Chiambretti, Magli, Berlusconi

di Alessandro Agostinelli

Mentre finisce Chiambretti Night, dopo aver spopolato per gli insonni su Italia 1, riproducendo lo stesso ammirato interesse della formula di un Renzo Arbore d’annata, scopro per caso che una sedicente giornalista, scrive cose raccapriccianti su Il Giornale. Si chiama Ida Magli, è nientepopodimenoché un'antropologa e le possibilità sono tre: o è ignorante (nel senso che ignora, e quindi non si capisce il motivo per cui debba scrivere su un giornale), o è deficiente (nel senso che manca di intelligenza, e quindi non si capisce il motivo per cui debba scrivere su un giornale), o è in malafede (e allora andrebbe radiata dall’ordine dei giornalisti per le nefandezze che sottopone ai lettori).
Chiaramente Il Giornale di proprietà Berlusconi è l’eco dei peggiori bassi interessi della violenta arroganza del potere culturale che ha ormai minato le basi di una moderna e pacata convivenza sociale nazionale. E Ida Magli è asservita al discorso del padrone. Ma anche in questa bieca appartenenza ci sono limiti che varrebbe la pena non oltrepassare e che invece la signora scardina fieramente.
In un suo recentissimo articolo sostiene la seguente follia: “Non esistono società multietniche. Quale che sia la buona fede o l’ingenuità di coloro che si affannano in questi giorni ad affermare il contrario, una società multietnica non può esistere perché una società non è data dalla somma di singoli individui, ma dal loro appartenere e vivere in una cultura”.
In realtà le culture sono mobili come le sostanze liquide. E tutto ciò che afferma la Magli nel suo allucinante articolo è falso. Credo che neppure durante il Congresso di Vienna del 1815, nonostante tutto, si pensasse alle nazioni come a organismi totalmente chiusi e refrattari alle influenze esterne. Ora, se la globalizzazione (con tutti i rimproveri che ci sarebbe da sollevare) è la norma cui si adegua tutto il modello di sviluppo attuale, dall’informazione alla produzione, il tema indicato dalla Magli è inverosimile. E tuttavia ci sono ulteriori elementi che verrebbe voglia di menzionare. Che cos’è il jazz? Che cos’è la pizza? Che cosa sono i numeri arabi? A quale cultura appartengono i pomodori? E a quale le patate? Di chi è figlio il rap? Da dove arrivano i cavalli da corsa? Che cos’è il calcio?
Avrei piacere che la grande mistificatrice de Il Giornale rispondesse in maniera chiara e dettagliata alle domande, per farmi capire concretamente quanta sia la percentuale di sozzo che le offusca il cervello.
Tutto il mondo è meticcio, tutte le civiltà sono corrotte, tutte le società sono mescolate. Neppure nel periodo autarchico del fascismo (quando il bar si doveva chiamare “quisibeve” per non usare il termine anglofono) l’Italia era esclusiva degli italiani. La storia del mondo sottolinea proprio che gli intrecci sono stati il sale della crescita delle popolazioni, dall’antichità ai giorni nostri. In un mondo televisivo forte e imperante, che vede l’Italia invasa dai format di altri paesi (soprattutto gli Stati Uniti) la Magli ci viene a dire che “i vescovi si interroghino su che cosa significhi essere italiani”, perché la Cei ha avuto il coraggio di criticare la legge dei respingimenti (avversi anche dalle Nazioni Unite) contro gli immigrati.
La Magli dice che con gli immigrati che fanno figli e gli italiani che non li fanno non nasceranno più talenti italiani. E cita Puccini, Raffaello, Petrarca come esempi del “genio italico”. Certo che lo sono, ma perché hanno avuto la capacità e la possibilità di contaminarsi con altre culture, viaggiando o vivendo all’estero, leggendo libri di altre lingue, riscoprendo civiltà perdute, guardando ai modi di immaginare di altri artisti di luoghi differenti dal loro.
La crescita avviene soltanto quando si possono apprezzare le differenze e non osteggiarle. Anche la lingua è viva quando si corrompe nel parlato con altre inflessioni e suggerimenti che arrivano da altre lingue e altre culture.
Ma cosa si pretende da una pseudo-giornalista invasata, quando il Presidente del Consiglio paragona il presidente di Confindustria a una velina? Cosa si pretende quando Berlusconi, in spregio alle istituzioni pubbliche e al rispetto della separazione dei poteri, inveisce contro la magistratura per una questione che lo coinvolge direttamente come corruttore?
Gli italiani stanno proprio male per accettare questo degrado sociale, individuale, morale e culturale. Sarebbe necessario cominciare a porsi seriamente il problema che la cultura italiana sta scomparendo, non per mano di poveri immigrati che dovrebbero essere confortati tempestivamente con l’insegnamento della lingua italiana (e non solo con il cibo), ma per colpa di coloro che vogliono costruire muraglie in mezzo al mare.
 
[22 maggio 2009]