Calcio biscotto
Sono stato due giorni in panne per capire cosa fosse più importante sapere; per quale motivo, improvvisamente, ad Ascot (tempio internazionale dell'ippica) le signore non potessero più entrare senza slip; e poi – assillo di qualche giorno fa – perché mai i valorosi arancioni di Van Basten ci avrebbero dovuto fare "il biscotto". La prima questione, evidenziata per almeno 48 ore dalla seconda colonna del sito internet di uno dei quotidiani a più alta tiratura nazionale, mi ha fatto interrogare seriamente sulla nuova dimensione dello stile anglossasone.
In mutande è meglio, soprattutto nei week-end regali, trascorsi nella mitica brughiera delle lande di Sua Maestà, dove i migliori destrieri del mondo alimentano scommesse e brividi da rettilineo. D'altra parte quando un intero Paese viene eliminato nel girone di qualificazione della più importante rassegna calcistica europea, meglio darsi all'ippica senza ulteriori cadute di stile. Come quel permanente black humor che si può amabilmente leggere sugli invitati di Ascot quando qualcuno sottopone loro, magari sottovoce, davanti a una tazza di tè alla menta, il problema nodale legato non tanto all'esportabilità comunitaria della razza equina più competitiva d'Europa, quanto alla credibilità dello stesso futuro politico della Ue. Tema che gli irlandesi, senza farci grandi riflessioni intorno, hanno liquidato con un referendum razzente e pericoloso. Qualcuno – e veniamo al secondo punto – avrebbe voluto liquidare anche un Donadoni più corrusco che mai dopo il de profundis della stampa nazionale, all'indomani dei flop olandese e rumeno. Ma il "Dona", razza bergamasca e garretti da dribblomane, ha tenuto duro dando a tutti una gran lezione stile. È stato l'unico a non credere nel "biscotto" degli orange, che facendosi superare strumentalmente dai rumeni avrebbero potuto eliminare con uno straordinario gioco di sponda la gloriosa Italietta mondiale di questi giorni, tornata a respirare dopo una settimana di incubi e di retropensieri. Intendiamoci, non che la vittoria con i galletti ci abbia entusiasmato, ma è bastato l'occhio severo di Donadoni e una nuova compattezza di squadra per evocare quel "forza all'Italia" che ha risvegliato nell'orgoglio nazionale . un intero paese stordito da manovre sulla "sicurezza" basate sulla reiezione dello"straniero". Poco importa che nella notte dell'orgoglio patrio ritrovato il Berlusca ci abbia messo del suo con quella zampata sul decreto salva premier, tanto era scontato che i boccoli di Grosso e i lanci dell'angelico Pirlo ci avrebbero aiutato a relativizzare l'obbligatorietà dell'azione penale. Ora siamo ai quarti, tra i peana di chi voleva lo scalpo del buon Donadoni e i sorrisoni di quei buontemponi di Rai-Bar Sport, dispensatori subliminali di paure da biscotto, nonostante la funzione pubblica ricoperta. Bravo Roberto, continua così con quella asciuttezza da boscaiolo inurbato che mi fa dimenticare la tua amicizia col Super premier Berlusconi. Vorrei offrirti un drink per ringraziarti, magari ad Ascot, tra uno sguardo assassino alle signore e le spalle voltate ai critici del modulo a una punta (e mezzo).
[21 giugno 2008]

