BUSH vs. KERRY
È stata la notte della conferma per lo sfidante alla Casa Bianca, John F. Kerry - come sembra anche dai sondaggi effettuati dopo l'incontro. Mentre il presidente in carica George W. Bush jr. è stato a tratti ironico e sprezzante verso l'avversario democratico, e poco convincente sulla guerra e sulle questioni più interessanti per gli americani: sicurezza e difesa economica dei cittadini. Ma le sfide televisive non sono le elezioni...
L'auditorium della Arizona State University di Tempe, un sobborgo di Phoenix, in Arizona era colmo di spettatori. Sul proscenio c'era una scrivania semicircolare con il conduttore televisivo Bob Schieffer seduto di spalle al pubblico che ha subito informato sulle regole del dibattito, dicendo che le domande erano state preparate da lui, senza l'aiuto di nessun altro e senza aver anticipato alcun argomento ai due contendenti. Sul palco c'erano due podi, davanti ai quali, prima di prendere posto, i due sfidanti si sono salutati cordialmente e, come nei due precedenti incontri televisivi, si sono dati la mano (Bush, addirittura, fa l'occhiolino al suo sfidante). Entrambi indossavano la cravatta rossa e sono apparsi a loro agio.
Il moderatore Bob Schieffer, giornalista della Cbs, ha così dato il via al terzo e ultimo dibattito in diretta tv tra Bush jr. e Kerry con una domanda sul futuro dei figli, sulla sicurezza dell'America.
Inizia Kerry, dicendo che in America non si è sicuri come dovremmo, a causa delle azzardate decisioni del presidente, come la guerra in Iraq dove siamo andati con la bugia delle armi di ditruzione di massa di Saddam che invece non c'erano, e senza l'appoggio dell'intera comunità internazionale. Kerry sostiene che un lavoro migliore di intelligence avrebbe evitato tante morti e avvicinato di più a Bin Laden, e insiste che quasi il 90% degli aeroporti ancora oggi sono poco controllati, che Bush ha ridotto il numero dei poliziotti di quartiere e che invece se lui diventerà presidente farà come Roosevelt e Reagan: renderà gli Stati Uniti più sicuri.
Bush dice che vuole lottare contro Al-Qaida e fare in Iraq come hanno fatto in Afghanistan, dove i Talebani sono stati cacciati e dice che Kerry dovrebbe pensare a cosa andava votando in Senato due anni fa, senza precisare bene a quale votazione si riferisse. Successivamente sostiene che lui crede all'intelligence per catturare i terroristi, ma che essa è soltanto un modo e non può essere l'esclusiva forma di lotta al terrorismo.
Kerry replica affermando che Bush, durante l'Afghanistan, avrebbe potuto prendere Bin Laden, ma si è occupato d'altro e ha spostato l'attenzione su Saddam, senza capire perché abbia mollato la presa su Bin Laden e la sua zona afghana.
La seconda domanda di Schieffer è diretta a Bush. Il giornalista della Cbs entra più direttamente nelle questioni di politica interna, e dice: "Combattiamo i terroristi e non abbiamo i vaccini contro l'influenza!"
Bush non può fare a meno di ammettere che per problemi sanitari e questioni di accordi mancati con la Francia e il Canada non ci sono i vaccini anti-influenzali sufficienti per tutta la popolazione, ma che del resto anche lui non l'ha fatto e che il vaccino serve e va lasciato per gli anziani e i piccoli. In sostanza il presidente in carica ammette l'esistenza di uno stanziamento contingentato dei vaccini anti-influenzali.
Kerry afferma che il sistema sanitario funziona male perché sotto questa amministrazione si sono fatti molti passi indietro rispetto al periodo di Clinton. Con Bush jr. è crollato il sistema e adesso cinque milioni di americani che avevano un'assicurazione sanitaria l'hanno persa. Lo sfidante dice che così in Ohio (dove viene ospitato il confronto tv) sono saliti ad 1 milione e 400mila le persone senza assicurazione. Insomma - dice Kerry - Bush ha voltato le spalle agli americani, mentre dobbiamo aiutare a comprare le medicine a chi non può permetterselo.
La terza domanda riguarda le questioni economiche interne e Kerry sostiene che Bush ha ridotto i salari, ed è lu'unico presidente in circa 100 anni che ha ridotto la crescita e ha fatto perdere molti posti di lavoro.
Bush jr. replica che vuole far crescere l'economia e vuole far funzionare l'istruzione, perché attraverso la ricerca si può dare nuovo impulso alle aziende. E poi annuncia un programma di finanziamenti dedicati alla famiglia con un credito statale del 10% alle coppie che decidono di sposarsi.
Nello sviluppo di questi ragionamenti il senatore Kerry si è detto favorevole a programmare la responsabilità fiscale, in modo da annullare la pratica da Superciuk (che ruibava ai poveri per dare ai ricchi) messa in atto dall'amministrazione Bush jr. In questo modo Kerry eliminerebbe gli sgravi fiscali ai redditi superiori ai 200mila dollari. Il candidato democratico ha anche denunciato le carenze economiche di questa amministrazione, mentre Bush replicava ricordando i voti pro-tasse del senatore nei venti anni trascorsi in Senato.
Allora Kerry ha affermato che ascoltare la lezione sulla responsabilità fiscale da parte di questo presidente è come sentire Tony Soprano parlare di Legge e Ordine. Così, con un battuta che citava le famose serie televisive dei Soprano e Law and Order, John F. Kerry ha risposto a George W. Bush.
