Cime "Alfano" tempestose
La promulgazione immediata della legge sulla sospensione dei processi alle quattro più alte cariche dello Stato, detta "lodo Alfano", ha dissipato ogni residuo dubbio sull'atteggiamento positivo del Presidente Napolitano nei confronti di tale normativa, così come il rapidissimo iter della stessa (dalla presentazione alle Camere del ddl alla sua approvazione definitiva sono trascorsi appena 25 giorni) dissipano ogni dubbio sulla capacità della classe politica di essere efficentissima quando si tratta di blindare sè stessa, soprattutto se si paragonano i tempi biblici con i quali si affrontano altri argomenti: per fare un solo significativo esempio, la proposta di legge popolare per abolire il segreto di Stato sulle stragi giace dimenticato in Parlamento dal 1984.
Quattordici anni contro venticique giorni. Il paradigma della storia d'Italia è tutto in questa immane differenza. La spaccatura che allontana sempre più il mistero dalla sua soluzione, la verità dal suo compimento, la giustizia dal suo giusto, costituzionale affermarsi, sono tutti in questa intollerabile disparità.
Il Lodo Alfano, impendendo, caso pressochè unico al mondo, di poter processare anche per reati comuni alcuni fortunati cittadini, anche se il reato è stato commesso prima dell'assunzione dell'incarico al quale sono stati nominati (e questo è un passaggio importante: il presidente del Consiglio, quello della Repubblica, quelli di Camera e Senato, sono nominati, o votato dal parlamento, mai eletti direttamente dal Popolo sovrano! Sono una emanazione diretta della classe politica), determina, assieme alla Legge Boato sulle immunità e insidacabilità parlamentari, una rottura verticale e orizzontale nell'impianto costituzionale e democratico.
Verticale, perchè suddivide i cittadini italiani in almeno tre classi: "alte cariche", "onorevoli", "tutti gli altri"; orizzontale perchè rende impermeabili i poteri dello Stato l'uno all'altro, annullando, sostanzialmente, il senso storico morale etico filosofico e politico della separazione dei poteri, intesa come indipendenza e come reciproco controllo l'uno verso l'altro. La nuova versione pdiellina della teoria di Montesquieu è quella della segregazione dei poteri, segregazione che vede l'esecutivo in posizione di assoluto comando e intoccabilità, il legislativo ad esso sottoposto in posizione di impunità e anarchica indipendenza, e il giudiziario come mero esecutore dei voleri dei primi due nei confronti delle più deboli fra le classi, così come fu in epoca pre-rinascimentale. Una visione che parrebbe a dir poco catastrofista, se non fosse avallata dalla durezza dei fatti reali che si susseguono con impressionante cadenza. Cosa altro può essere, infatti, la dichiarazione dello stato di emergenza su tutto il territorio nazionale nei confronti degli immigrati, emanato il 25 luglio 2008 dal ministro degli interni Maroni, se non una prova pratica di quanto affermato?
Augurandoci che lo Stato di Diritto non sprofondi definitivamente, attendiamo fiduciosi che la Corte Costituzionale sia chiamata ad esprimersi sul Lodo Alfano così come fece sul gemello Lodo Maccanico-Schifani, che fu – lo ricordiamo – abrogato in quanto in palese e grave violazione di un gran numero di precetti costituzionali, su tutti l'art.3 che stabilisce un principio fondamentale inalienabile e imperituro (tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge), riscontrabile peraltro nella stessa Dichiarazione dei Diritti dell'Uomo.
[28 luglio 2008]

