni qualvolta due persone si incontrano, ci sono in realtà sei persone presenti. Per ogni uomo, vi è uno per come egli stesso si crede, uno per come lo vede l’altro, ed infine uno per come è realmente» Così affermava agli inizi del novecento, William James, psicologo e filosofo. Gravita attorno alle presenze singole e multiple dell’io, l’idea di realtà (anch’essa una e trina):  la realtà si riferisce certamente a tutto quello che è materiale, visibile ed esiste indipendentemente dall’attività del soggetto. E in questa visione la realtà può essere conosciuta attraverso i sensi, le percezioni e l’intelletto, che trasformano però questa realtà in una idea della realtà. La realtà materiale riguarda tutto l’esistente inorganico; la realtà umana riguarda la specificità umana ed è quindi realtà psichica.
La distinzione tra realtà materiale e realtà umana implica inevitabilmente due diverse modalità di osservazione e di conoscenza. La D’Agostino è altresì conscia delle mancanze della conoscenza, delle lacune (ossimorico quindi il titolo) e del percorso necessario per colmare (o per lo meno comprendere) quanto è mancante.  
La seconda sezione, intitolata “Dal silenzio”, come per le pubblicazioni precedenti vede lingua primaria il dialetto dell’Appennino Emiliano, lingua terrigna, parentale, atavica. Nuovamente un ossimoro: non è silenzio al quale assistiamo bensì il contrario. Ma è una lingua che vive altrove, nel silenzio della dimenticanza, soffocata da altro, altri linguaggi.  Così L. Pirandello in “Uno, nessuno, centomila”: « (…) ma il guaio è che voi, caro, non saprete mai, né io vi potrò comunicare, come si traduce in me quello che voi dite. Abbiamo usato, io e voi, la stessa lingua, le stesse parole. Ma che colpa abbiamo, io e voi, se le parole di per sé sono vuote? Vuote caro mio! E voi le riempite del senso vostro, nel dirmele; ed io nell’accoglierle, inevitabilmente, le riempio del senso mio». Medesimo il significato, diversa la lingua e non possibile pertanto il dialogo. Questo sembra dirci Azzurra D’Agostino: due mondi separati che vivono due stati di presenza, dalle radici forti nella terra del già vissuto e senza rami per il cielo che verrà. Ma uno stato di dono (e ricezione) quando disposti a mutare il proprio linguaggio, a concepire il silenzio non come  negazione della lingua, ma come ascolto.
Chiude la raccolta, la sezione “Essere amati”. Una lettura esemplare la da Francesca Matteoni in una recensione apparsa su Nazione Indiana: «luogo di vivi e di morti, dove i vivi spaventano più dei morti, perché loro è l’inquietudine, lo smarrirsi, la pretesa di essere qualcosa d’altro più duraturo, più visibile, meno mortale e così meno umano o animale, meno parte di questa terra. I morti, che lo sappiano o meno, sono come certe stelle, “pure spente, non importa,/ restano stelle, e per noi è uguale”, hanno tutta una strana luce che viene dagli occhi di chi li sa amare, di chi si pone in ascolto del proprio tempo mai lontano, mai del tutto esauribile quando viviamo»
In accompagnamento alla raccolta di Azzurra D’Agostino è il CD  “rianta” di Kay McCarthy, fra le più interessanti realtà dell’area celtica. Cantautrice arpista divenuta ambasciatrice del folk irlandese in Italia, in questo ultimo album -nato dalla collaborazione con il chitarrista Luigi Pignatiello e con il pianista Ugo Dorato- mescola inglese e gaelico, traditional e inediti, a testimonianza di un lento processo di ibridazione tra retaggio folk celtico e tradizioni mediterranee. Godibilissimo (ovviamente) e forse anche colonna sonora alla poesia di Azzurra, controcanto ideale tra levità delle note e fermezza della parola scritta.
Un ultimo appunto, chiudendo, è per il lay-out dei libri di poesia della Collana Inaudita: un lavoro eccellente è fatto per tutte le copertine ma da qualche tempo i volumi sono impaginati con montata la pagina di guardia (di colore nero): un tocco di stile elegantissimo (sono decenni che non se ne vedevano più) che è un aggiunta attenzione oltre che per il lettore anche per l’autore.

Il buio riempie le conchiglie,
unisce i grani della sabbia chiude
gli occhi docili dei cormorani.
Stanno a galla le stelle nell’acqua nera
stropicciate nelle pozze, negli scoli.
Abitare qui è fatica. La fragile domanda,
lo scuro. Tutto questo è fatica.
Nel durissimo del nome solo ci è concesso
di stare. Non distogliere lo sguardo.
Attendere. Non muoversi. Non cercare.

Fabiano Alborghetti