Sulla questione successiva, introdotta dal moderatore e legata a questioni "morali", il presidente ha dichiarato di non sapere se l'omosessualità sia una scelta, ma comunque è tollerante nei confronti degli omosessuali, sottolinenando comunque il suo no ai matrimoni omosessuali. Kerry ha invece spiegato che l'omosessualità non è una scelta, portando ad esempio il caso della figlia lesbica del vice-presidente Dick Cheney. Kerry ha dichiarato di essere contrario ai matrimoni omosessuali, ma favorevole al riconoscimento di pieni diritti alle coppie omosessuali, lasciando la materia alla giurisdizione di ciascun Stato.
Così sul parere dei vescovi, contrari all'aborto, il cattolico Kerry ha detto di rispettare il loro giudizio, ma che non e' d'accordo con loro e rispetta il diritto di scelta delle donne sulla gravidanza. Al contrario Bush jr. ha ribadito la sua contrarietà all'aborto, offrendo, come un prete dall'altare, la sola alternativa dell'astinenza.
Poi Bush jr. lamenta la mancanza di leadership del candidato democratico, rimproverandogli di continuo il suo operato nei venti anni da senatore. Sembra che, mentre Kerry parla di questioni concrete attaccando nel merito le politiche affrontate dalla Casa Bianca, il presidente in carica attacchi lo sfidante sul piano più personale, anche se mascherato di politica. Così Kerry contesta Bush accusandolo di sviare una volta di piu gli americani con i suoi proclami.
Sempre sulle questioni sanitarie, che stanno a cuore a buona parte delgi americani, Bob Schieffer ha insistito puntando sull'assistenza e sulla previdenza sociale. Bush ha difeso il suo lavoro, dichiarando che i programmi di Kerry sembrano una statalizzazione della sanità. Il senatore democratico ha ricordato che la sua riforma non offre soluzioni, ma dà alternative a chi non può pagarsi le assicurazioni sanitarie, impegnandosi pure a non privatizzare la previdenza sociale.
Bush ha insistito nel dipingere Kerry come un liberal pronto ad aumentare tasse e spese, definendolo un senatore dell'estrema sinistra, tanto che al confronto il liberal Ted Kennedy sarebbe un conservatore.
Sulle questioni militari i due non hanno rinunciato alle parole forti.
Kerry vorrebbe aumentare gli effettivi dell'esercito per diminuire la pressione su coloro attualmente impegnati in lunghi turni in Iraq e in Afghanistan e sulla Guardia Nazionale e sulle riserve. Kerry accusa il presidente George W. Bush di avere mal calcolato il peso della guerra in Iraq. Il presidente replica che il miglior modo per ridurre la pressione sulle truppe è completare la campagna militare irachena, invece di fare del disfattismo inutile, o invece di sottoporre le decisioni sulla sicurezza itnerna ad un test internazionale.
E lo sfidante risponde dicharando di non voler dare a nessun Paese il diritto di veto sulla sicurezza interna agli Usa, ma di tentare in ogni modo di ottenere il consenso degli alleati prima di agire.
Venendo alle questioni più personali Kerry ha ricordato che sua madre, prima di morire, ricevendo la notizia che il figlio si sarebbe candidato alla presidenza, gli disse che servivano tre cose: integrità, integrità, integrità. Schieffer aveva stuzzicato i due candidati sul tema delle donne che li circondano e Kerry ha constatato, riferendosi al presidente e al moderatore, che loro tre si sono sposati tutti bene.
Poi George W. Bush e John F. Kerry hanno rivolto un appello al voto, nel nome della sicurezza. Con i loro appelli, Kerry e Bush hanno concluso, proprio dopo i 90 minuti previsti, il loro terzo e ultimo dibattito in diretta televisiva, nella campagna per le elezioni del 2 novembre.
La first lady Laura Bush e la moglie del senatore Kerry, Teresa Heinz si sono abbracciate sul palco dell'Auditorium dell'Arizona State University di Tempe, al termine del dibattito in diretta televisiva fra i loro mariti, rivali nella corsa alla Casa Bianca. Così Bush e Kerry sono stati raggiunti dalle rispettive famiglie, che si sono congratulate con loro per la performance.
CNN, PRIMO SONDAGGIO 52% A 39% (ANSA) - WASHINGTON, 13 OTT - Il senatore John Kerry, candidato democratico alla Casa Bianca, va sul 3 a 0, nel conto dei dibattiti in diretta televisiva con il presidente George W. Bush, in vista delle elezioni del 2 novembre. E' il giudizio a caldo di molti commentatori delle tv Usa, appena concluso il confronto sulla politica interna nell'Auditorium dell'Arizona State University di Tempe. Ma non tutti sono concordi, pur se un primissimo sondaggio Cnn da' un risultato piuttosto netto: 52% danno la vittoria a Kerry nel dibattito, 39% a Bush. Il senatore s'era gia' aggiudicato, sempre in base ai sondaggi, in modo netto il primo dibattito, il 30 settembre, e in modo piu' contrastato il secondo, l'8 ottobre, che aveva la formula del dialogo con gli elettori. In campo democratico, si canta vittoria: ''Non era mai successo che un presidente perdesse tutti i dibattiti'', dicono i portavoce della campagna sguinzagliati sulla varie reti. Ma in campo repubblicano non si ammette la sconfitta. Anzi, i portavoce della campagna cantano la prestazione di Bush come ''molto positiva'', anche se qualcosa nella rigidita' facciale del presidente ha colpito i telespettatori, abituati alla mimica persino eccessiva mostrata nel primo dibattito. I commentatori avvertono che, se anche risultera', da sondaggi piu' accurati e attendibili, che Kerry ha davvero vinto il dibattito, questo non vuol dire che il democratico abbia il successo in tasca nelle elezioni del 2 novembre: i contendenti restano spalla a spalla in una gara incertissima.(ANSA).


