Capitalismo cooperativo

di Noreena Hertz

Che cosa sostituirà questo sistema economico? Io punterei sul capitalismo cooperativo che è un paradigma imperniato sui valori della collaborazione e dell’interesse collettivo. Che riconosce la necessità delle istituzioni globali credibili, capaci di proteggere l’ambiente e i cittadini. Un modello in cui i governi rispondano agli interessi dell’umanità e dove gli affari siano una forza per l’innovazione: da imbrigliare quando la sete di profitto si scontra con i bisogni della società, da aiutare quando non ci sono i capitali necessari per promuovere il nuovo. La dottrina del libero mercato, nella versione ideologica nata a metà degli anni Ottanta, figlia naturale di Ronald Regan e Margaret Thatcher, tenuta a battesimo da Milton Friedman e applicata da Richard Madoff, sta ormai tramontando.
È finita la convinzione che i mercati siano in grado di autoregolarsi, che i governi debbano adottare un atteggiamento liberista e che gli uomini non siano altro che massimizzatori razionali dell’utilità. È finita l’epoca che aveva staccato il rischio dalla responsabilità, abbandonato le regole, separato il premio dal successo a lungo termine. E in cui era più imbarazzante non indossare le ultime scarpe alla moda che indebitarsi sino al collo.
Non è detto che i nostri leader optino per il capitalismo-coop. Potrebbero preferire infatti la strada dei crudi interessi, dove tutto è lecito e in cui si predilige il breve termine. Chi chiede il protezionismo eocnomico deve avere ben chiare le conseguenze di questa scelta.
Per esempio è improbabile che la Cina, vedendosi bloccate le esportazioni, accetti di allinearsi ad altri Paesi nella riduzione delle emissioni di CO2. Il protezionismo, come la storia ricorda, conduce nell’ambigua zona d’ombra tra nazionalismo economico e xenofobia.
Siamo a una svolta. Spero che i nostri leader guardino lontano e insieme ai cittadini sappiano trasformare in opportunità il disastro che si profila all’orizzonte. Abbiamo la chanche di unire le forze e chiedere un sistema economico più controllato ed equo, che miri alla giustizia sociale, alla sostenibilità, e ristabilisca il contatto tra l’economia e l’etica. Spero che la scelta cada su un capitalismo “open-source”, in cui si vince solo se tutti i partecipanti collaborano alla ricerca del bene comune.
[da D-Repubblica]
 
[10 luglio 2009]