Betrand Russell, L’ALFABETO DEL BUON CITTADINO

Nutrimenti, Roma 2007
saggistica
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Russell è stato un personaggio moderno, una di quelle persone che fanno bene alla democrazia e alla comunità umana, semplicemente perché ragionava, senza abbandonare l’emozione che nasce dal dubbio e dall’amore per la cosa viva. All’inizio dei suoi Saggi scettici (prima edizione italiana nel 1953) scriveva: “[…] sarebbe opportuno non prestar fede a una proposizione fino a quando non ci sia fondato motivo per supporla vera. Ammetto, naturalmente, che se questa opinione divenisse comune, ne risulterebbero completamente trasformati la nostra vita sociale e il nostro sistema politico […]

E so anche bene una cosa forse più seria, che una dottrina di questo genere provocherebbe una diminuzione delle entrate dei chiarovveggenti, dei bookmakers, dei vescovi e di tutte quelle altre persone che vivono sulle speranze irrazionali di coloro che non hanno fatto nulla per meritarsi una buona sorte in questo o nell’altro mondo”. Ecco che “il buon cittadino” ha già una base solida su cui sperimentare una condotta di vita che non sia surdeterminata da altri se non le leggi del vivere democratico, laico e civile. Tuttavia, oggi, il mondo (come forse ai tempi di Russell) aspira più alla pancia piena che alla mente saggia. E allora ben venga questo librino, questo abbecedario della mente, perché si possono imparare più cose con l’ironia che con i dogmi. E, come scrive Russell: “L’allegria è la rovina dei nostri nemici”. Nel 1953 (poi di nuovo nel 1962 e nel 1970) uscì L’alfabeto del buon cittadino, dove il filosofo e Nobel per la Letteratura inglese, faceva corrispondere, ad ogni lettera dell’alfabeto, un pensiero eterodosso, una folgorante microfrase contro il potere, la guerra, il clericalismo e altre follie. C’è ironia nel lavoro di Russell come la lettera “D come diabolico = capace di ridurre le entrate del ricco”, con un disegno di un esattore delle tasse. C’è critica, come la lettera “L come libertà = il diritto di obbedire alla polizia”. Tutte le lettere sono accompagnate dai graziosi disegni di Franciszka Themerson e aprono squarci di vera simpatia per una mente che sapeva illuminare, con la forza del dubbio, molte follie del vivere quotidiano.

Alessandro Agostinelli