Capitale umano nazionale
La finale Italia-Francia l'ho vissuta con tante emozioni e tensioni. Ovviamente da francofono e italo-marocchino ho tifato Italia, soffrendo fino alla fine.
È stato detto tutto quello che si deve dire su questa finale, sul piano tattico-tecnico e su quello agonistico. Vorrei solo fare qualche considerazione.
1.
Molti commentatori italiani hanno parlato di una nazionale francese composta da immigrati, gente di colore proveniente dalle banlieues. Provo orrore per le parole "uomo di colore" così cariche di disprezzo e di significati nascosti. Preferisco il termine "africano", più nobile e rispettoso della dignità della persona umana. Questi commenti hanno un sapore velato di razzismo. Lascio perdere le parole di Calderoli: ogni occasione per lui, è buona per farsi notare. La nazionale francese è composta da giocatori francesi di origine straniera battuta dai nostri ragazzi. Abbiamo vinto giocando male, la Francia ha perso pur giocando bene. Come noi perdemmo l'Europeo pur giocando bene. Ha vinto il carattere, la determinazione, la resistenza e la compattezza del gruppo. L'Italia dà il meglio di sé quando si trova in gravi difficoltà. La coppa del mondo, l'Inno di Mameli e le grandi manifestazioni di gioia hanno dato una carica di ottimismo e soprattutto hanno unificato il Paese. Migliaia di giovani hanno dimostrato un amore per il tricolore, per la nazionale e per l'Italia. Il nostro Paese è un straordinario laboratorio dove possono succedere cose interessanti tradotte in termini di domanda, di etica, di serietà, di onestà, di equità, di giustizia, di sviluppo, di solidarietà, e di fiducia nel futuro dei nostri giovani.
2.
Vincere il mondiale non è di per sé un collante per risolvere i problemi sociali, o attenuare la disgregazione dei quartieri delle banlieues sia in Francia che da noi. Questo è compito della politica intesa come servizio a disposizione dei cittadini e del loro territorio. La politica deve offrire strumenti adeguati per risolvere i problemi, soddisfare i bisogni vitali degli italiani. Vogliamo l'Italia e gli italiani uniti, e non gli italiani senza Italia. Vogliamo fortemente che la politica svolga il proprio ruolo, come servizio e soluzioni e non come un fardello che costa danaro e tempo alla collettività nazionale. Quei giovani, che abbiamo visto festeggiare, hanno espresso una quantità enorme di energie, di vitalità, di voglia di fare e di trasmutare tutto ciò in qualcosa di positivo per il futuro dell'Italia. Non dobbiamo perdere per strada questo capitale umano con cui giochiamo il nostro futuro. Non basta parlare dei giovani, occorre pianificare una politica economica e sociale che sostenga la loro crescita. È un dovere nazionale valorizzare questo straordinario potenziale umano. A ciascuno il proprio ruolo, la politica e lo sport hanno compiti diversi e specifici da non confondere in questo momento di felicità. Dico ai miei amici e parenti francesi: abbiamo più bisogno di questa coppa del mondo noi di loro, perché siamo usciti da un tunnel durato 5 anni. Finalmente una liberazione per noi : "un soupir de soulagement". Viva l'Italia e viva la Francia.


