Chiesa, 'ndrangheta, Grillo
È passata Pasqua. A Vibo Valentia la ‘ndrangheta ha sparato contro il portone d’ingresso del prete che organizza la processione di Cristo e della Madonna nel paese calabrese, perché quest’anno la processione è stata bloccata dal vescovo. Negli anni passati, infatti, il baldacchino di Maria era spesso portato da uomini affiliati alla organizzazione criminale che mostravano così alla cittadinanza la loro forza: fisica e morale. Stavolta la chiesa calabrese ha detto no e ha imposto che coloro che dovevano portare in processione i baldacchini non fossero pregiudicati. Questo “impiccio” ha fatto arrabbiare la ‘ndrangheta che ha lanciato l’avvertimento sparando contro la casa del prete. Così il vescovo ha annullato la processione pasquale.
Sembra un segno forte di una chiesa che (al di là di alcune figure pastorali di raro impegno civile) in passato ha avuto atteggiamenti molto ambigui, specie in Calabria e in Sicilia, nei confronti degli uomini e delle famiglie della criminalità organizzata.
È passato il primo aprile. E anche le elezioni regionali. L’unica cosa che mi pare ancora oggi da segnalare è la percentuale di oltre il 4% di voti presi dalla lista “Cinque stelle” di Beppe Grillo in Piemonte. È l’unica cosa che mi ha inquietato per giorni, tanto che pensavo fosse una notizia possibile soltanto come pesce d’aprile e non da analizzare immediatamente dopo il voto. Mercedes Bresso ha perduto di uno 0,4% contro il leghista Cota. E la lista di Grillo mi pare, per valori e contenuti programmatici, molto più vicina al centrosinistra che al centrodestra. Ma nel mezzo c’è stata sicuramente la diversa valutazione sulla TAV da parte della ex-governatrice piemontese e i grillini. Fatto sta che il centrosinistra dimostra, ancora una volta, di perdere perché non riesce a mettere insieme idee, persone, movimenti. E Grillo dimostra, ancora una volta (come ormai molti altri personaggi televisivi che si fanno “politici”), che il rapporto tra politica e società è compromesso per le esuberanze mediatiche, per la spettacolarizzazione, per la marea di confusione che sposta elettori più per umori del momento che per valori consolidati.
[7 aprile 2010]


