Catherine Guillebaud, L’ultima carezza

“L’ultima carezza” di Catherine Guillebaud, romanziera ed editrice, co-fondatrice delle edizioni Arléa, è una struggente storia d’amore. Lui, il cane, vive per Lei, ne accetta con dolore le partenze, ne attende i ritorni secondo il ritmo delle stagioni, divide con Lei passeggiate e silenzi, in un’intesa che niente spezza.
La storia è raccontata dal cane, è suo il punto di vista, sue le emozioni, le osservazioni, le paure – “Gli animali hanno meno paura perché vivono senza parole?” si legge nell’esergo tratto da Elias Canetti -. E’ un cane vecchio che riconosce i cambiamenti sul suo corpo e si adegua progressivamente alle forze che gli rimangono, con nostalgia dei vasti spazi su cui correva da giovane, con la necessità di programmare in modo sempre più cauto le sue passeggiate, come fanno gli anziani umani.
La casa di campagna dove Lei ha cresciuto la famiglia ospita cani, gatti, cavalli, e c’è anche un Lui e ci sono le ragazze: “Amo la mia famiglia, la mia casa, il mio gruppo. Hanno odori diversi, toni di voci che cambiano quando si rivolgono a me…non cambierei con niente al mondo una passeggiata con la maggiore delle due ragazze di casa. In sua compagnia ritrovo l’antica gioia dei sentieri profumati, delle corse di prima mattina…corriamo come due furetti, facciamo i bagni nel fango”. Invece Lei, la madre, gli fa il bagno come usa fra gli uomini: “Odio questo momento ma mi inchino ai suoi desideri perché la amo”.
C’è una figura che desta sospetto, mister Camice Bianco, che arriva in cortile e porta brividi di paura tra gli animali, che rimangono senza risposte davanti a qualche improvvisa scomparsa, magari quella di una cagna, portata via nel furgone e mai tornata. L’assenza della capacità deduttiva, il doversi limitare alla constatazione dei fatti, aumenta la sensazione di smarrimento.
C’è un dignità animale che tende a nascondere gli inconvenienti dovuti alla vecchiaia e che si cerca di sottrarre agli occhi di Lei. Opium, il vecchio gatto, osserva sornione, fiutando la fine che si avvicina veloce, garantendo una presenza solidale che supera le inimicizie tra cani e gatti.
E’ un processo graduale di distacco che lascia comunque immagini di bellezza di vita vissuta, di tempi pieni di emozioni, non sprecati. Se Lei è ancora più amorevole e piena di cure e di attenzioni per il cane, se lui è nelle sue braccia, se questo è morire, allora si può accettare: “Era rimasta solo Lei, che mi teneva in modo fermo, come se volesse sollevarmi e portarmi altrove. Era una bella sensazione sentire il suo corpo piegato su di me. Era come un’ultima carezza. Non ho visto mister Camice Bianco, né l’ago”.
Marisa Cecchetti


