Christopher Hitchens, CONSIGLI A UN GIOVANE RIBELLE

Einaudi, Torino 2008
saggistica
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“Guardati dall’irrazionale, per quanto seduttivo. Sta all’erta di fronte al trascendente e a tutti coloro che ti invitano ad assoggettarti o ad annullarti. Difida della compassione; preferisci la dignità per te e per gli altri. Non aver paura di essere considerato arrogante o egoista. Immaginati tutti gli esperti come dei mammiferi. Non essere mai spettatore dell’ingiustizia o della stupidità. Cerca la discussione e la disputa per il piacere che ti danno; la tomba ti offrirà un sacco di tempo per tacere.
 
Sospetta delle tue stesse ragioni, e di qualsiasi scusa. Non vivere per gli altri più di quanto ti puoi attendere che gli altri vivano per te”.
È uno dei passi conclusivi di questo arguto e per niente accomodante pamphlet di uno dei maggiori giornalisti americani viventi. Christopher Hitchens si addentra nel terreno minato del sapere critico, della capacità di esercitare il libero arbitrio, anche a costo di rimetterci la faccia o la pelle, e lo fa con la consueta voglia illuminista di tenere alto, sopra le fedi religiose, i convincimenti irremovibili, le certezze della morale, il faro della ragione. Non è cosa da poco in tempi cupi come quelli che stiamo vivendo. Per Hitchens è importante come un individuo pensa, piuttosto che cosa pensi. Serve conversare e dialogare per valorizzare l’individuo come autonomo e incline a interrogarsi; c’è sempre più necessità, in tempi di pensiero unico, di chi dissente, di chi professa il libero pensiero.
Consigli a un giovane ribelle, aiuta a capire che la pecora nera, il calimero, il critico, colui che non si adegua al corrente impero del già detto, è il ruolo davvero fondamentale nelle nostre società perché continui ancora a emergere il dato attivo delle forme democratiche. L’autore è il primo a mettere in discussione teorie, religioni, fondamentalismi e razzismi, descrivendo situazioni che abbiamo il dovere di smascherare come non autentiche.
“Le due cose peggiori, come si può capire senza andarsene di casa, sono il razzismo e la religione (quando sono alleate, non siamo lontani da quel che immagino debba essere stato il fascismo). Freud aveva terribilmente ragione quando scriveva circa “il narcisismo della piccola differenza”: distinzioni che al visitatore appaiono di nessun conto sono invece l’ossessiva preoccupazione della gente del posto”. E tutto ciò è profondamente attuale. Perciò, in tempi di oscurantismo, una lettura del genere fa soltanto bene, perché rinvigorisce il nostro spirito critico e ci permette di guardare oltre i diktat della politica e dell’economia, e al di là delle idee preconcette delle fedi.

Alessandro Agostinelli