Bianca Tarozzi, LA CASA DI CARTA

Bianca Tarozzi (poesie) - Hoda Barakat, Chiara Bertola, Anna Cascella Luciani, Giulia Niccolai (testi) - Nijole Kudirka (foto), a cura di Chiara Bertola, LA CASA DI CARTA. Un gruppo di artiste si sono impegnate in questa vera e propria composizione, un mosaico racchiuso in un libretto dal titolo evocativo di un insieme vario e profondo di esperienze e fondamenta, tutto originatosi dalle foto degli scatti della fotografa lituana ma abitante a New York Nijole Kudirka ispirate alle poesie di Bianca Tarozzi.
L’opera, aggraziata e modulata e impreziosita anche dalla traduzione delle poesie in inglese, parla di un incontro ben riuscito e originale, in qualche modo irripetibile: dalla poesia quotidiana e “americana” di Bianca Tarozzi traspare un mondo che rimane intonso nelle foto che danno atmosfera e allo stesso tempo fanno fuggire lo sguardo altrove, in un orizzonte che potrebbe essere quello di molti, di molte donne. Sicuramente, infatti, si tratta di un mondo declinato al femminile, soprattutto nella sua ricerca di senso e di comunanza e per la sua sensibilità e intimità, in una casa che appare fatta prevalentemente di carta, cioè di libri. In ogni piccolo oggetto descritto o nominato troviamo sempre un alone animico che ci riconcilia con le cose stesse, anche quelle perdute o malandate. Forse lo sguardo appare troppo nostalgico eppure è fresco e offre un senso delineato e contemporaneamente accessibile da più direzioni.
Dopo le poesie e le foto vengono i testi a commento di Giulia Niccolai, Hoda Bakarat (artista libanese che vive a Parigi) e Chiara Bertola, la curatrice dell’opera: ognuna aggiunge una sua prospettiva che non porta una chiusura ma anzi aumenta le possibilità di lettura e ci spinge ad andare oltre: questa idea dei commenti, che forse potrebbe stonare nella maggior parte dei casi, invece qui è una parte inclusiva del libretto che lo arricchisce. In definitiva, sembra davvero di vivere in una casa immaginaria di donne, ognuna intenta con devozione a parlare della propria storia, del proprio lavoro o semplicemente delle proprie emozioni.
Francesco Filippi

