Casa a New York
NEW YORK – “L’unico modo in cui lascerò questa casa, sarà con i piedi avanti”. Si concludeva così la storia di apertura dell’inserto House&Home del New York Times di qualche settimana fa, e così il protagonista esprimeva l’amore per la sua abitazione. Era la storia di due impresari che hanno sempre comprato case per abitarle meno di un anno, rivenderle e cercarne altre. Poi hanno trovato una vecchia casa nel Connecticut, tipo quella di Via col Vento. Hanno venduto anche quella, ma si sono pentiti della scelta, e l’hanno ricomprata di nuovo.
Non sappiamo ancora se sia amore così intenso quello che spinge molti italiani a comprare casa a Manhattan, ma certamente c’è un’attrazione forte.
“Manhattan ha un grosso fascino sugli europei in genere”, dice Marzia Verdi Kennedy, che lavora da tempo nel settore immobiliare. E prosegue dicendo che “l’euro, adesso, è forte e favorevole ai tassi d’interesse”. Ecco due delle motivazioni che spingono gli italiani a comprare casa qui.
Siamo andati a trovare questa bella signora di mezza età nell’ufficio dove lavora, sulla Madison Avenue. Lì, nel cuore dell’Upper East Side, c’è Fox Residential Group, una piccola agenzia immobiliare per New York (una specie di boutique firm, specializzata in residential), con circa quaranta addetti.
“L’ottanta per cento della proprietà a Manhattan – dice Marzia Kennedy – sono specie di cooperative. Cioè l’acquirente non compra la casa, ma compra le azioni di una società. Per poter andare ad abitare si deve passare il board dei coinquilini, una specie di comitato dei tuoi vicini prossimi che potrebbe anche decidere di non volerti lì”. Per esempio, abbiamo letto, che la cantante Madonna voleva comprare casa nell’Upper West Side e un comitato di coinquilini ha espresso parere contrario al suo acquisto, perché la diva, tra paparazzi e feste, avrebbe arrecato trambusto alla tranquillità dell’edificio.
La Kennedy dice anche che “mentre l’acquirente fa la proposta economica di acquisto deve consegnare al board dei coinquilini molte informazioni su se stesso, dalla denuncia dei redditi al conto in banca, dalla professione agli hobby, in modo tale che chi già vive in quell’edificio sia sicuro di non mettersi in casa persona inaffidabili”.
Anche la signora Kennedy ha alcune azioni per la sua abitazione privata e spiega che, in questo caso, le case devono essere residenze primarie. Invece, nei condomini, si possono acquistare appartamenti e diventare reali proprietari dell’immobile, però costano di più. Come costano di più ancora i palazzetti a tre piani, che sono veramente molto cari.
Ma chi sono i nostri connazionali che comprano case nel posto immobiliarmente più caro al Mondo? La Kennedy dice che sono tanti e che insieme agli italiani c’è un grande interesse di inglesi e francesi, mentre dal Mondo i più affezionati sono giapponesi, australiani, arabi. Molti investitori sono convinti che qui si possa negoziare e comprare a basso prezzo.
“Al momento ho due clienti italiani – dice la Kennedy. Il primo è un imprenditore di mezza età che vive al nord. Vuole investire in proprietà a New York e compra condomini. L’altra è una giovane signora del centro Italia che lavora qui per una compagnia americana e fa anche spesso avanti e indietro sopra l’Oceano Atlantico. Ha deciso di farsi aiutare dai genitori e di acquistare azioni per una prima casa, dove sta vivendo”.
Mentre parliamo, le colleghe della Fox Residential stavano cliccando sul computer o rispondendo al telefono in un via vai di cose da sbrigare e clienti da agguantare, perché qui a New York c’è da correre se si vuole fare un lavoro del genere ad alti livelli.
“Qui non funziona come in Italia per le agenzie immobiliari, perché la nostra commissione dell’agenzia è pagata solo dal venditore, e non siamo divisi in zone – prosegue Marzia Kennedy. Io lavoro su tutta Manhattan e non ho una sola zona a disposizione. Si stanno aprendo contatti con molte persone di Roma e del nord Italia per l’acquisto. E anche i grossi imprenditori lavorano non necessariamente con gruppo immobiliari più grossi della nostra Fox. Io per esempio, ho avuto vari contatti dall’Italia, perché ho lavorato molto bene con il Monte dei Paschi, che è un grande gruppo.
Marzia Verdi Kennedy è nata e cresciuta a Roma. Poi trenta anni fa ha sposato un americano che lavorava in Banca e si sono trasferiti a New York, dove il marito, dopo una lunga carriera in banca, ha messo su un bel negozio che si chiama La camiceria italiana. Lei, invece, ha voluto occuparsi di case, perché dice che sono una sua passione. Chiaramente la Kennedy non ci ha detto quali fossero i prezzi della casa della signora toscana, né dell’imprenditore settentrionale. Tuttavia su The L Magazine, un free-press newyorkese, proprio in questi giorni abbiamo letto che il prezzo medio di un appartamento a Manhattan alla fine del 2007 era di 850.000 dollari, mentre il costo principale era di 1.439.909 dollari. Cifre certo favorite dal cambio con l’euro, ma sempre di tutto rispetto, se pensiamo che si tratta comunque di trilocali o quadrilocali. La signora Kennedy ci assicura: “per mia esperienza personale, ora, anche persone non straricche possono permettersi un appartamentino a New York”.
Certamente, nel clima di crisi che attraversa l’Italia questo tipo di investimenti ci pare un po’ elitario, ma un poco più attraente di chi compra la villa al mare.
[2 luglio 2008]

